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Testimone smascherato in aula dagli occhiali smart: riceveva suggerimenti in diretta durante il processo

Un giudice dell’Alta Corte di Londra ha invalidato la deposizione di un testimone sorpreso a usare occhiali intelligenti per ricevere risposte in tempo reale durante il controinterrogatorio. Il tentativo di incolpare un malfunzionamento di ChatGPT non ha convinto la Corte, che ha dichiarato il teste inattendibile, sollevando nuovi allarmi sull’uso dell’IA nei tribunali.
A cura di Niccolò De Rosa
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Un giudice dell'Alta Corte di Londra ha respinto la testimonianza di un testimone dopo aver accertato che stava ricevendo suggerimenti in tempo reale tramite un paio di occhiali smart collegati al telefono. Protagonista della vicenda è l'imprenditore lituano Laimonas Jakstys, che aveva avviato un'azione per essere reintegrato come amministratore e proprietario di una società. Durante il controinterrogatorio, però, il suo strano comportamento ha attirato l'attenzione della giudice Raquel Agnello KC e il goffo tentativo di giustificare l'inganno ha portato la Corte a invalidare il racconto del teste.

Il caso: istruzioni ricevute tramite un paio di smart glasses

Il caso ha preso una piega inattesa durante il controinterrogatorio. Jakstys, che testimoniava con l'ausilio di un interprete, dopo ogni domanda sembrava avere delle strane esitazioni, non giustificabili con le comprensibili difficoltà insite nel deporre in un contesto dove non si padroneggia la lingua. "Sembrava fare lunghe pause prima di rispondere", ha osservato la giudice. A destare ulteriore sospetto erano poi state alcune interferenze audio percepite sia dall'avvocato della difesa sia dall'interprete.

Insospettiti, i togati hanno chiesto all'uomo di togliersi il paio di smart glasses che stava indossando. Questi dispositivi hanno forma e design di un paio di occhiali comuni ma sono dotati di microfoni, fotocamere integrate e connessione Bluetooth per dialogare con lo smartphone abbinato. Poco dopo essersi tolto gli occhiali "intelligenti", durante la traduzione di una domanda, il telefono dell’uomo ha iniziato a trasmettere chiaramente la voce di qualcuno. Molto probabilmente la connessione con il dispositivo indossabile era stata interrotta e l'audio era automaticamente tornato a trasmettere sullo smartphone."Era evidente che qualcuno stesse parlando con lui", si legge nella sentenza.

La scoperta dell'inganno e le scuse poco credibili

Accertato che gli occhiali erano dispositivi intelligenti connessi allo smartphone, la Corte ha disposto la rimozione immediata di entrambi. Ma il danno, sul piano della credibilità del teste, era ormai fatto. L'analisi del telefono ha rivelato numerose chiamate effettuate la stessa mattina, inclusa una pochi minuti prima della deposizione. Jakstys ha sostenuto che si trattasse di contatti con un tassista e ha persino attribuito la voce udita a un malfunzionamento di ChatGPT. Una versione che il giudice ha definito "del tutto inverosimile".

Le incongruenze non si fermano qui. Nei giorni successivi, il testimone ha anche dichiarato di essere stato derubato del telefono, senza però fornire prova di aver presentato alcuna denuncia. Inoltre, secondo il Tribunale le sue dichiarazioni scritte sono apparse "chiaramente preparate da altri". Per la giudice Agnello non era necessario stabilire chi stesse suggerendo le risposte. Bastava la certezza che ciò fosse avvenuto. Jakstys è stato pertanto considerato "mendace" e la sua testimonianza ritenuta del tutto inattendibile, dunque da escludere in toto.

Il precedente che apre nuovi scenari

Il caso rappresenta un campanello d'allarme non indifferente per l'intero sistema giudiziario (non solo del Regno Unito). Come ha osservato l'avvocata della difesa, Sarah Walker, si tratta di una "una novità assoluta", ma destinata a ripetersi. I dispositivi indossabili come occhiali, auricolari e smartwatch rendono infatti sempre più facile ricevere segretamente istruzioni durante una deposizione senza essere scoperti.

Alcuni osservatori sottolineano come, in futuro, il ruolo di "suggeritore" potrebbe essere assunto direttamente dall'intelligenza artificiale. E se in questo caso è stata un'interferenza a smascherare il trucco, tecnologie più sofisticate potrebbero risultare, in un futuro non troppo lontano, molto più difficili da individuare.

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