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“Su TikTok credevano fossi morto”, l’influencer Peter Ace smentisce tutto: è solo vittima di una fake news

È bastato far circolare un montato che raccontava la morte del giovane. Tantissimi ci hanno creduto, nonostante ci fossero gli indizi per capire che non era vero.
A cura di Elisabetta Rosso
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Avete presente quando Tonio Cartonio morì per un’overdose? Ovviamente non è vero. Ma, nonostante le numerose smentite, dopo il 2004, quando la star della Melevisione si ritirò dal programma, la notizia tornò con risacche regolari sui social e, ogni volta, qualcuno finiva per crederci. Quella fu una delle prime fake news sui decessi a circolare sui social, meglio, la prima di una lunghissima serie. E, quasi 20 anni dopo, siamo punto e a capo.

La trama è simile, sempre di morte si parla. Infatti l’ultimo a lasciarci per finta è un influencer di 19 anni, Peter Ace, con tanto di spezzone montato dal telegiornale che annuncia il decesso del giovane. Il video, ovviamente, viene condiviso, ricondiviso, fino a raggiungere milioni di visualizzazioni. E così anche Peter Ace entra nella ben nutrita lista di fake news su persone vive date per morte.

Sembra un po’ la versione moderna della fiala di Frate Lorenzo che simula la morte apparente in Romeo e Giulietta. Qui, però, gli ingredienti sono: un utente che innesca la “notizia”, un algoritmo che spinge come una pompa autoadescante, e una regolamentazione blanda incapace di bloccare notizie fuorvianti o false. Poi, ovviamente, c’è la forza lavoro: decine di migliaia di utenti che diffondono la notizia falsa.

@iitsace

ECCO LA VERITÀ: Tutti pensano che io sia M0RT0💔 Ecco quello che è successo veramente..🥲

♬ suono originale – PETER ACE 💜

Il video di Peter Ace per smentire la fake news

Peter Ace, come molti altri, si è trovato incastrato nella palude della disinformazione. Come spiega l'influencer in un video su TikTok per smentire la sua morte, “mi sono arrivati migliaia di messaggi e chiamate, non solo a me, ma anche a mia madre, e potete immaginare che non è il massimo”.

Che poi, il contenuto non era nemmeno creato ad hoc. Prima lo spezzone del Tg5, con il conduttore che dice “La terribile vicenda che arriva da Torino dove un giovane di soli 19 anni…”, e già qui il primo indizio, Peter Ace è di Roma, non di Torino. Ma in realtà bastava vedere il montato grezzo con immagini di ambulanze vaghe e video vecchi di Peter Ace accompagnati da musiche struggenti. Tutto coronato da scritte in sovraimpressione “è morto l’influencer” e emoticon di tombe, lapidi e colombe. Per rendere tutto più credibile è anche stata postata una foto di Peter Ace in ospedale, dove sembra che si stia facendo una foto sdraiato su una barella. Come spiega l’influencer mostrando la data su uno screenshot “state tranquilli questa foto risale a tre mesi fa”. Ad ogni modo il selfie in corsia non è un dato inconfutabile per constatare un decesso.

La vecchia ricetta delle morti false

“Immaginate di svegliarvi, aprire Tik Tok e vedere che tutta Italia pensa che sei morto” spiega ancora Peter Ace.“Mi avete scritto in tantissimi, vi ringrazio, ma questa cosa non è bella”. Peter Ace infatti, dopo il suo debutto nel 2015 è stato seguito da milioni di follower, oggi ha oltre 500.000 iscritti sul canale YouTube. E infatti la macchina infernale è stata poi alimentata dai suoi stessi fan che hanno cominciato a condividere video commemorativi, targati con “R.I.P”, e frasi di commiato.

Ovviamente anche i commenti hanno pompato il video nutrendo la macchina virale. Solo sotto la clip del telegiornale sono 606. Molti salutano Peter, e qualcuno in mezzo cerca anche di smentire la notizia falsa, facendo notare che il servizio Tg è di tre anni fa e che l’influencer è romano e non torinese. Qualche dubbio potevano anche sollevarlo le immagini posticce di gambe fasciate piazzate in mezzo ai video come prova della morte di Peter Ace.

Insomma gli indizi per non inciampare nello squallido scherzo c’erano tutti. Ma sembra che la vecchia ricetta funzioni sempre. Ora come allora. Era successo a Tonio Cartonio, poi a Paolo Viallaggio, Max Pezzali, Bon Jovi, Vasco Rossi, Pippo Baudo, Giorgio Armani, Andrea Camilleri, Christian De Sica, Fabri Fibra, Gerry Scotti, Sylvester Stallone, Bono Vox, Zach Braff, Psy, Owen Wilson, Tullio De Piscopo, Lino Banfi, Russell Crowe. E la lista potrebbe ancora andare avanti.

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