Sei pronto a far entrare la Personal Intelligence in ogni spazio della tua vita? Io non tanto

Che l'intelligenza artificiale fosse destinata a diventare un assistente personale si sapeva già. Quando però i modelli cominciano davvero ad assomigliare a segretari tuttofare emerge una vena di inquietudine. Immaginate un bot che pò accedere alle tue foto, calendari, mail, cronologia di ricerca. Non solo, può combinare queste informazioni e fornire risposte su misura per soddisfare ogni bisogno personale. Questa è la promessa di Google che ha presentato Personal Intelligence, la nuova funzione integrata nel suo sistema di intelligenza artificiale Gemini.
È innegabile, un assistente IA iper performante è utile, riduce i tempi di ricerca, permette di organizzarsi meglio, dà risposte tempestive, personalizzate. C'è però il solito vecchio adagio che a cadenza di secoli torna a martellare in testa: quanto siamo disposti a sacrificare in nome della comodità? Ma cerchiamo di capire meglio di cosa si tratta.
Due elementi potentissimi
L’arrivo di Personal Intelligence apre un nuovo capitolo: non più soltanto IA generativa, ma un’intelligenza capace di muoversi tra i frammenti della nostra vita digitale con sorprendente disinvoltura. È un salto che mette insieme due elementi potentissimi: la capacità dei modelli Gemini di interpretare testi, immagini e contesti complessi, e l’immenso ecosistema di servizi Google che da anni custodisce mail, foto, preferenze, spostamenti e ricerche di miliardi di utenti.
Il grande salto di Personal Intelligence
Gemini poteva già interagire con app come Gmail o Google Foto per recuperare informazioni su richiesta. Con Personal Intelligence però il sistema può collegare e confrontare dati provenienti da più servizi Google in modo automatico, producendo risposte che sembrano costruite attorno al tuo profilo digitale.
Facciamo un esempio: mentre sei in fila per cambiare le gomme della tua auto, chiedi a Gemini “Qual è la misura dei miei pneumatici?”. Non solo ottieni la risposta tecnica, il bot può anche suggerire diverse opzioni di gomme, con prezzi e recensioni, basandosi su indizi ricavati da foto di viaggi in famiglia archiviate su Google Foto e altre informazioni rilevanti dal tuo account, tutto senza dover specificare da dove tirare fuori i dati.
Se prima l’IA poteva solo recuperare dati su richiesta, ora assembla informazioni per fornire risposte più intelligenti, contestuali e in grado di anticipare bisogni reali. La funzione non si limita al testo: può vedere negli archivi delle immagini e interpretare elementi visivi per rispondere a domande pratiche.
E i nostri dati che fine fanno?
Nota positiva. La funzione non è attiva di default. L’utente può scegliere quali app collegare – Gmail, Google Foto, YouTube e Ricerca Google – e anche può disattivare successivamente il servizio. Tutta via la privacy rimane un nodo cruciale. Google ha sottolineato che Gemini non “addestra” i suoi modelli sui dati raccolti dalle app, vengono letti solo per rispondere a richieste specifiche, e solo se l’utente lo autorizza.
Ha anche aggiunto che l’IA eviterà supposizioni automatiche su aspetti sensibili come salute o relazioni, se non richiesto esplicitamente dall’utente. Ecco, se richiesto però potrebbe essere un problema, abbiamo già visto cosa succede quando si diventa troppo intimi con un'IA (spoiler, spesso non finisce bene). Un'IA iper-personalizzata non può che aumentare il livello di coinvolgimento e quindi di rischio.
Non solo. Il sistema può fare errori di interpretazione oppure forzare connessioni tra dati che non riflettono davvero la realtà. Infine, se un attaccante ottiene l’accesso al tuo account Google, potrebbe potenzialmente analizzare e sfruttare dati aggregati da più servizi, esponendo informazioni sensibili come dettagli di email, fotografie o cronologie di posizione.
Quando il tuo assistente sa più di te
Personal Intelligence al momento è disponibile in versione beta solo negli Stati Uniti, per iscritti ai piani a pagamento Google AI Pro e AI Ultra e con account personali (non aziendali o scolastici). Google ha però confermato l’intenzione di estendere la funzione ad altri Paesi e alla versione gratuita di Gemini nei mesi successivi, oltre a integrarla in altri prodotti come la modalità IA di Ricerca.
Google non sta soltanto migliorando l’intelligenza artificiale: sta trasformando Gemini in un assistente personale. È una mossa che sfrutta il vantaggio competitivo dell’ecosistema Google – miliardi di utenti con Gmail, Foto, YouTube e Ricerca – l’azienda mette a frutto un patrimonio di dati che nessun altro concorrente può eguagliare. È una strategia che punta a trasformare Gemini in un’estensione naturale della vita digitale dell’utente, e che potrebbe segnare il confine tra i semplici chatbot e la nuova generazione di assistenti personali veramente intelligenti. E anche un po' inquietanti.
La promessa di una personalizzazione totale infatti dovrà inevitabilmente fare i conti con la trasparenza, con la gestione dei dati e con il diritto a difendere la propria sfera privata in un contesto tecnologico sempre più pervasivo. Al momento non resta che chiederci: quanto siamo disposti a delegare? E soprattutto: fino a che punto possiamo fidarci di un sistema che, per funzionare bene, deve conoscere così tanto di noi?