248 CONDIVISIONI
L'implosione del sottomarino Titan a giugno 2023

Dopo il Titan il fondatore di OceanGate scommette su Venere: “Fonderemo una colonia entro il 2050”

Il sommergibile di OceanGate è sceso nelle profondità dell’oceano ed è imploso il 18 giugno. Un mese dopo il co-fondatore del progetto ha deciso di lanciare una nuova sfida nello Spazio. A suggerirgli l’impresa è stato un sogno ricorrente che faceva quando aveva 11 anni.
Entra nel nuovo canale WhatsApp di Fanpage.it
A cura di Elisabetta Rosso
248 CONDIVISIONI
Immagine
Attiva le notifiche per ricevere gli aggiornamenti su
L'implosione del sottomarino Titan a giugno 2023

"Dimenticate OceanGate. Dimenticate Titan. Dimenticate Stockton. L’umanità potrebbe essere sull’orlo di una grande svolta e dobbiamo trarne vantaggio". Al di là della retorica alla George Orwell sul progresso cinico, non è così semplice dimenticare un sommergibile imploso a 3.810 metri di profondità che ha causato la morte di cinque persone. Ancora meno farsi spedire su un altro pianeta proprio dall'uomo dietro al Titan. Eppure lui ci prova.

Guillermo Söhnlein, è il co-fondatore di OceanGate insieme a Stockton Rush, che è morto nell’implosione, ma è anche presidente di Humans2Venus, "un’organizzazione senza scopo di lucro, con sede negli Stati Uniti, dedicata all’esplorazione di Venere come potenziale destinazione a lungo termine per l’umanità", si legge sul sito. E il suo grande obiettivo è creare una colonia galleggiante su Venere per trasferire l'umanità entro il 2050. Non così semplice, "ma possiamo superare le sfide estreme dello Spazio".

Dietro al grande credo di Söhnlein c'è anche altro. "Quando avevo 11 anni, ho fatto un sogno ricorrente di essere il comandante della prima comunità umana su Marte", ma, visto che il pianeta rosso è stato già prenotato da Elon Musk, Söhnlein sceglie Venere e promette di portare 1.000 persone su una colonia sospesa tra la terra rovente le piogge acide. 

Perché Venere è inabitabile

"Penso che sia meno ambizioso che mettere un milione di persone sulla superficie marziana entro il 2050", ha detto a Insider. Nonostante l'appellativo "gemello della terra", Venere non è l'avanposto ideale per una colonia di umani. E anche Söhnlein è d'accordo, "l'idea di trasferirsi su Venere farebbe alzare le sopracciglia a chiunque, sia fuori sia dentro l'industria spaziale". Il pianeta d'altronde è il più caldo del sistema solare, per capirci la sua temperatura superficiale potrebbe sciogliere il piombo, la sua atmosfera è composta da grandi quantità di anidride carbonica, e piove acido solforico dalle nuvole. Non solo, secondo la Nasa la sua pressione atmosferica è 90 volte superiore a quella sulla Terra.

Eppure secondo Söhnlein esiste un'area a 48 chilometri dalla superficie di Venere dove le temperature e la pressione sono più basse, e gli uomini potrebbero sopravvivere. E così si potrebbe creare una stazione spaziale galleggiante progettata per resistere alle piogge acide e in grado di ospitare 1.000 persone entro il 2050.

Il sogno di Söhnlein

"Penso di essere stato spinto da un sogno quando avevo 11 anni, da quel momento ho capito che dovevo contribuire al grande progetto: rendere l'umanità una specie multi-planetaria", ha detto. "Sognavo in modo ricorrente di essere il comandante della prima colonia marziana", ha aggiunto. "Insieme a Rush ho visto l'esplorazione subacquea, e in particolare l'uso di sommergibili con equipaggio, come la cosa più vicina alle missioni per conquistare lo Spazio", ha detto Söhnlein.

Il prezzo del progresso

Chiaramente questi progetti si imbattono in ostacoli naturali, primo tra tutti i costi. OceanGate, infatti, ha provato a creare sommergibili economici (un'immersione costava comunque 250.000 dollari a persona). Ma nel tentativo di abbattere i prezzi spesso si alzano altri costi. E infatti dietro all'implosione ci sono i materiali e la forma del Titan. Per esempio, la maggior parte dello scafo era costruita in fibra di carbonio, un materiale che resiste alle forze di trazione ma è meno efficace con quelle di compressione, e, secondo uno studio condotto dal New York Times, l'implosione è dovuta anche al mix di materiali scelti per risparmiare sulla costruzione del sommergibile. Non importa, per Söhnlein la morte dei passeggeri del Titan non dovrebbe nemmeno impedire agli umani di continuare a indagare sui sommergibili con scafo in fibra di carbonio, figurarsi ostacolare un approdo su Venere. Riduce tutto al prezzo del progresso.

248 CONDIVISIONI
autopromo immagine
Più che un giornale
Il media che racconta il tempo in cui viviamo con occhi moderni
api url views