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15 Aprile 2026
17:25

Gli “ippopotami di Escobar” saranno abbattuti: la decisione del governo colombiano

Autorizzato in Colombia l’abbattimento selettivo di alcuni ippopotami discendenti degli esemplari importati da Pablo Escobar e diventati una vera e propria specie invasiva. Il piano mira a contenere la crescita della popolazione e i danni agli ecosistemi, dopo il fallimento delle sterilizzazioni.

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Gli ippopotami vivono liberi in Colombia, paese nel quale non ci dovrebbero proprio essere…

"Nessun Paese ha accettato di accogliere la specie invasiva" e per questo gli ippopotami importanti negli anni 80 in Colombia da Pablo Escobar e che poi si sono riprodotti in libertà saranno abbattuti.

E' questa la decisione del governo locale a quello che è un problema che dura ormai da anni. Da quello che, sì, effettivamente è diventato una sorta di incubo per chiunque abbia preso il potere nel paese sud americano tra contrasti con gli animalisti, la rabbia degli agricoltori di fronte a un animale che non ha predatori in una natura e nel quale non ci sarebbe stato se il "re del narcotraffico" non avesse deciso di creare un suo zoo privato nella sua tenuta. E pure con l'ingerenza degli Stati Uniti in cui erano stati dichiarati "titolari" di personalità giuridica.

"Il silenzio amministrativo indica che non c'è interesse ad accoglierli", ha dichiarato lunedì scorso la ministra dell'Ambiente ad interim, Irene Vélez, convocando una conferenza stampa.

La Colombia ricorrerà dunque all'eutanasia per fermare la proliferazione di questa specie aliena che ha trovato nella dimensione locale un vero e proprio paradiso, diventando anche un fenomeno culturale visto che c'è un indotto nella zona in cui si sono stanziati, l'area del fiume Magdalena, che ne ha fatto anche un polo attrattivo per i turisti.

Gli ippopotami di Escobar hanno sostituito, in qualche modo, il "mito" stesso del narcotrafficante ma nessuno è riuscito a tutelarli davvero. "Senza questo intervento -ha precisato la Ministra – è impossibile controllare la popolazione. Le stime indicano che entro il 2030 potremmo avere almeno 500 ippopotami che influenzeranno i nostri ecosistemi, con un impatto negativo sulle specie autoctone, come il lamantino e la tartaruga di fiume".

La storia degli ippopotami di Pablo Escobar

La storia di questi animali ha qualcosa di incredibile, considerando appunto che il loro arrivo in terra colombiana è legato alla passione di Escobar per gli esemplari esotici. Il noto trafficante di droga non si occupava infatti solo del commercio di sostanze stupefacenti e di altre attività illegali ma aveva questo estremo interesse per gli animali esotici che voleva intorno a sé all'interno della "hacienda Napoles", la sua grande proprietà che si trovava a metà strada tra Bogotà e Medellin.

Quando Escobar fu ucciso molte specie furono trasferite negli zoo di diversi paesi, soprattutto negli Stati Uniti e condannate a una vita peggiore di quella che il boss della cocaina gli faceva fare nella sua fattoria, considerando che lì vivano in libertà e che invece hanno finito le loro esistenze dietro le gabbie.

Per gli ippopotami, però, le cose andarono diversamente. I quattro individui che erano all'hacienda non furono prelevati ma lasciati "scappare" in natura: i costi del trasferimento di animali che in media pesano fino a tre tonnellate non erano gestibili dal governo colombiano.

Allora come oggi, nessun paese è intervenuto per sopperire a questa mancanza di danaro e, considerando che un esemplare arriva a consumare 70 chili di erba al giorno, la loro presenza ha causato e causa problemi all'ecosistema della regione del Medio Magdalena.

Non è la prima volta che si ricorre all'eutanasia. Il primo caso avvenne nel 2009 quando fu abbattuto Pepe, un maschio adulto che si era stanziato nel dipartimento di Antioquia ma le motivazioni che furono avanzate erano relative alla sua "pericolosità".

Poi nonostante un annuncio nel 2023 che si voleva procedere alle uccisioni di massa, nulla è stato più fatto in questo senso. E' stato preferito un altro approccio, principalmente attraverso interventi di sterilizzazione, ritenuti comunque molto costosi, e appunto tentativi di trasferimento all'estero.

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