Elon Musk attacca WhatsApp sul problema della crittografia: “Non è più affidabile”

Ultimamente Elon Musk ne ha per tutti. Dopo aver accusato Anthropic di aver sviluppato un nuovo modello di IA per imporre l'ideologia woke, il proprietario di X ha dichiarato pubblicamente sul suo social di "non potersi fidare di WhatsApp" dopo che lo scorso gennaio una class action ha accusato Meta di mentire sulla privacy, permettendo non solo ai dipendenti dell'azienda, ma anche a società terze di poter accedere alle chat e ai dati sensibili degli utenti (foto profilo, liste di contatti, geolocalizzazione ecc…). Musk ha naturalmente colto l'occasione per rilanciare la sua alternativa, X Chat, sostenendo che offrirebbe "vera privacy agli utenti".
Le ragioni dell'attacco di Musk e la posizione di Meta
Al centro delle polemiche c'è la causa depositata presso una corte federale statunitense dallo studio legale Quinn Emanuel Urquhart & Sullivan a rappresentanza di una coalizione internazionale di utenti. Secondo i querelanti WhatsApp, pur dichiarando di proteggere le conversazioni con crittografia end-to-end, sarebbe in grado di leggere, archiviare e analizzare i messaggi degli utenti. Non solo. La piattaforma avrebbe persino condiviso le informazioni con soggetti terzi: il documento di presentazione cita la società di consulenza Accenture, che avrebbe avuto accesso a dati sensibili. Le testimonianze di alcuni whistleblower (dipendenti che segnalano le irregolarità commesse dalla propria azienda) sostengono anche che dipendenti e collaboratori esterni avrebbero avuto accesso ai contenuti delle chat, aggirando di fatto quel sistema di sicurezza sul quale WhatsApp ha costruito la propria immagine di affidabilità.
Musk si è subito inserito nella polemica iniziando a retweettare articoli e post critici, aggiungendo commenti lapidari per screditare l'azienda acquistata da Meta (allora Facebook) nel 2014 e magnificare la sua piattaforma di messaggistica X Chat, lanciata lo scorso giugno: "Usate X Chat per messaggi e chiamate audio/video. Offre il grande vantaggio di una vera privacy".
La stessa WhatsApp, già impegnata nelle dovute sedi a rispondere alle accuse mosse dalla class action, ha però voluto replicare con il proprio profilo X all'eclettico multimiliardario, bollando le insinuazioni come "assurde".
"Le affermazioni in questa causa legale sono categoricamente false e assurde. WhatsApp è crittografata end-to-end utilizzando il protocollo Signal da un decennio, quindi i tuoi messaggi non possono essere letti da nessuno tranne il mittente e il destinatario".
Alcuni utenti hanno però fatto notare che sebbene la crittografia protegga i contenuti durante la trasmissione, rendendoli illeggibili a soggetti esterni, è proprio su ciò che accade dopo, nei server, nei backup o nei sistemi di moderazione, che si concentra il cuore delle contestazioni legali.
Le nuove posizioni di Meta sulla crittografia
La nuova polemica giunge in un momento molto delicato per l'azienda di Mark Zuckerberg, recentemente condannata per aver favorito la dipendenza da social nei minori e costretta a fare i conti con il sostanziale fallimento del Metaverso mentre le dirette rivali sembrano in netto vantaggio nella corsa all'IA. Dopo aver annunciato che a partire dal maggio 2026 Instagram eliminerà la crittografia end-to-end dai messaggi diretti, Meta si trova infatti sotto un fuoco incrociato che mette in dubbio le politiche aziendali riguardo la privacy dei propri utenti. Uno scenario che sembrava inimmaginabile fino a qualche anno fa, quando lo stesso Zuckerberg indicava la protezione dei dati personali come il futuro delle comunicazioni digitali. Oggi invece il vento sembra essere cambiato e sebbene WhatsApp continuerà a mantenere il proprio sistema di crittografia end-to-end, Meta non sembra più così convinta di puntare su questo strumento.
I motivi di questo cambio di rotta sono legati alle mutate condizioni del clima politico intorno ai social. Se infatti un portavoce dell'azienda ha giustificato l'abbandono della crittografia su Instagram con il fatto che viene poco usata dagli utenti, molti esperti pensano che in realtà la mossa rappresenti un tentativo di venire incontro ai governi dei vari Paesi che da tempo chiedono di poter accedere ai contenuti online per questioni legate alla sicurezza. Le conversazioni completamente protette dalla crittografia impediscono infatti di intercettare reati come terrorismo, sfruttamento minorile o truffe. In un momento storico in cui Meta non gode di grande reputazione, la scelta di "cedere" sulla crittografia su Instagram appare piuttosto strategica: da un lato si porge la mano alle istituzioni, dall'altro si mantiene lo spazio più "protetto" di WhatsApp per garantire agli utenti la possibilità di continuare a interagire lontano da occhi e orecchie indiscrete. A patto ovviamente che le accuse della class action non siano fondate, ma questa è un'altra storia.