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In carcere 5 mesi per un errore dell’IA: l’incubo di una nonna incastrata dal riconoscimento facciale

L’errore di un software di riconoscimento facciale ha portato all’arresto e all’incarcerazione di una donna americana totalmente estranea ai fatti. La malcapitata era stata accusato di una essere criminale informatica e ha passato diversi mesi in cella prima di essere scagionata.
A cura di Niccolò De Rosa
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Un errore di un sistema di riconoscimento facciale integrato con l'intelligenza artificiale ha trasformato la vita di una nonna del Tennessee in un incubo durato mesi. Angela Lipps, 50 anni, madre di tre figli e nonna di cinque nipoti, è stata arrestata e ha trascorso quasi sei mesi in carcere per una frode bancaria avvenuta a oltre 2.000 chilometri da casa. Un crimine che, come si scoprirà solo molto tempo dopo, non aveva mai commesso.

Il 14 luglio dello scorso anno la donna si trovava nella sua casa nel Tennessee settentrionale. Stava facendo da babysitter a quattro bambini quando un gruppo di agenti federali si è presentato alla porta. Gli ufficiali l'hanno arrestata sotto la minaccia delle armi, accusandola di essere una latitante ricercata nel North Dakota. Lipps ha sempre sostenuto di non aver mai messo piede in quello Stato. "Non conosco nessuno lì e non ci sono mai stata", ha raccontato più volte. Eppure, per la polizia di Fargo era la principale sospettata di una serie di frodi bancarie organizzate.

L'errore dell'intelligenza artificiale

L'indagine riguardava alcuni prelievi fraudolenti avvenuti nella primavera del 2025. Le telecamere di sorveglianza mostravano una donna utilizzare una falsa carta d'identità militare statunitense per ritirare decine di migliaia di dollari. Per identificare la sospettata, gli investigatori hanno utilizzato un software di riconoscimento facciale. Il sistema ha indicato Angela Lipps come possibile corrispondenza. Secondo i documenti giudiziari, un detective ha poi confrontato le immagini con la foto della patente e con i profili social della donna, concludendo che i tratti del viso, la corporatura e l'acconciatura sembravano compatibili con la persona ripresa nei filmati. Non ci sono stati altri accertamenti prima dell'arresto.

La donna è rimasta in carcere nel Tennessee per quasi quattro mesi in attesa dell'estradizione, senza possibilità di cauzione. Solo alla fine di ottobre è stata trasferita nel North Dakota, dove ha potuto comparire per la prima volta davanti a un giudice. Il suo avvocato, Jay Greenwood, ha subito messo in discussione la solidità delle prove. "Se l'unica cosa che hai è il riconoscimento facciale, forse vale la pena approfondire", ha osservato in una dichiarazione ripresa dal Grand Forks Herald, il giornale locale che per primo ha raccontato la vicenda.

La donna scagionata dai pagamenti online

La svolta è arrivata analizzando i movimenti bancari della donna. Gli estratti conto dimostravano che, mentre le frodi venivano commesse a Fargo, Lipps si trovava a casa sua in Tennessee. Una serie di pagamenti – una pizza, un pacchetto di sigarette acquistate a una stazione di servizio, una consegna di cibo tramite app – collocavano la donna dall'altra parte degli Stati Uniti. Cinque giorni dopo aver presentato quelle prove agli investigatori, alla vigilia di Natale, le accuse sono state archiviate e la donna è stata rilasciata.

La libertà non ha però significato un ritorno immediato alla normalità. Una volta uscita dal carcere, Angela Lipps si è ritrovata sola a Fargo (la cittadina resa celebre dai film e dalle serie TV dei fratelli Coen), senza soldi e senza un cappotto adatto al gelo invernale di quella parte degli States. Stando a quanto riferito dai media locali, la polizia non ha nemmeno coperto le spese per il viaggio di ritorno. Alcuni avvocati del posto hanno pagato una stanza d'albergo e i pasti per Natale, mentre un'organizzazione no-profit l'ha aiutata a rientrare in Tennessee.

Nel frattempo la vita della donna era andata in pezzi. Non potendo pagare le bollette mentre era detenuta, ha perso la casa, l'auto e persino il cane. Oggi è tornata nel Tennessee, ma racconta di non aver mai ricevuto scuse dalle autorità. Il caso, inoltre, rimane aperto poiché i veri responsabili della frode bancaria non sono ancora stati identificati.

I dubbi sull'attuale uso dell'IA nelle indagini

L'episodio ha riacceso la spia d'allarme riguardo l'affidabilità dei sistemi di riconoscimento facciale, una tecnologia spesso considerata controversa per l'elevata invasività sulla privacy delle persone e i rischi che essa comporta.

Se infatti questa tecnologia sembra aver raggiunto soddisfacenti livelli di efficienza per ciò che riguarda per l'identificazione degli elementi distintivi di un volto, l'algoritmo che elabora i dati e fornisce agli investigatori le informazioni utili per indirizzare le indagini sembra ancora oggetti di errori e pregiudizi. Come riportato dal quotidiano britannico The Guardian a fine gennaio, lo stesso direttore della divisione di contrasto alle minacce della National Crime Agency e responsabile nazionale per l'intelligenza artificiale, Alex Murray, ha ammesso che i sistemi attualmente a disposizione delle forze dell'ordine non sono ancora pienamente oggettivi e che occorrerà affinare ulteriormente tali strumenti prima di poterci fare pieno affidamento. "Non ha ancora senso consegnare alle forze dell'ordine qualcosa che contenga pregiudizi non riconosciuti, e si dovrebbe fare tutto il possibile per minimizzarli a un livello tale da renderli comprensibili e mitigabili".

D'altronde storia della signora Lipps mostra quanto possano essere pesanti le conseguenze di un errore tecnologico quando diventa l’unica prova su cui si basa un’indagine. In questo caso, è bastato un algoritmo a trasformare una nonna del Tennessee in una criminale.

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