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Perché un razzo da 11 tonnellate si è schiantato sulla Terra: i rischi della caduta incontrollata

Dopo il lancio del 3 dicembre, il secondo stadio dello Zhuque-3 è rientrato nell’atmosfera come detrito incontrollato. Con una massa di svariate tonnellate, l’oggetto ha terminato la sua corsa evidenziando un volta ancora le complessità delle tecniche per il recupero spaziale.
A cura di Niccolò De Rosa
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Il razzo cinese che per ore ha tenuto con il fiato sospeso mezzo mondo è caduto. Stando agli ultimi aggiornamenti, ciò che restava dello Zhuque-3, lanciato oltre un mese fa dalla compagnia SpaceLand, ha concluso la sua traiettoria da qualche parte nel Sud del Pacifico alle 12.39. Il rientro dei detriti era previsto intorno alle 12.20, con un margine d'errore di ± tre ore, poi ridottosi nel corso della giornata fino a ±48 minuti.

Fino a questa mattina erano numerosi i Paesi in allarme per la possibile caduta di pezzi d'acciaio (Italia inclusa, anche se il suo coinvolgimento è stato presto scongiurato) e l'episodio ha riportato all'attenzione internazionale un problema, quello dei detriti spaziali, che nei prossimi anni rischia di diventare sempre più impellente.

Cos'è lo Zhuque-3

Lo Zhuque-3 (ZQ-3) è un razzo riutilizzabile sviluppato dalla startup privata cinese LandSpace. Alto circa 66 metri e con una massa al lancio di 550 tonnellate, è un vettore a due stadi progettato per trasportare in orbita fino a 18 tonnellate di carico utile. Il mezzo dispone di nove motori nel booster, gambe di atterraggio dispiegabili e utilizza metano e ossigeno liquidi come propellenti.

Secondo le intenzioni dell'azienda, lo Zhuque-3 dovrebbe essere la risposta cinese al Falcon 9 di Space X, il lanciatore di razzi dell'azienda spaziale di Elon Musk che oltre alla grande affidabilità, si contraddistingue proprio per la possibilità di essere riutilizzato. Il vettore caduto quest'oggi era stato spedito in orbita lo scorso 3 dicembre 2025 proprio per testare le fasi di rientro controllato, ma qualcosa è evidentemente andato storto.

A rientrare nell'atmosfera è stato però solo il secondo stadio del razzo, ossia la parte superiore del razzo che si distacca in volo per portare il carico in orbita. Gli esperti dei Centri Operativi di Sorveglianza e Tracciamento Spaziale dell'UE (EU SST) che hanno monitorato la caduta lungo tutta la sua traiettoria lo hanno descritto così:

Lo ZQ-3 R/B è un oggetto di notevoli dimensioni che merita un attento monitoraggio, con una massa totale stimata di 11 tonnellate e una lunghezza stimata di 12-13 metri. Il suo lancio inaugurale, avvenuto il 3 dicembre 2025, apparentemente includeva un carico utile fittizio, che avrebbe potuto rimanere attaccato al secondo stadio del lanciatore. Da allora, l'oggetto è in decadimento, apparentemente incontrollato.

Perché il razzo riutilizzabile ha avuto una caduta incontrollata

La fase a due stadi dei velivoli a rientro controllato prevede che dopo il lancio e il raggiungimento dell'atmosfera (primo stadio), il razzo ausiliario del mezzo, o booster, si stacchi dal carico e sfrutti una quantità di carburante residuo per accendere i motori del mezzo e dirigersi su una traiettoria ripida e predeterminata (secondo stadio).

Nel volo inaugurale il tentativo di recupero del primo stadio non è andato a buon fine. Il booster si è distrutto durante la manovra finale di atterraggio. Il secondo stadio, pur avendo funzionato inizialmente, non è riuscito a mantenere una quota orbitale stabile, trasformandosi di fatto in un detrito "impazzito".

Chi ha costruito il razzo: LandSpace, la startup che punta alle stelle

Fondata nel 2015, all'indomani delle riforme con cui Pechino ha aperto il settore spaziale ai capitali privati, LandSpace è una start-up che si è rapidamente affermata come una delle realtà più dinamiche dell'ambizioso piano cinese che mira a scalzare gli USA dal ruolo di assoluto protagonista dello spazio. In pochi anni l'azienda ha raccolto oltre 400 milioni di dollari attraverso fondi di venture capital e investitori sostenuti dallo Stato, sviluppando motori a combustibile liquido e una gamma di lanciatori leggeri e medi. Tali cifre sono però destinate a crescere e secondo Reuters LandSpace progetta di lanciare una IPO (Offerta pubblica iniziale) da oltre miliardo di dollari di fondi per sovvenzionare nuove ricerche e investimenti.

Il primo grande successo di LandSpace è arrivato nel 2023 con il progetto Zhuque-2, diventato il primo razzo al mondo alimentato a metano e ossigeno liquido capace raggiungere con successo l'orbita terrestre. Ora, con lo Zhuque-3 LandSpace punta al salto di qualità verso sistemi sempre più riutilizzabili e competitivi sul mercato globale, ma come dimostrato dagli ultimi tentativi la strada appare ancora in salita.

Il motore TQ utilizzato nel razzo riutilizzabile ZQ–3
Il motore TQ utilizzato nel razzo riutilizzabile ZQ–3

Perché i rientri incontrollati sono rischiosi

Il pericolo principale riguarda traffico aereo e infrastrutture a terra. Quando un oggetto inviato nello spazio riesce a effettuare un rientro controllato, i luoghi scelti per la caduta sono zone remote e libere da qualsiasi presenza umana. Il luogo simbolo di queste operazioni è il Point Nemo, un'area nell'Oceano Pacifico che viene considerata una delle più isolate del pianeta, distante oltre 2.600 chilometri da qualsiasi terra emersa.

Uno studio del 2024 pubblicato su Acta Astronautica da ricercatori della University of British Columbia ha evidenziato come l’aumento dei lanci e dei voli commerciali accresca la probabilità statistica di collisioni catastrofiche tra aerei e detriti in rientro. Anche in assenza di impatti diretti, i rientri incontrollati provocano chiusure preventive dello spazio aereo, con costi economici significativi per compagnie e passeggeri. Un problema non da poco e che necessita di soluzioni serie anche perché, come sottolineato dagli studiosi, la scelta di evitare rientri controllati è talvolta legata a ragioni economiche, per ridurre spese di carburante e aggiornamenti tecnologici.

Eventi destinati a ripetersi? Tra critiche e raccomandazioni

Un rientro controllato richiede motori riaccendibili, sistemi di orientamento affidabili e una pianificazione estremamente accurata. Eppure, nonostante simili tecnologie siano ormai ampiamente disponibili, non è raro che vengano privilegiate soluzioni meno costose, capaci di abbattere le spese aggiuntive ma di aumentare l'incertezza sugli impatti finali. Le cadute incontrollate di detriti spaziali restano così destinate a ripetersi. In questo contesto la Cina è spesso osservata speciale per alcuni precedenti significativi, come il rientro non guidato della stazione Tiangong-1 nel 2018 e la scelta di lasciare in orbita bassa grandi stadi di razzi, una pratica più volte criticata da esperti internazionali.

Analisti e accademici sottolineano tuttavia come il problema abbia dimensioni globali e richieda norme condivise e investimenti comuni nelle tecnologie di de-orbiting e nella gestione dei detriti. Gli episodi non riguardano infatti un solo Paese: nel febbraio 2025 alcuni frammenti di un razzo SpaceX sono finiti vicini a un villaggio in Polonia, mentre la stessa NASA ha spiegato che anche il telescopio spaziale Hubble rientrerà senza controllo intorno al 2033, dopo la chiusura anticipata del programma Space Shuttle che avrebbe dovuto garantirne il recupero.

La speranza è che nei prossimi anni la comunità internazionale si attrezzi per un rispetto più rigoroso delle Raccomandazioni di Montreal del 2023 sulla sicurezza aerea e i rientri incontrollati di oggetti spaziali, un documento che invita gli Stati ad abbandonare definitivamente i rientri non guidati proponendo nuovi standard globali, sistemi di tracciamento autonomo, protocolli di allerta condivisi e una revisione del concetto di “danno” nel diritto spaziale, includendo anche le perdite economiche legate alla chiusura dello spazio aereo.

Articolo in aggiornamento

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