video suggerito
video suggerito

Il nipote di Marconi a Fanpage.it: “Nonno aveva previsto i cellulari ma oggi non userebbe i social”

Gugliemo Marconi è ricordato da tutti come l’inventore della radio. Fu infatti il primo a inviare dei segnali a distanza attraverso le onde elettromagnetiche, segnando così la nascita della telegrafia senza fili. In occasione dell’uscita della fiction Rai “Marconi – L’uomo che connesse il mondo” abbiamo intervistato il nipote, il prof. Guglielmo Giovanelli Marconi: “Mio nonno ha sempre lavorato per unire l’umanità, ma forse sulla comunicazione di oggi avrebbe avuto qualcosa da ridire”.
Intervista a Guglielmo Giovanelli Marconi
Professore di Scienze Umanistiche e nipote di Gugliemo Marconi
458 CONDIVISIONI
Immagine

"Perfetto per l'intervista, ma non mi scriva su WhatsApp. Non lo uso e non ho intenzione di farlo". Inizia così il nostro incontro telefonico con il nipote dell'inventore del primo dispositivo radio, Guglielmo Marconi (qui abbiamo ripercorso i momenti più salienti della sua vita). Figlio di Elettra Marconi, Guglielmo Giovanelli Marconi, è professore e direttore della facoltà di Scienze Umanistiche dell'Università popolare Meier. Il nonno, morto nel 1937, lo ha conosciuto attraverso i racconti della madre Maria Elettra e della nonna Maria Cristina Bezzi-Scali e respirando i ricordi custoditi nella mura della casa del nonno, dove è cresciuto e ha vissuto per anni.

In occasione dell'uscita della miniserie "Marconi – L'uomo che ha connesso il mondo", la fiction che la Rai ha prodotto per il 150° anniversario della nascita del Premio Nobel per la Fisica (Marconi fu il primo italiano a riceverlo nel 1909), a Fanpage.it Giovanelli Marconi ha raccontato l'uomo e lo scienziato, oltre quello che si legge sui libri di storia.

"Mio nonno è stato molto di più dell'inventore della radio. Ha sempre lavorato per il bene dell'umanità", ci ha raccontato. E sulla sua scelta di non usare WhatsApp, quanto meno singolare per il nipote dell'"uomo che ha connesso il mondo", Giovanelli Marconi non ha dubbi: "Mio nonno sarebbe stato d'accordo".

Se dovesse iniziare con una frase di nonno, quale sceglierebbe?

Una delle ultime frasi che Marconi pronunciò prima di morire, il 20 luglio del 1937, durante una conferenza fu: “Le mie invenzioni sono state create per salvare l'umanità e non per distruggerla”. Vi cito questa sua frase perché è la sintesi perfetta del concetto di scienza etica a cui rimase fedele sempre: mio nonno dedicò la sua intera vita a lavorare per il bene dell’umanità. La sua non era una scienza distruttiva, come quella che punta a eliminare vite umane o interi territori. Basta pensare a tutte le vite che sono state salvate in mare grazie alla sua invenzione, dal primo esperimento nel 1895 a oggi. Mio nonno inventò la comunicazione via radio pensando proprio a loro, alle persone in mare.

Quali furono i più importanti?

Il primo fu il salvataggio nel 1909 dei passeggeri della nave inglese Republic, dopo una collisione con un’altra nave, quando furono salvati tutti i 700 passeggeri a bordo. Quello fu il primo grande salvataggio di massa della storia marittima e fu proprio grazie a quell’episodio che nel 1909 Marconi ricevette il Premio Nobel per la Fisica.

Ma ci fu un altro salvataggio in mare, ancora più celebre, quello del Titanic nel 1912: purtroppo in quell’occasione non riuscirono a salvare tutti gli oltre 2000 passeggeri, ma i segnali inviati via radio dalla nave salvarono la vita a circa 700 persone.

Si racconta che suo nonno stesso fosse stato invitato sul Titanic…

Esatto. Mia nonna mi raccontò che mio nonno era stato invitato a partecipare a un evento sulla crociera del Titanic, ma che lui declinò l’invito per un impegno di lavoro che si sarebbe dovuto tenere negli stessi giorni a New York. Per questo quando fu informato del naufragio, andò personalmente ad accogliere i superstiti al porto di New York.

Quando lo riconobbero, ci furono scene di isteria collettiva, pianti, abbracci: vedevano mio nonno come il loro salvatore. Mia nonna mi disse che quello fu per lui forse il momento più bello della sua vita. Per la gioia di aver salvato tutte quelle vite, ma anche per la grande riconoscenza che ebbe da quelle persone: per giorni, dopo il naufragio, alcuni di loro si recarono sotto l'hotel dove soggiorna mio nonno per ringraziarlo e gli regalarono perfino una targa in oro con alcuni dei loro nomi.

Tre anni prima Marconi aveva ricevuto il Nobel per la Fisica, diventando il primo italiano a vincere questo premio. Come visse quel momento?

Da quello che mi hanno raccontato mia nonna e mia madre, penso che lo visse in maniera molto frugale. In realtà per mio nonno la priorità è stata sempre lavorare. Non era amante della vita mondana – anche se fu un grande appassionato di opera – e quindi alle feste e agli eventi preferiva sempre il lavoro.

Quando vinse il Nobel, andò a Stoccolma a ritirarlo dalle mani del Re Gustavo V, e dopo un discorso di ringraziamento se ne andò senza nemmeno partecipare alla cena di gala. Doveva fare degli esperimenti e non poteva rimandarli.

Sua nonna e sua madre le hanno raccontato molto della vita di Marconi?

Purtroppo essendo nato molti decenni dopo la sua morte, nel 1937, non ho potuto conoscere di persona mio nonno, ma ho avuto la gioia e la grande fortuna di vivere nella casa di mia nonna, e di stare con lei per molti anni. Lei è morta nel 1994, all’età di 94 anni. Mia nonna mi ha raccontato molto della vita di mio nonno, sia come uomo che come scienziato.

Ricordo bene i suoi racconti sui primi esperimenti e i suoi primi successi. Ma anche le tante battaglie con i tanti imprenditori e aziende che temevano la sua invenzione. Per prime le compagnie dei cavi sottomarini, che allora dominavano il settore della telegrafia con i fili. Da parte loro mio nonno subì ingiunzioni, cause, ma alla fine le vinse tutte. La sua determinazione era più grande perché sapeva che quell'invenzione avrebbe potuto salvare migliaia di vite. Aveva ragione, come mostrano ancora oggi i tanti salvataggi nel Mediterraneo di chi rischia la vita per scappare da guerra, violenza e distruzione, possibili proprio attraverso i segnali radio.

È vero che suo nonno predisse l’invenzione del cellulare?

Proprio così. Nel marzo del 1937, quattro mesi prima di morire, mio nonno predisse l’invenzione del cellulare. A un convegno degli Istituti tecnici negli Stati Uniti disse che molto presto sarebbe stata inventata una piccola scatola tascabile con cui poter comunicare tra di noi, con i propri cari o per questioni di lavoro. Tant'è che quando nel 2013 andai a Bologna con mia madre per la consegna di un premio a Martin Cooper, l’inventore del primo telefonino, fu lui stesso durante la conferenza ad ammettere il grande debito nei confronti del lavoro di mio nonno, senza il quale quella sua invenzione non sarebbe stata possibile.

Ma a Marconi si devono anche tante altre invenzioni

Ma mio nonno non inventò solo la radio. Ad esempio a lui si deve anche l’invenzione del radar, anche se lui lo chiamava “navigazione cieca”, ma in sostanza era una versione primordiale del radar. Lo mise appunto tra il 1933 e il 1936 nei suoi lunghi viaggi sulla sua barca-laboratorio Elettra, dove portava anche mia nonna e mia madre. Lo aiutavano negli esperimenti – mia nonna me lo ha raccontato tante volte – ad esempio mettendo delle lenzuola davanti la cabina di comando così che lui potesse testare la guida tramite il radar. Per questo la chiamava “navigazione cieca”.

Dimentichiamo qualcosa?

La lista sarebbe lunga. Però vi voglio raccontare un aneddoto che mi ha lasciato mia nonna. In realtà, anche l'invenzione del satellite deve molto a mio nonno: fu la sua antenna parabolica ad aprire la strada al sistema satellitare così come lo conosciamo noi. Lo ammise perfino lo stesso Neil Armstrong.

Come siamo finiti a parlare di Neil Armstrong? In che modo si lega a suo nonno?

Negli anni ’70, durante un evento dell’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma, mia madre e mia nonna lo incontrano di persona e fu proprio lui, Armstrong a dire senza troppo giri di parole: “Senza il lavoro di Marconi, noi non saremmo mai riusciti ad andare sulla Luna”.

Salutiamoci con quella che secondo lei è la frase meglio racchiude lo spirito di Marconi, uomo e scienziato?

Subito dopo il primo esperimento transatlantico del 1901, tra Cornovaglia e Canada, mio nonno disse "Voglio creare una cinta che unirà tutti i contenuti del mondo". In fondo, il suo sogno più grande era proprio quello, e oggi a distanza di 150 anni dalla sua nascita possiamo dire che lo ha fatto davvero.

Lei non usa WhatsApp per scelta personale. Secondo lei suo nonno sarebbe stato d’accordo?

Credo che, come me, anche mio nonno non sarebbe stato felice dell'uso ossessivo che facciamo oggi della comunicazione, ad esempio sui social. Lui voleva unire il mondo attraverso la comunicazione, è vero, ma per scopi concreti e utili all’umanità, non per sterile esibizionismo.

458 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views