Trump sale nella classifica di Forbes: è bastato un anno alla Casa Bianca per diventare ancora più ricco

Per Donald Trump, il suo secondo mandato si sta rivelando un affare. Secondo la classifica annuale dei miliardari pubblicata da Forbes nel 2026, il suo patrimonio personale ha raggiunto circa 6,5 miliardi di dollari, un aumento di oltre un miliardo rispetto all’anno precedente. Trump ha scalato 55 posizioni in classifica, al momento occupa il 645° posto tra i 3.428 miliardari del pianeta (in testa rimane Elon Musk, che ormai possiamo definire storico nemico di Trump).
Anche altri presidenti hanno visto crescere il proprio patrimonio dopo l’elezione, raramente però l'ascesa è stata così rapida mentre erano ancora in carica. E, chiaramente, il caso solleva più di un interrogativo sui possibili conflitti di interesse. In altre parole, quanto il presidente ha sfruttato la sua posizione privilegiata per aprire porte e agevolare mercati di suo interesse? Per esempio le cripto, che sembrano essere il vero motore della nuova ricchezza? Per capirlo, proviamo a risalire all'origine di questa scalata nella classifica di Forbes.
L'origine della nuova ricchezza
La crescita della ricchezza coincide con l’inizio del suo secondo mandato. A differenza di altri suoi predecessori, Trump non ha mai reciso del tutto i legami con il suo impero economico, mantenendo il controllo dei propri asset attraverso un trust familiare, come già avvenuto durante la sua prima presidenza.
Negli ultimi dodici mesi, tuttavia, il salto di patrimonio non è arrivato dall’immobiliare – storico pilastro della sua fortuna – ma dal mondo della finanza digitale. La società World Liberty Financial, piattaforma criptovalute lanciata nel settembre 2024 con il coinvolgimento dei figli Donald Jr., Eric e Barron, ha generato centinaia di milioni di dollari grazie alla vendita di token e alla creazione della stablecoin USD1, una valuta digitale ancorata al dollaro.
Secondo le stime, solo nell’ultimo anno Trump avrebbe incassato circa 550 milioni di dollari dalla vendita dei token WLFI, ai quali si aggiungono altri introiti derivanti dalla cessione di una quota della società a investitori mediorientali legati alla famiglia reale degli Emirati Arabi Uniti. Nonostante le fluttuazioni, il settore crypto rappresenta oggi per Trump un tesoro. E pensare che solo pochi anni fa definiva Bitcoin “una truffa contro il dollaro”.
Diplomazia, affari e capitali del Golfo
Il legame tra politica estera e affari privati è uno degli aspetti più controversi. Nel 2025 una quota significativa di World Liberty Financial è stata venduta a un fondo collegato allo sceicco
Tahnoon bin Zayed Al Nahyan, figura chiave della sicurezza nazionale degli Emirati e membro della famiglia reale di Abu Dhabi.
L’operazione, valutata centinaia di milioni di dollari, ha alimentato il dibattito negli Stati Uniti sul possibile conflitto di interessi tra ruolo istituzionale e attività imprenditoriale, soprattutto perché la nuova amministrazione ha promosso una linea molto favorevole allo sviluppo dell’industria delle criptovalute. Di fatto agevolando la scalata della famiglia Trump nell'universo delle valute digitali.
Criptovalute, meme-coin e stablecoin: il cuore della nuova fortuna
Il patrimonio digitale del presidente comprende diverse attività: milioni di token WLFI legati a World Liberty Financial, la meme-coin $TRUMP, creata per sfruttare la popolarità del marchio, una partecipazione nella stablecoin USD1 e quote nella società mediatica proprietaria del social network Truth Social.
Complessivamente, queste partecipazioni valgono centinaia di milioni di dollari, anche se il loro prezzo è altamente volatile. Il valore delle criptovalute legate a Trump ha infatti oscillato molto nel corso del 2025, seguendo il calo generale del mercato dopo il picco raggiunto durante la corsa speculativa dell’autunno.
Mar-a-Lago, golf club e immobili: il vecchio impero resiste
Accanto alle nuove attività digitali, il patrimonio immobiliare continua a crescere. Il simbolo di questa ricchezza resta Mar-a-Lago, la residenza-club acquistata nel 1985 per circa 10 milioni di dollari e oggi valutata oltre mezzo miliardo.
Negli ultimi anni la proprietà è diventata un vero centro politico parallelo, soprannominato “Winter White House”, dove Trump riceve leader stranieri, imprenditori e sostenitori. L’aumento di prestigio ha contribuito a far salire il valore dell’immobile, insieme a quello dei dieci campi da golf che il gruppo possiede in diversi Stati americani.
Le ombre: cause legali, perdite e investimenti rischiosi
La crescita del patrimonio non è stata lineare. Nel 2025 Trump ha evitato una pesante sanzione da oltre 500 milioni di dollari in una causa civile per frode nello Stato di New York, quando una corte d’appello ha sospeso la multa in attesa di ulteriori ricorsi. La decisione ha eliminato una delle principali passività dai suoi bilanci personali.
Al tempo stesso, alcune attività hanno perso valore. Le azioni di Trump Media & Technology Group, società che controlla il social network Truth Social, sono scese ai minimi storici dopo risultati finanziari deludenti e perdite superiori a 700 milioni di dollari nel 2025, su ricavi molto limitati. Anche il mercato delle criptovalute ha rallentato, riducendo temporaneamente la valutazione complessiva del presidente rispetto al record di oltre 7 miliardi raggiunto nel settembre 2025.
Il secondo mandato di Trump rappresenta un caso quasi senza precedenti negli Stati Uniti: un presidente in carica che continua a espandere il proprio impero economico, soprattutto in settori regolati dal governo federale. È diventato il simbolo di una fusione pericolosa tra potere pubblico e interessi privati. E nel suo secondo mandato, più che mai, sembra che la politica sia diventata anche un affare.