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14 Maggio 2026
13:33

Cani a catena da duemila anni: la storia del “Cave canem” che ci ricorda una vecchia idea del “Miglior amico dell’uomo”

La riproduzione del mosaico pavimentale "Cave canem" che si trova nella Casa del Poeta Tragico a Pompei è ancora oggi, a distanza di più di 21 secoli, una delle "immagini" più rappresentative dei cani mentre però nelle case aumenta sempre di più il concetto di "cane oggetto". La distonia della relazione con il cane nella società moderna.

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Il mosaico pavimentale all’ingresso del palazzo che ospita la redazione di Fanpage.it

Ogni giorno, quando arrivo nel palazzo a Napoli che ospita la redazione di Fanpage.it, calpesto la riproduzione di un mosaico famosissimo. E' la foto che vedete all'inizio di questo articolo: il "Cave canem" rappresentato con tanto di catena al collo, così come fu realizzato sul pavimento della Casa del Poeta Tragico nel Parco Archeologico di Pompei durante gli scavi borbonici del 1824.

Si stima che si trovi alle pendici del Vesuvio, nei meravigliosi scavi in cui il tempo si è fermato dopo l'eruzione del 24 ottobre del 79 d.C., da oltre 2050 anni, considerando che gli archeologi ritengono che sia stato realizzato tra la fine del I secolo a.C. e l’inizio del I secolo d.C, mentre alcuni cataloghi museali lo indicano genericamente come appartenente ad un'epoca che risale al I secolo a.C. o dopo Cristo.

Ma il "Cave canem" è ovunque e ha attraversato il tempo e le epoche senza mai passare di moda. Ne è un esempio quello che io incontro ogni mattina, ma basta guardarsi intorno per vederlo rappresentato, tipicamente sui cancelli delle villette in città o in campagna, a volte anche solo come calamita sui frigoriferi di tante case non solo in Italia, ma in tutto il mondo.

E' curioso come siamo legati a quelle che diventano delle vere e proprie icone, simulacri di un'idea che evidentemente stenta a cancellarsi definitivamente, senza poi alla fine nemmeno interrogarci sul significato né, tanto meno, sul perché non ha nemmeno più senso di esistere una raffigurazione del genere nell'immaginario collettivo di chi vive nel XXI Secolo.

Ecco, il "Cave canem" dovrebbe essere un esempio di un concetto che rappresenta qualcosa di lontano e di impossibile anche solo da concepire per una società moderna e civile che tale davvero voglia essere, oltre che definirsi. Ma in realtà quel simbolo, dal mio punto di vista, ci rimanda esattamente quello che siamo: distopici nella relazione con il "miglior amico dell'uomo".

Mentre infatti guardiamo quel mosaico senza farci troppe domande, senza notare che è un cane a catena semplicemente quello che stiamo osservando, continuiamo a far crescere oggi più che mai cani privati della loro personalità e delle loro stesse motivazioni nei nostri appartamenti, trattati come oggetti da tenere sul divano o portare in borsetta. Oppure ne prendiamo altri, di tipologia tipicamente molossoide o pastori da guardiania o i "temutissimi" Terrier di tipo Bull (Pitbull e simili) da sfoggiare come "armi", a cui teniamo mediamente un bel collare a scorrimento al collo e che diventano spesso protagonisti nefasti di episodi di cronaca nera loro malgrado.

Dal "Cave canem" che era un chiaro avvertimento in un'epoca remota in cui il benessere degli altri animali (ricordandoci sempre che tali siamo anche noi) era un concetto relativo rispetto all'utilità stessa di questi ultimi, di tempo ne è decisamente passato. Certo, di passi in avanti ne sono stati fatti tantissimi. Ma nel nostro immaginario quel cane a catena, fatto di tanti piccoli pezzi di mosaico che oggi dovremmo scomporre per ricreare un'immagine ben diversa, ci sembra comunque non stonare rispetto all'idea stessa di Fido che in fondo non abbiamo nemmeno più.

La distopia, dunque, sta negli occhi di chi guarda ma anche nell'assenza di una corretta educazione alla relazione, perché tra un cane incatenato rispetto ad un altro che vive perennemente in braccio alla sua persona di riferimento non è detto che sia meglio l'una o l'altra situazione. E se intanto il legislatore ha finalmente fatto divieto a livello nazionale della detenzione a catena (Legge 6 giugno 2025, n. 82) nulla ancora è cambiato rispetto a quello che dovrebbe essere un obbligo per chiunque voglia vivere con un cane: conoscerne l'etologia prima di poter vivere con uno accanto.

Questo passaggio, ovvero un percorso preventivo rivolto alle adozioni responsabili, forse ci aiuterebbe davvero a vedere il simbolo del Cave canem per quello che è, ovvero qualcosa che arriva da un passato lontanissimo. Solo allora, forse, riusciremo ad evolverci realmente verso un rispetto per il "miglior amico dell'uomo" che vada al di là di quel fatuo "amore per gli animali" che a volte fa più danni che altro.

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