Bundi scriveva tesine dal Kenya per gli studenti occidentali: ora ha perso il lavoro a causa di ChatGPT
Prima dei discorsi apocalittici sull'IA capace di ucciderci tutti, la principale preoccupazione legata al rapido sviluppo dell'intelligenza artificiale riguardava l'impatto che avrebbe avuto sul mondo del lavoro. Per tutto il 2025, i leader delle grandi aziende del settore ci hanno ripetuto che alcune professioni sarebbero "scomparse totalmente" (Sam Altman, CEO di OpenAI, in occasione di un incontro con il Consiglio dei governatori della Federal Reserve) e che l'automazione avrebbe "cancellato metà dei posti di lavoro entry-level per i colletti bianchi nel giro di cinque anni" (Dario Amodei, boss di Anthropic, in una dichiarazione ad Axios). Negli ultimi mesi, però, la musica sembra cambiata e ora la maggioranza dei pezzi grossi della Big Tech sembra convinta che, tutto sommato, l'IA potrebbe non avere quell'effetto devastante che inizialmente veniva dato per certo. In realtà, c'è però un mercato del lavoro dove l'avvento dei LLM ha già comportato l'estinzione di un'intera categoria: quello della scrittura di compiti e tesine per gli studenti svogliati.
Se infatti nei Paesi più sviluppati quella di scrivere saggi e tesine per conto di altri è un'attività con cui alcuni studenti arrotondano durante gli anni dell'università, nelle aree più povere del globo questa occupazione è diventata una vera e propria professione, capace di offrire a molti giovani istruiti la possibilità di costruirsi un futuro migliore. Almeno fino all'arrivo di ChatGPT, che ha finito per mandare in crisi l'intero mercato. La fotografia di questa crisi invisibile è stata recentemente scattata dal New York Times, il quale ha intervistato un trentaquattrenne kenyota, Teresios Bundi, che per anni si è mantenuto svolgendo i compiti per conto di studenti occidentali.
La storia di Bundi: un lavoro compromesso dai chatbot
Originario di un villaggio agricolo del Kenya, nel 2011 Bundi si trasferì a Nairobi per frequentare l'università, diventando il primo della sua famiglia a intraprendere il percorso accademico. Fu un amico a suggerirgli di scrivere online tesine e saggi universitari per studenti stranieri disposti a pagare pur di non farli da soli. Un modo facile per guadagnare qualche soldo. Quella che era iniziata come un'attività per arrotondare si trasformò presto in un lavoro a tempo pieno, che Bundi avrebbe svolto per oltre un decennio. Nel corso di quegli anni, stima di aver scritto più di 2.500 elaborati sulle discipline più disparate – Ingegneria, Medicina, Informatica ecc… – e in alcuni casi gli studenti gli fornivano persino le proprie credenziali universitarie, permettendogli di accedere ai loro corsi e tenere traccia direttamente di compiti e scadenze.
Bundi non era però l'unico a fare quella vita. L'avvento di Internet aveva creato in Kenya, così come in altri Paesi con una grande disponibilità di lavoratori istruiti e costi del lavoro più bassi, una particolare forma di economia digitale. Giovani laureati potevano trovare online clienti dall'altra parte del mondo e svolgere da remoto mansioni che, nei Paesi più ricchi, qualcuno era disposto a delegare pur di risparmiare tempo. Nairobi era diventata uno dei centri di questo mercato. All'inizio degli anni Venti, si stima che almeno 40.000 persone in città fossero impegnate nella scrittura di compiti e tesine per conto terzi. Un'attività sufficientemente redditizia da trasformarsi, per alcuni, in un simbolo di ascesa sociale, tanto che i ghostwriter di saggi universitari erano coloro che sfoggiavano smartphone di ultima generazione, guidavano automobili costose e frequentavano i locali più esclusivi della capitale.
Quando OpenAI ha lanciato ChatGPT, nel novembre 2022, tutto è cambiato. Gli studenti universitari meno volenterosi hanno cominciato a chiedersi se valesse la pena di pagare qualcuno dall'altra parte del pianeta per scrivere un saggio, quando un'intelligenza artificiale poteva farlo in pochi secondi. Per molti la risposta è stata ovviamente "no". Per un mercato costruito proprio sulla possibilità di produrre rapidamente testi a basso costo, le conseguenze sono state devastanti. Le richieste di aiuto sono crollate e Bundi si è trovato costretto a cercare un nuovo lavoro.
Chi rischia davvero nella corsa all'automazione?
Molto probabilmente storia di Bundi non rimarrà un caso isolato. I danni collaterali dell'automazione sono un fenomeno che interessa l'umanità sin dalla prima Rivoluzione Industriale. Su Fanpage.it ne abbiamo già parlato in passato con il professor Alfonso Fuggetta – vi lasciamo qui l'articolo dedicato – il quale ha sottolineato come le uniche professioni che dovrebbero temere davvero l'arrivo dell'IA siano quelle in cui tutte le attività previste dall'impiego possono effettivamente essere sostituite da una macchina. È esattamente il caso degli scrittori di tesine, il cui unico core-business era elaborare informazioni in modo impersonale e organizzarle in un saggio sufficientemente argomentato. Tutte cose che ChatGPT può fare rapidamente seguendo un semplice prompt.
Bundi è però convinto che presto molte altre categorie seguiranno il suo destino. "L'IA arriverà per i banchieri, per i commercialisti, per gli ingegneri e anche per gli architetti", ha profetizzato. "Arriverà per tutti".