Indagati i gestori della pagina Facebook ‘Mia Moglie’: titolare dell’account risulta deceduto

La Polizia Postale ha comunicato che sono stati eseguiti i decreti di perquisizione emessi dalla Procura di Roma nei confronti delle persone coinvolte nella gestione e nell'attivazione della famigerata pagina Facebook “Mia Moglie”, balzata agli onori della cronaca nazionale nei mesi scorsi a causa dei contenuti sessisti e misogini. Tra le persone identificate figurano una donna di 52 anni e un ragazzo di 24, mentre il titolare dell'account con cui veniva gestita la pagina risulta essere un uomo di Lecce di 70 anni, morto a marzo dello scorso anno.
La pagina, che aveva oltre 32.000 iscritti, è stata chiusa da Meta ad agosto, poco dopo essere stata portata all'attenzione dei media grazie alla segnalazione di Carolina Capria, che gestisce la pagina Instagram lhascrittounafemmina. L'esistenza di questo gruppo, in cui gli iscritti condividevano immagini di donne indicate come mogli e compagne “verosimilmente senza il consenso delle persone ritratte” – come indicato dalla Polizia di Stato – è stata al centro di un aspro dibattito pubblico, alimentato dalla scoperta di ulteriori gruppi e portali in cui si condivideva materiale simile. In molti casi i profili degli uomini che condividevano le foto risultavano anonimi, in altri invece erano riconducibili a persone reali. Si ritiene che la maggior parte delle foto presenti fosse effettivamente stata scattata di nascosto e pubblicata senza l'autorizzazione delle donne interessate; non mancavano anche scatti “rubati” da profili noti e immagini generate con l'intelligenza artificiale.
Come spiegato a Fanpage.it dall'avvocato Guido Scorza, Componente del Garante per la protezione dei dati personali, la pubblicazione di fotografie senza il consenso è un reato che può portare a sanzioni “non leggere”, al fine di impedire che esso venga replicato. Il gruppo, probabilmente, ha resistito per anni muovendosi in una zona grigia del regolamento di Facebook: “Questo gruppo è stato un’anomalia. Ho seguito il caso, anche se poi di fatto non siamo intervenuti noi. Immagino che il gruppo sia riuscito a muoversi, anche per parecchi anni, perché non ha mai superato il confine del sessualmente esplicito. Non c'erano solo foto di nudo, per intenderci, che invece avrebbero fatto scattare un blocco dall'algoritmo”, ha chiosato l'avvocato ai nostri microfoni.
Gli agenti del Servizio Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica, del C.O.S.C. di Bari e della S.O.C.S. di Lecce, come si legge sul sito www.commissariatodips.it della Polizia Postale, sul quale quale erano giunte molteplici segnalazioni della pagina durante l'estate, durante le perquisizioni nei confronti degli individui coinvolti hanno sequestrato diversi dispositivi informatici, “che verranno analizzati per definire le responsabilità degli indagati.” La Polizia di Stato sottolinea che gli indagati “sono da ritenere innocenti sino a sentenza definitiva.”