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Perché il ritorno dei pulsanti fisici nelle auto di nuova generazione è una buona notizia per i guidatori

Spinti dalle nuove direttive in termini di sicurezza e dalle lamentele dei conducenti per l’eccesso di comandi touchscreen, i costruttori stanno abbandonando il minimalismo estremo, promettendo di reintrodurre i pulsanti fisici nei nuovi modelli.
A cura di Niccolò De Rosa
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Dopo anni passati a cercare di infilare qualsiasi funzione all’interno di uno schermo, le case automobilistiche sembrano aver cambiato idea. Con ogni probabilità il 2026 sarà l'anno che segnerà il grande ritorno dei pulsanti fisici sulle auto, restituendo ai comandi manuali molte di quelle funzioni che nell'ultimo decennio sono state affidate alla tecnologia touchscreen.

Le prime conferme arrivano direttamente dai protagonisti del settore e il ritorno al passato potrebbe essere più rapido del previsto. Dietro questa inversione di rotta risiedono infatti importanti questioni legate alla sicurezza e alle stesse preferenze dei consumatori (elemento mai trascurabile, soprattutto in anni di crisi del settore), stanchi di dover litigare con schermi e assistenti vocali ogni volta che si vuole accendere l'aria condizionata o alzare il volume della radio.

Perché i costruttori stanno facendo marcia indietro

Per quanto riguarda il mercato europeo, a segnare un punto di svolta per questo dietro-front potrebbe essere stata la decisione dell'ente europeo EuroNCAP (l'organizzazione che valuta la sicurezza delle automobili) di non assegnare più il massimo dei punteggi alle auto con troppi schermi al loro interno, incoraggiando ufficialmente i costruttori a utilizzare pulsanti separati e intuitivi per le funzioni essenziali proprio a partire dal 2026. Il motivo? Ridurre il tempo in cui gli occhi del conducente si staccano dalla strada.

Le avvisaglie erano però chiare da tempo. Già lo scorso marzo, il responsabile del design di Volkswagen, Andreas Mindt, dichiarava che i nuovi modelli sarebbero tornati ad avere pulsanti fisici per il volume dell'impianto audio, la ventilazione, i sedili riscaldati e le luci di emergenza. Tutte funzioni usate di continuo e quindi più sicure se azionabili senza dover distogliere lo sguardo dalla strada.  Una linea confermata anche da Mercedes-Benz, il cui responsabile software Magnus Östberg ha spiegato alla rivista Autocar come le analisi di dati interne all'azienda abbiano mostrato come i comandi tradizionali risultino più efficaci nell'uso quotidiano da parte degli automobilisti.

Il fenomeno non è però certo una peculiarità europea. Anzi. La sudcoreana Hyundai aveva già anticipato questa tendenza nel 2024 reintroducendo tasti reali per climatizzazione e audio su versioni aggiornate dei suoi modelli elettrici. Negli Stati Uniti, invece, la National Highway Traffic Safety Administration ha più volte indagato su reclami riguardanti i meccanismi elettronici delle portiere. Anche la Cina sembra essere diventata diffidente nei confronti dei modelli dove le esigenze di design prevalgono sulla funzionalità, come dimostra la recente messa al bando delle maniglie a scomparsa (in questo articolo ne abbiamo approfondito i motivi).

Quando lo schermo era sinonimo di futuro

Per capire perché i pulsanti fossero spariti bisogna tornare all’epoca in cui l'auto voleva assomigliare sempre più a un dispositivo digitale. Secondo l'analista Sam Abuelsamid, recentemente intervistato da Business Insider, l'ispirazione decisiva fu l‘approccio minimalista di Tesla, che rese il grande display centrale il fulcro dell’esperienza di guida. L'effetto visivo era avveniristico e comunicava immediatamente innovazione, ma la diffusione del modello celava, come sempre, anche ragioni economiche, visto che sviluppare software costa meno che progettare e certificare decine di componenti meccanici. Il successo commerciale di quella filosofia spinse molti concorrenti a imitarla, dando vita a una specie di gara a chi eliminava più manopole e tasti in rilievo.

Il limite dell'eccesso di digitale

Col tempo l'entusiasmo  ha lasciato spazio a un'analisi più critica. Il designer Steven Kyffin della Northumbria University, in un'intervista a Wired, ha osservato che i touchscreen cancellano quelle qualità fisiche che rendono intuitivo l'uso degli oggetti. Le vecchie manopole si potevano riconoscere al tatto e regolare senza guardare. Uno schermo, invece, costringe a cercare l'icona giusta e a concentrarsi su di essa. Per quanto comodo e immediato, dunque, questo sistema implica una distrazione visiva che può risultare fatale quando ci si trova alla guida. I comandi fisici, invece, poiché la loro forma e composizione restituiscono un feedback "tattile", riducono il carico cognitivo e consentono al conducente di completare l'operazione desiderata pur mantenendo l'attenzione sulla guida.

Il futuro sarà ibrido

Nonostante il ritorno dei pulsanti, nessuno immagina un passo indietro tecnologico. I colossi del settore automotive continuano a investire in servizi digitali e aggiornamenti software. La direzione che emerge è piuttosto quella di una sintesi dei due modelli, con comandi fisici per le funzioni immediate (e potenzialmente critiche) e interfacce digitali per tutto ciò che riguarda personalizzazione, navigazione e intrattenimento.

La stagione degli schermi giganti resterà probabilmente come una fase di sperimentazione entusiasta, in cui l’automobile ha cercato di reinventarsi come oggetto elettronico. Il ritorno dei pulsanti potrebbe invece raccontare una maturazione culturale del settore, con la consapevolezza che il progresso non coincide sempre con la sottrazione, e che a volte innovare significa recuperare ciò che funzionava meglio.

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