YouTube entra nella storia: il primo video della piattaforma è ora un reperto esposto in un museo

Una schermata sgranata, con una grafica essenziale da primi anni Duemila, è oggi esposto in uno dei musei più prestigiosi del mondo con la stessa dignità riservata a un’anfora romana o a una statua dell’antico Egitto. Il Victoria and Albert Museum di Londra ha infatti portato in galleria la prima pagina di visualizzazione di YouTube con il suo primo video in assoluto, "Me at the zoo", pubblicato il 23 aprile 2005.
L'opera è esposta nella sezione Design 1900-Now e viene presentata come un oggetto storico capace di raccontare l’inizio di una trasformazione radicale del web, quando Internet passò da spazio di ricerca e consultazione di informazioni a un ecosistema partecipativo, fondato sui contenuti realizzati dagli stessi utenti.
Il filmato che inaugurò un'era
Il video, girato e caricato dal co-fondatore Jawed Karim, dura appena 19 secondi. Ambientato nello zoo di San Diego, mostra Karim davanti agli elefanti mentre commenta la lunghezza delle loro proboscidi. Un contenuto apparentemente trascurabile, con qualità audio e video al di sotto del livello amatoriale. Eppure, quei 19 secondi hanno rappresentato un autentico spartiacque nella storia moderna (non solo quella del Web), tanto che la curatrice senior del design digitale del museo, Corinna Gardner, ha definito il video come "il passaggio da un Internet di sola lettura a uno incentrato su contenuti multimediali generati dagli utenti, interazione sociale e collaborazione, altrimenti noto come Web 2.0". Non a caso, oggi il counter di "Me at the Zoo" ha raggiunto oltre 382 milioni di visualizzazioni e più di 18 milioni di "Mi piace".
Perché esporre una pagina web in un museo
La scelta del Victoria and Albert Museum, hanno spiegato gli stessi responsabili del progetto, non è stata dettata da una semplice operazione nostalgia per attirare visitatori, ma dalla necessità di tenere traccia di un vero e proprio evento storico. L'istituzione londinese ha infatti sottolineato come l'industria tecnologica, sempre concentrata su innovazione e crescita, raramente conservi il proprio passato. Se infatti Internet sembra il luogo ideale per rendere eterno un contenuto, lo stesso discorso non vale per i siti, i player e le impalcature che quel contenuto lo realizzano e lo rendono fruibile. Chi si ricorda più la prima homepage di Facebook con cui nel 2008 iniziavamo a fare collezione di "amici" e creavamo album imbarazzanti destinati a tormentarci per gli anni a venire?
Acquisire l'interfaccia dello YouTube originale significa documentare l'origine delle piattaforme digitali e comprendere come decisioni di design apparentemente marginali abbiano contribuito a modellare l'attuale economia dei creator e il capitalismo delle piattaforme, dove anche l'immagine fissa caminetto può diventare un fenomeno di massa.
D'altronde non è la prima volta che il museo affronta la conservazione del digitale: in collezione figurano già oggetti come la piattaforma WeChat del 2017 e l'app di salute riproduttiva Euki del 2019.
La ricostruzione tecnologica
Restaurare la pagina non è stato semplice. Il player originale funzionava con sistemi ormai dismessi, perciò è stato necessario emularne il comportamento e documentare ogni modifica direttamente nel codice, così da renderla reversibile per futuri restauri. Anche l'esperienza visiva è stata ricreata nei dettagli, con estensioni che simulano le vecchie interfacce e schermi a bassa risoluzione che restituiscono l'aspetto e la sensazione di navigazione dei primi anni Duemila.
Il progetto ha coinvolto i curatori del museo, il team UX di YouTube e lo studio di interaction design Oio. Poiché le pagine del sito cambiavano a ogni accesso, il codice è stato recuperato dall'archivio digitale Internet Archive, scegliendo una versione certa datata 8 dicembre 2006. Il materiale acquisito comprende tre elementi: il codice front-end originale con il lettore video progettato da Ches Wajda, il file del filmato e alcune inserzioni pubblicitarie dell'epoca.