Open AI pronta a lanciare il primo smartphone controllato interamente dall’IA: addio alle app tradizionali

Come Apple fece nel 2007, OpenAI potrebbe essere pronta a cambiare radicalmente il modo in cui concepiamo lo smartphone. Secondo le indiscrezioni dell'analista Ming-Chi Kuo, una delle voci più celebri nel settore tecnologico, l'azienda di Sam Altman starebbe lavorando a un proprio cellulare basato interamente sugli agenti di intelligenza artificiale. Niente app, niente Store digitali, solo un efficiente sistema di IA in grado di portare a termine qualsiasi richiesta dell'utente, dalla telefonata alla zia all'invio di una mail di lavoro, passando per le prenotazioni al ristorante o l'impostazione di un promemoria per il padel domenicale.
Uno smartphone tuttofare, ma senza app
Secondo Kuo, la compagnia che con ChatGPT ha cambiato radicalmente il nostro modo di relazionarci con un assistente IA starebbe collaborando con MediaTek e Qualcomm (due tra i principali produttori di chip al mondo) per lo sviluppo dei processori del dispositivo. La cinese Luxshare sarebbe invece il partner esclusivo per completare il design dell'apparecchio e lanciare la produzione su vasta scala. Le specifiche tecniche definitive dovrebbero essere approvate tra la fine del 2026 e i primi mesi del 2027.
L'idea dell'azienda è offrire al mercato un nuovo prodotto che, anziché affidare a decine e decine di applicazioni la risoluzione di tanti piccoli compiti ben specifici (l'app per mandare messaggi, quella per cercare un indirizzo, quella per comprare i biglietti di un concerto ecc…), possa sfruttare l'intelligenza artificiale per agire in autonomia e completare nel più breve tempo possibile ogni richiesta dell'utente. La quintessenza dell'assistente virtuale.
AI locale e cloud: il doppio "motore" del sistema
Già oggi il cellulare è il dispositivo che raccoglie in tempo reale il maggior numero di informazioni riguardo l'utente. I nostri smartphone sanno dove andiamo, con chi parliamo e persino quali sono i nostri cibi preferiti. Nella visione di OpenAI, tale miniera di dati verrà usati dal nuovo dispositivo per offrire subito risposte efficaci e tagliate su misura alle esigenze degli utenti.
Per farlo, Kuo ha spiegato che lo smartphone si baserà su una specie di architettura ibrida, dove i modelli di IA più piccoli lavorerebbero direttamente sul dispositivo per i compiti più semplici e rapide (come mandare messaggi o fare chiamate), mentre le richieste più complesse verrebbero elaborate nel cloud dedicato, sfruttando i modelli più avanzati di GPT.
Non si tratta certo di una sfida semplice. Questa doppia natura deve infatti essere supportata da un sistema sempre attivo, dove il consumo energetico, la gestione della memoria e l'ottimizzazione dei processori diventano la chiave di volta per la realizzazione del progetto. Toppare uno di questi aspetti renderebbe il primo smartphone controllato interamente dall'IA un carrozzone inutilizzabile.
Una sfida ambiziosa, ma non priva di rischi
Secondo gli esperti che hanno analizzato le rivelazioni fornite da Ming-Chi Kuo, questa di OpenAI potrebbe essere una mossaa azzeccata per iniziare a monetizzare una tecnologia che, a fronte di investimenti da capogiro, non ha ancora generato ricavi tali da ripagare simili sforzi. Dopotutto l'azienda può contare su un marchio riconosciuto a livello globale – anche se dopo lo sgambetto ad Anthropic e l'accordo con il Pentagono la sua reputazione è in calo – un immenso tesoro di informazioni accumulate grazie a ChatGPT e una tecnologia che sembra abbastanza matura da supportare questo ennesimo balzo in avanti.
Per vincere la scommessa, l'azienda di Altman dovrà però riuscire a mettere sul mercato uno smartphone dai costi accessibili, seppur ragionevolmente alti, e soprattutto affidabile, sia per le prestazioni (uno smartphone deve per sua stessa natura essere veloce e agile nell'utilizzo quotidiano) sia per l'enorme questione relativa alla sicurezza e protezione della montagna di dati che l'IA andrà immancabilmente a elaborare. Un compito arduo ma assolutamente decisivo se si vorranno convincere milioni di persone a mettersi in tasca un cellulare che, nei fatti, diventerà un'estensione digitale della loro volontà.