Trump ha cancellato oltre 6.000 pagine online sul risparmio energetico: non è la prima volta che accade

Se la scienza non si allinea alla propria visione politica, la soluzione può essere farla sparire. Sembra essere questa la linea adottata dalla Casa Bianca, dopo che la testata giornalistica The Verge ha rivelato che il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti (DOE) ha rimosso circa 6.000 pagine dedicate al risparmio energetico. Sul sito del dicastero sono infatti svaniti migliaia di articoli e report circa le riduzioni dei consumi e la ricerca sulle fonti di energia alternative. La cancellazione è avvenuta proprio mentre un'ondata di caldo straordinaria sta investendo gli USA, alimentando polemiche sulla tempistica dell'intervento. Le rimozioni sarebbero successive a una controversia politica nata dopo l'invito del sindaco di New York, Zohran Mamdani, a impostare i condizionatori intorno ai 26°C per ridurre l'impatto ambientale e la pressione sulla rete elettrica.
Un consiglio che è stato accolto come uno sfregio alla cultura americana – chiunque abbia fatto un viaggio oltreoceano sa bene come case, uffici e luoghi pubblici siano costantemente mantenuti a temperature molto inferiori – e che alcuni esponenti vicini a Trump hanno tacciato come un oltraggioso atto di socialismo.
Cosa è stato cancellato: sparito l'Energy Saver del DOE
All'interno dell'articolo denuncia di The Verge, i cronisti hanno incluso un link a Wayback Machine, l'archivio digitale che conserva le versioni passate dei siti web, dove è ancora possibile come apparivano le pagine prima della loro rimozione. Spulciando tra l'elenco, si può facilmente notare come la cancellazione abbia riguardato l'intero Energy Saver, un portale istituzionale contenuto proprio nel sito del DOE che era stato pensato per aiutare cittadini e famiglie a ridurre i consumi energetici. Il sito offriva consigli pratici, strumenti e guide per migliorare l'efficienza domestica, abbassare gli sprechi e contenere le bollette. Oggi, invece, se si prova ad accedervi attraverso un normale motore di ricerca, la pagina risulta irraggiungibile.

Il sospetto – condiviso dal giornalista Terrence O'Brien, autore dell'articolo su The Verge – è che il governo abbia voluto silenziare uno strumento che avrebbe fornito un'utile sponda alle argomentazioni di Mamdani, che in questo momento rappresenta una delle spine nel fianco più fastidiose per l'amministrazione Trump.
I precedenti: il caso Climate.gov, salvato dai cittadini
Quanto successo al sito del DOE non è affatto un episodio isolato. L'amministrazione Trump aveva già rimosso in passato centinaia di pagine web, rapporti ufficiali e dataset legati a clima e ambiente. Tra i tagli più rilevanti figurano le valutazioni nazionali sul clima, strumenti di giustizia ambientale e l'intero team del portale scientifico federale. Le giustificazioni erano state in gran parte ricondotte all'applicazione del Decreto esecutivo 14303, un atto firmato direttamente dallo stesso Trump che, sulla carta, avrebbe dovuto ripristinare il rigore e l'integrità scientifica delle agenzie federali. Nei fatti si è però tradotto in una sostanziale purga di tutti quegli enti scomodi alla visione MAGA della scienza e dell'ambiente.
L'anno scorso è stato per esempio smantellato il portale Climate.gov, gestito dalla National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA). Il sito offriva mappe interattive, documenti e materiale divulgativo gratuito per aumentare la consapevolezza circa le politiche ambientali e gli effetti del cambiamento climatico. Nel maggio del 2025, però, l'intero staff editoriale e scientifico della pagina era stata licenziata in tronco. Fortunatamente, circa quindici anni di dati e rapporti scientifici sono stati stati recuperarti grazie all'intervento di un'organizzazione no-profit e di ex volontari che subito dopo lo shutdown del sito hanno lavorato per rimettere in piedi il progetto.
Poiché i contenuti prodotti da agenzie federali statunitensi non sono soggetti a copyright, il materiale è stato ripubblicato e reso nuovamente accessibile online sotto il nome di Climate.us. Il nuovo portale – che come sottotitolo recita: "ex-Climate.gov" – è tornato online proprio a fine del mese scorso, ripristinando un'importante parte della memoria scientifica che Trump aveva cercato di cancellare.