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“Sei indagato per pedopornografia”: la truffa della mail della Polizia che chiede soldi per evitare l’arresto

In questi giorni diversi cittadini stanno ricevendo falsi atti giudiziari che tentano di estorcere denaro spacciandosi come comunicazioni ufficiali della Polizia di Stato. Fare attenzione ai mittenti e osservare con cura gli elementi presenti nel testo può però aiutare a smascherare la truffa.
A cura di Niccolò De Rosa
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Una nuova truffa informatica sfrutta il nome della Polizia di Stato per sottrarre dati e soldi facendo leva sulla paura di finire in carcere per un reato mai commesso. Fingendo la notifica di un atto d'indagine per accertare alcuni reati in ambito pedopornografico, i criminali cercano di convincere le vittime ad avviare una trattativa via mail che poi si concluderà con una richiesta di denaro per estinguere la pratica ed evitare l'arresto. A lanciare l'allarme sono gli stessi profili social degli uffici di polizia, i quali segnalano una nuova ondata di mail che vengono camuffate per sembrare comunicazioni ufficiali, con tanto di loghi istituzionali e firme del Capo della Polizia, Vittorio Pisani.

Come funziona la truffa

L'aggancio con la potenziale vittima arriva con una mail. Il messaggio, spiega il comunicato della Polizia, informa il destinatario di un presunto coinvolgimento in indagini penali legate alla consultazione di materiale illecito online, in particolare contenuti pedopornografici. Una contestazione grave, che nelle intenzioni dei malintenzionati dovrebbe mettere in allarme l'utente e spingere a reagire d'impulso. La mail chiede infatti di fornire giustificazioni per via telematica, ma dopo questo primo contatto al cittadino viene chiesto di inviare una somma di denaro come pratica standard per "interrompere le indagini" o regolarizzare la propria posizione giudiziaria. Tutto deve essere fatto entro 72 ore, altrimenti il cittadino rischia di incorrere in pene molto severe. In realtà la scadenza serve per imporre una deadline limitata e ottenere un pagamento rapido, senza lasciare troppo tempo per eventuali verifiche da parte della vittima.

Dal punto di vista tecnico, le email utilizzano sistemi di spoofing per mascherare l'identità del mittente, rendendo credibile l'origine del messaggio. Anche i dettagli grafici contribuiscono a rafforzare l'inganno, riproducendo fedelmente simboli e formati ufficiali.

Come accorgersi della frode: i dettagli da osservare

Nel proprio comunicato la Polizia ha ribadito come le notifiche di comunicazioni relative a indagini o atti giudiziari non vengano mai fatte pervenire per posta elettronica. Anche le richieste di pagamenti o notifiche di sanzioni avvengono su canali differenti.

Osservando con più attenzione il messaggio ci si può poi rendere conto di alcuni strafalcioni lessicali, citazioni di uffici inesistenti e riferimenti ad articoli del Codice Penale completamente sballati (nella mail mostrata dalla polizia viene citato l'art. 372 in riferimento a un fantomatico "attentato al pudore di minori", quando in realtà l'articolo definisce i termini della falsa testimonianza) che tradiscono la natura fraudolenta della comunicazione. Anche le procedure minacciate nel testo – l'arresto immediato in caso di mancata risposta – sono ovviamente inventate di sana pianta.

Per difendersi, la Polizia ricorda dunque l'importanza di verificare con attenzione l'indirizzo reale del mittente, senza fermarsi al nome visualizzato, di non cliccare sui link contenuti nei messaggi e di evitare di scaricare allegati o fornire dati personali, credenziali di accesso o documenti di identità. In caso di dubbio, il consiglio è rivolgersi direttamente a un ufficio competente per verificare l'attendibilità della missiva.

Esempio di mail fake diffuso dalla Polizia di Stato
Esempio di mail fake diffuso dalla Polizia di Stato
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