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30 Ottobre 2026
17:44

Anche gli uccelli hanno il jet lag: uno studio sulle berte rivela come può far perdere loro la rotta

Anche gli uccelli possono sperimentare il jet lag. Uno studio sui viaggi in mare aperto di oltre mille berte rivela che lo sfasamento dell'orologio biologico può alterare la loro capacità di orientarsi spingendole leggermente fuori rotta.

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Le berte, quando viaggiano su lunghe distanze, possono sbagliare rotta a causa di uno sfasamento del loro orologio biologico in maniera simile agli effetti del jet lag sugli esseri umani

Anche gli uccelli marini che attraversano gli oceani possono soffrire di una sorta di jet lag, proprio come accade a noi quando viaggiamo rapidamente da un fuso orario all'altro. E questo sfasamento del loro orologio biologico può avere conseguenze molto concrete, portandoli persino a sbagliare direzione durante il volo.

A scoprirlo è un nuovo studio guidato dai ricercatori dell'Università di Oxford e pubblicato sulla prestigiosa rivista Science, che ha analizzato gli spostamenti di oltre mille berte minori atlantiche (Puffinus puffinus), uccelli marini capaci di percorrere migliaia di chilometri in mare aperto.

I risultati mostrano che, quando questi uccelli si spostano rapidamente verso est, il loro orologio interno può rimanere temporaneamente indietro rispetto all'ora solare locale. Di conseguenza, interpretano in maniera leggermente sbagliata la posizione del Sole, uno dei principali riferimenti usati dagli uccelli per orientarsi, e finiscono così per deviare dalla rotta prevista. Gli errori sono generalmente piccoli, ma la scoperta potrebbe avere implicazioni importanti per comprendere meglio come gli animali migratori si orientano e quali conseguenze possono avere i lunghi viaggi sul loro organismo.

Perché il jet lag fa perdere la rotta agli uccelli

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Le berte minori atlantiche (Puffinus puffinus) possono volare in mare aperto per centinaia di chilometri, attraversando diversi meridiani

Molti uccelli utilizzano il Sole come una vera e propria bussola naturale. Per farlo, però, non basta conoscere la sua posizione nel cielo: bisogna anche sapere che ora è. Il Sole, infatti, cambia continuamente posizione durante la giornata e, per interpretare correttamente questo movimento, gli animali devono fare affidamento su un orologio biologico interno, regolato principalmente dall'alternanza tra luce e buio.

Normalmente questo orologio viene sincronizzato ogni giorno anche grazie all'alba. Quando però un uccello si sposta rapidamente verso est o verso ovest, attraversando numerosi meridiani, l'ora solare locale cambia più velocemente di quanto il suo organismo riesca ad adattarsi. Si crea così uno sfasamento simile a quello che sperimentiamo noi dopo un lungo viaggio intercontinentale in aereo.

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Vent'anni di movimenti GPS di oltre mille berte minori atlantiche tra le coste del Regno Unito e il mare aperto. Immagine da Lewin et al., 2026

Per capire se questo fenomeno influenzi davvero l'orientamento degli uccelli, i ricercatori hanno analizzato vent'anni di dati GPS relativi a 1.045 berte, per un totale di 3.688 viaggi di alimentazione in mare aperto alla ricerca di cibo. Le berte minori atlantiche nidificano soprattutto sulle isole al largo delle coste occidentali di Regno Unito e Irlanda e possono spingersi fino a circa mille chilometri verso ovest per cercare da mangiare. Quando tornano alle colonie, attraversano rapidamente diversi meridiani in direzione est, raggiungendo zone in cui il Sole sorge molto prima rispetto ai luoghi da cui provengono.

Analizzando le traiettorie, gli scienziati hanno infatti scoperto che gli uccelli tendevano a deviare in senso orario rispetto alla direzione prevista, esattamente come ci si aspetterebbe da una bussola solare regolata su un orario ormai superato. Le deviazioni arrivavano fino a circa 15 gradi.

Le berte sbagliavano rotta anche in presenza di punti di riferimento fisici

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Le berte commettevano errori di navigazione anche quando volavano vicino alla costa e avevano punti di riferimento geografici

I modelli statistici hanno inoltre mostrato che questa spiegazione era più coerente con lo sfasamento orario rispetto per esempio a un'ipotesi alternativa basata sulle variazioni del campo magnetico terrestre, un altro importante riferimento utilizzato dagli uccelli per orientarsi durante migrazioni e spostamenti.

Un aspetto particolarmente interessante è che gli errori continuavano anche quando le berte volavano vicino alle coste ormai ben visibili. Se la deviazione della bussola solare le spingeva verso terra, tendevano ad avvicinarsi alla costa; quando invece le indirizzava verso il mare aperto, se ne allontanavano. Questo suggerisce che continuassero a utilizzare la bussola solare anche in presenza di riferimenti geografici potenzialmente utili per correggere la rotta a vista.

Le conseguenze (negative) sugli uccelli migratori

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Quando gli uccelli si spostano rapidamente verso est, il loro orologio interno può rimanere temporaneamente indietro rispetto all'ora solare locale. Immagine da Lewin et al., 2026

Nel caso delle berte, gli effetti negativi di queste deviazioni sembrano comunque relativamente contenuti. Questi uccelli sono infatti capaci di aggiornare continuamente la propria posizione e correggere la traiettoria durante il viaggio, evitando così che piccoli errori si trasformino in deviazioni molto più importanti. Secondo i calcoli dei ricercatori, infatti, una berta che rientra da mille chilometri di distanza, con un errore medio della bussola di 7 gradi, percorrerebbe appena cinque chilometri in più per raggiungere un punto entro cinque chilometri dalla propria colonia, a condizione di correggere continuamente la rotta.

La situazione potrebbe però essere diversa per altre specie, soprattutto per i giovani uccelli che affrontano la loro prima migrazione e che potrebbero non avere ancora l'esperienza o gli strumenti necessari per correggere costantemente la propria posizione. In questi casi, piccoli errori di orientamento potrebbero accumularsi durante il viaggio e portare gli animali a raggiungere destinazioni lontane anche centinaia di chilometri da quelle previste. Si tratta, tuttavia, di una possibilità ancora tutta da verificare.

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Gli effetti negativi di queste deviazioni non sembrano comunque creare troppi problemi alle berte

Le implicazioni di questa scoperta potrebbero inoltre andare ben oltre l'orientamento. Gli orologi biologici regolano infatti numerosi processi fisiologici e comportamentali, dai ritmi del sonno alle altre attività quotidiane. Negli esseri umani, per esempio, il jet lag può provocare stanchezza, disturbi del sonno e difficoltà di concentrazione. Tuttavia, non sappiamo ancora se anche gli uccelli migratori possano sperimentare conseguenze analoghe, né se lo sfasamento possa influire sulla loro salute o sulla sopravvivenza.

La ricerca apre quindi una nuova prospettiva sul comportamento degli animali migratori. Gli uccelli non si limitano a seguire in maniera innata una direzione, ma devono integrare informazioni ambientali e temporali attraverso meccanismi molto complessi, che possono essere influenzati dalla velocità e dalla direzione dei loro stessi spostamenti. E studiare come riescano a gestire questi continui cambiamenti potrebbe persino aiutarci a comprendere meglio il jet lag negli esseri umani e a individuare nuove strategie per mitigarne gli effetti.

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