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30 Ottobre 2026
16:45

Gli occhi dorati di questa raganella amazzonica sono unici per ogni individuo, come le nostre impronte digitali

Gli occhi dorati della raganella amazzonica Osteocephalus oophagus hanno disegni unici, come le nostre impronte digitali. Uno studio dimostra che si possono usare per riconoscere ogni individuo senza catturarlo o marcarlo.

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Gli occhi dorati della raganella Osteocephalus oophagus sono unici per ciascuno individuo, come le nostre impronte digitali. Foto da Peignier et al., 2026

Nella foresta amazzonica vive una piccola raganella dagli occhi dorati attraversati da sottilissime linee nere. Sono occhi molto belli e appariscenti, ma che nascondono anche una caratteristica altrettanto affascinante: il disegno dell'iride è diverso per ogni individuo, proprio come accade con le nostre impronte digitali. Questa particolarità potrebbe permettere ai ricercatori di riconoscere e seguire nel tempo le singole raganelle senza doverle catturare, manipolare o sottoporre a procedure invasive.

A scoprirlo è stato un gruppo di ricercatori guidato da Mélissa Peignier dell'Università di Berna, in Svizzera, che ha pubblicato i risultati sulla rivista Herpetozoa. Lo studio ha come protagonista Osteocephalus oophagus, una specie di raganella amazzonica che vive nelle foreste tropicali del Sud America. I suoi grandi occhi sono attraversati da striature scure disposte a raggiera, che formano un disegno unico e riconoscibile per ciascun individuo.

Come riconoscere le singole raganelle osservando soltanto i loro occhi

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Le sottili linee nere dell'iride consentono di riconoscere i singoli anfibi. Foto da Peignier et al., 2026

La ricerca è stata condotta nella Riserva Naturale di Nouragues, nella Guyana francese, su un'isola fluviale di circa cinque ettari. Durante tre stagioni delle piogge, tra il 2021 e il 2023, gli studiosi hanno effettuato complessivamente 392 catture, identificando 103 rane differenti.

Dopo aver fotografato e catalogato gli occhi degli anfibi, i ricercatori hanno iniziato a riconoscerli direttamente sul campo, confrontando le immagini con un archivio fotografico conservato su un tablet. In questo modo, quando incontravano una rana già conosciuta, potevano identificarla semplicemente fotografandole gli occhi, senza bisogno di toccarla o disturbarla. Le identificazioni sono state poi verificate anche attraverso un software utilizzato negli studi di riconoscimento fotografico degli animali.

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Un maschio e una femmina durante l'accoppiamento. Foto da Peignier et al., 2026

I risultati hanno confermato che le striature nere dell'iride sono sufficientemente distintive e stabili da permettere di riconoscere gli stessi individui nel corso di una stagione. Tra il 56% e l'80% delle rane è stato ricatturato o riosservato e identificato nuovamente, a seconda della stagione considerata. I ricercatori sono riusciti persino a fotografare e riconoscere le singole raganelle durante l'amplesso, senza dover interrompere "l'abbraccio" del maschio in accoppiamento.

L'idea di utilizzare gli occhi come una sorta di documento d'identità naturale è nata quasi per caso, dalla curiosità della ricercatrice. "La mia prima reazione è stata semplicemente qualcosa del tipo: ‘Wow, che occhi bellissimi!'", ha raccontato Peignier, ricordando quando ha osservato questi anfibi durante le sue ricerche di dottorato nella Guyana francese. Da quell'iniziale meraviglia è nata così la volontà di approfondire la conoscenza di una specie ancora poco studiata.

Un metodo per studiare e proteggere gli anfibi senza fargli del male

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Le tecniche di marcatura individuale degli anfibi usate oggi spesso sono molto invasive e prevedono, per esempio, l'amputazione di una o più dita. Foto da Peignier et al., 2026

La scoperta potrebbe avere conseguenze importanti soprattutto per la ricerca e la conservazione degli anfibi. Per seguire nel tempo gli stessi individui, infatti, gli studiosi hanno spesso bisogno di contrassegnarli attraverso tecniche di marcatura. Una delle più utilizzate in passato è il toe-clipping, che consiste nel tagliare di una o più dita secondo combinazioni prestabilite, così da rendere riconoscibile ciascun anfibio.

Si tratta però di una procedura molto invasiva che può avere conseguenze sulla sopravvivenza e sul comportamento degli animale. Nel caso delle raganelle, inoltre, le dita sono particolarmente importanti perché consentono agli animali di arrampicarsi e muoversi sugli alberi. "Personalmente non mi sentivo a mio agio con questo approccio, soprattutto considerando che si tratta di anfibi arboricoli che dipendono dai loro arti per arrampicarsi sugli alberi", ha infatti spiegato Peignier.

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Se questa tecnica si dimostrerà efficace nel tempo e su altre specie, potrebbe rendere meno invasivo lo studio degli anfibi

La possibilità di riconoscere ogni individuo attraverso i disegni nei suoi occhi offre quindi un'alternativa molto meno invasiva. Sapere quali raganelle frequentano una determinata area, quanto a lungo vi rimangono e quante volte vengono osservate nel tempo è fondamentale per studiare le popolazioni, comprenderne il comportamento e raccogliere informazioni utili alla loro tutela. Gli autori sottolineano tuttavia che il metodo non può essere automaticamente applicato a tutte le specie.

Non tutti gli anfibi possiedono iridi così complesse e riconoscibili e, soprattutto, occorre verificare quanto questi disegni rimangano stabili nel corso degli anni. Lo studio ha infatti dimostrato l'efficacia del riconoscimento fotografico per adesso solo su brevi periodi. Resta comunque una prospettiva promettente per la ricerca sugli anfibi, uno dei gruppi di vertebrati maggiormente minacciati dalla perdita degli habitat, dai cambiamenti climatici e dalle malattie.

Riuscire a studiarli senza doverli necessariamente catturare o marcare significa anche ridurre l'impatto della ricerca sugli animali che si cerca di proteggere. E in questo caso, tutto è cominciato semplicemente osservando due bellissimi occhi dorati.

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