Perché tutti gli Spid sono destinati a diventare a pagamento

Lo SPID sta entrando in una nuova fase. Dopo anni di utilizzo gratuito, diversi provider hanno annunciato l’introduzione di un canone annuale per il rinnovo e la gestione delle credenziali. Tra questi anche Poste, uno dei principali gestori del servizio, che da inizio 2026 è diventato ufficialmente a pagamento, anche se per i nuovi utenti i costi scatteranno dal secondo anno di utilizzo. Al momento esistono ancora fornitori che mantengono l’accesso senza costi, ma il quadro appare in evoluzione e la lista dei servizi gratuiti è destinata con ogni probabilità a ridursi.
Perché lo SPID è diventato un modello in crisi
Nato nel 2016, lo SPID è stato progettato per semplificare la vita digitale dei cittadini: un’unica identità digitale per accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione, superando la frammentazione di account e password. Nel tempo si è affermato come strumento centrale per operazioni fiscali, sanitarie, scolastiche e amministrative, diventando un’infrastruttura essenziale per l’ecosistema digitale italiano.
Fin dalle origini, il sistema ha però mostrato alcuni limiti, dalle procedure di attivazione differenti a seconda del provider, alla gestione affidata a soggetti privati, passando finanziamenti pubblici non sempre sufficienti a sostenere l’intero impianto. Una natura ibrida tra, servizio pubblico ma gestito da operatori privati, che ha reso lo SPID uno strumento dal modello economico piuttosto fragile. Con l’insediamento del governo Meloni lo scenario è poi mutato in modo significativo.
Il Governo ha infatti scelto di puntare con maggiore decisione sulla Carta d’Identità Elettronica (CIE) e sullo sviluppo dell’IT Wallet, il portafoglio digitale gestito direttamente dallo Stato. Questa strategia ha comportato una progressiva riduzione dei fondi destinati ai provider SPID. Il passaggio più delicato è arrivato nell’aprile 2023, quando è scaduto il contratto tra Stato e gestori senza che fosse immediatamente chiaro se e come sarebbero arrivati nuovi finanziamenti. Solo nel marzo 2025 l'esecutivo ha sbloccato 40 milioni di euro per garantire la continuità del servizio.
Sempre nel 2025 nuovo accordo tra l’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) e i gestori sembrava la garanzia per la conferma della gratuità della base del servizio almeno fino al 2027, anche se lo stesso documento lasciava ai provider la possibilità di introdurre formule a pagamento o servizi premium. In assenza di fondi certi e di fronte a costi di gestione sempre più difficili da sostenere, alcuni operatori come Aruba e InfoCerthanno infatti scelto di applicare una tariffa annuale agli utenti. L’importo si aggira intorno ai 6 euro all’anno, IVA inclusa. Come sappiamo, anche Poste ha deciso di seguire la stessa strada a partire dall'inizio di quest'anno.
Quali sono i provider ancora gratuiti e il futuro dello SPID
I gestori che continuano a offrire SPID sono canone quindi sempre meno. Attualmente sono:
- EtnaID
- ID InfoCamere
- Intesi Group
- Lepida
- Namirial
- Sielte ID
- TIM ID
Resta però incerta la durata di questa situazione, in un contesto in cui la sostenibilità economica del modello appare sempre più complessa.
A rimanere certamente gratuita è però la Carta d’Identità Elettronica. La CIE consente, come lo SPID, l’accesso ai servizi online della Pubblica Amministrazione, senza canoni o abbonamenti. Tale servizio deve però essere attivato tramite una procedura che Fanpage.it ha raccontato in questo articolo. Il progressivo trasferimento di funzioni verso strumenti gestiti direttamente dallo Stato lascia intravedere un futuro in cui la CIE potrebbe affermarsi come principale chiave di accesso ai servizi digitali, ridisegnando il sistema dell’identità digitale in Italia.