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“Torturano le scimmie e vendono i video”: i social ora devono pagare multe da 20.000 euro

Le indagini hanno portato alla luce una rete globale che spaccia video di torture sugli animali, e per questo verrà modificata la legge sulla sicurezza online.
A cura di Elisabetta Rosso
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È notte e Lucy Kapetanich, un'ex ballerina di Los Angeles, apre il suo pc, sul feed compaiono scimmie costrette a camminare in posizione eretta, schiaffeggiate, spruzzate con acqua, stuprate. Inizia così, un anno fa, l'indagine della Bbc. Parte con la segnalazione di Kapetanich all'Fbi, che apre le porte a un mondo sotterraneo dove gli animali vengono torturati per divertimento. Sui canali Telegram emergono gruppi di persone che pagano per guardare i macachi soffrire e pagine Facebook con migliaia di membri che commentano e condividono video sadici dove gli umani straziano le scimmie.

Le indagini hanno portato alla luce una rete globale che spaccia video di torture sugli animali, e per questo verrà modificata la legge sulla sicurezza online. Le piattaforme di social media dovranno rimuovere i contenuti dove vengono picchiati e maltrattati. I video verranno infatti  considerati un “reato prioritario” paragonabile al revenge porn, agli abusi sessuali su minori e alle minacce di morte. Secondo le nuove norme, se le piattaforme di social media non rimuovono i contenuti illegali, dovranno affrontare multe da 20.000 euro o pagare fino al 10% delle loro entrate annuali globali.

L'indagine della Bbc

Un reporter della BBC sotto copertura è entrato in un gruppo privato di Telegram dove centinaia di persone negli Stati Uniti e nel Regno Unito raccoglievano fondi e commissionavano video di cuccioli di scimmia torturati e uccisi da persone in Indonesia. Negli Stati Uniti è stato accusato un ex membro dell'aeronautica militare, altre 20 persone invece sono sotto indagine. Due uomini in Indonesia, invece, sono stati incarcerati e nel Regno Unito tre donne sono state arrestate e rilasciate sotto inchiesta.

Il commento dei social media

Facebook ha dichiarato alla BBC di aver rimosso i gruppi: "Non permettiamo la promozione di abusi sugli animali sulle nostre piattaforme e rimuoviamo questi contenuti quando ne veniamo a conoscenza, come abbiamo fatto in questo caso", ha detto un portavoce. In una dichiarazione YouTube ha spiegato che gli abusi sugli animali "non hanno posto sulla piattaforma, abbiamo rimosso centinaia di migliaia di video". Telegram ha comunicato invece che i suoi moderatori non possono controllare in modo proattivo i gruppi privati.

Il disegno di legge contro al tortura sugli animali

"Il diligente lavoro investigativo della BBC ha rivelato un lato oscuro di Internet che spinge la sua sadica attività criminale verso la gente comune", ha detto la segretaria alla tecnologia Michelle Donelan. "È profondamente inquietante e scoraggiante vedere quanto siano stati diffusi e condivisi i video e le immagini degli abusi sugli animali, e visto che i giovani trascorrono così tanto tempo online, può essere incredibilmente difficile per genitori e tutori monitorare i contenuti che vedono".

Nicola O'Brien, coordinatore capo della Social Media Animal Cruelty Coalition (SMACC), ha spiegato che l'emendamento proposto "vuole mettere una maggiore pressione sulle piattaforme affinché si assumano la responsabilità e smettano di fornire un servizio per chi maltratta gli animali", ha poi aggiunto che non stanno facendo abbastanza per impedire la condivisione di contenuti sui loro siti. Il disegno di legge sulla sicurezza online entrerà in vigore a ottobre, le modifiche finali saranno invece esaminate dal Parlamento questa settimana, martedì 12 settembre.

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