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Dopo 10 anni sono tornata dentro Pokémon Go, il gioco che ha cambiato un’estate: ora è un altro mondo

Nuove possibilità, ancora più mostriciattoli da catturare. Pokémon Go offre un’esperienza diversa nelle sue componenti ma immutata nella sua essenza. Ho scaricato l’app 10 anni dopo l’estate in cui tutto il mondo ha iniziato a giocarci.
A cura di Lorena Rao
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Luglio 2016. Sono di nuovo a casa, in Sicilia, per le vacanze estive. Ad attendermi però non è la solita routine fatta di mare e uscite serali a Catania, perché tutti i miei amici hanno scaricato Pokémon Go. Si tratta di un videogioco gratuito per smartphone basato sulla realtà aumentata che invita giocatrici e giocatori a esplorare il mondo reale per catturare i Pokémon. Il tutto sfruttando la geolocalizzazione del dispositivo. Decido quindi di entrare nel club, un po’ per FOMO, un po’ perché, da millenial, i Pokémon sono i Pokémon. Da qui un’estate del tutto diversa da quella a cui ero abituata, fatta di camminate nei paesi etnei per fare i raid alle palestre, far schiudere uova e, ovviamente, cercare di catturare i 151 mostriciattoli richiesti dal Pokédex. Ho visto il mio paese di origine con occhi diversi. Mi sembrava davvero un luogo magico popolato da creature adorabili con le quali ero cresciuta. Non solo: con Pokémon Go, ho scoperto luoghi suggestivi vicini a dove sono nata e cresciuta, come le salinelle di Paternò e il Ponte dei Saraceni di Adrano.

Intanto, in quei giorni, la stampa parlava dell’impatto di Pokémon Go a livello globale: oltre 50 milioni di download nel mondo tre giorni dopo il lancio, crescita del turismo domestico, fino ad arrivare alle storie più assurde legate alla cattura. Come quella dei poliziotti australiani, costretti a invitare i giocatori a non entrare nei commissariati per catturare i pokémon comparsi nelle vicinanze. Oppure quella che ha coinvolto New York City: un Vaporeon selvatico apparso di notte a Central Park aveva attirato centinaia di persone, molte delle quali lasciarono l’auto in mezzo alla strada, bloccando il traffico cittadino. In altre parole, Pokémon GO era diventato fenomeno di massa.

Com'è cambiato Pokémon Go: il ritorno dopo l'esplosione

Tornata alla quotidianità di Roma, ho continuato a giocare a Pokémon Go. Ma solo per pochi mesi. Il legame era dovuto principalmente a quell’estate passata a casa con gli amici di una vita. Dieci anni dopo sono ancora a Roma, con Pokémon Go nuovamente installato sul telefono. Mi ha convinto un collega, in occasione dell’anniversario. Lui ci gioca dal 2016. Mi aspettavo di trovare un’app più o meno uguale a quella che avevo lasciato. Invece è molto diversa. Oggi il Pokédex conta quasi un migliaio di mostriciattoli, incluse le forme alternative e le Megaevoluzioni. Ci sono poi le lotte con altri allenatori, gli scambi, le missioni di ricerca, eventi che cambiano ciò che compare sulla mappa. È un videogioco molto più stratificato, nonostante resti accessibile anche per chi inizia adesso. Intanto negli anni è nato un ecosistema collaterale fatto di app terze. Ce ne sono di legali, come PokeRaid, che permette di ottenere l’invito per partecipare da remoto ai raid, cioè lotte contro pokémon leggendari. Ce ne sono altre mal viste dalla community e ostacolate dalla casa produttrice Scopely Explore, che alterano la geolocalizzazione per poter permettere di partecipare ai raid lontani dalla propria posizione.

La differenza più evidente riguarda però l’atmosfera. Nel 2016 bastava aprire l'app per incontrare gruppi di sconosciuti che correvano verso la stessa palestra. Dieci anni dopo è tutto più tranquillo. Il che è comprensibile, superato il clamore del lancio. Questo comunque non vuol dire sia impopolare. Oggi Pokémon Go conta 5 milioni utenti giornalieri. L’utenza del gioco va dai 18 ai 50 anni, con la fascia 30-40 anni più diffusa. La stessa community appare più consolidata. Lo scorso 11 e 12 luglio si è tenuto il Pokémon Go Fest, l’annuale raduno globale e digitale che celebra il gioco. Per l’occasione, vengono organizzati eventi in giro per il mondo e all’interno dell’app. Nel caso del Festival 2026, è stato possibile catturare due Megaevoluzioni di Mewtwo. Tokyo, Chicago e Copenaghen invece le città coinvolte. In generale, Pokémon Go accoglie spesso iniziative, in-game e nelle città, per mantenere attiva la community. E la risposta è ancora positiva. Tale partecipazione ha un impatto anche sul turismo. In questi dieci anni l’app di Niantic ha contribuito alla diffusione della staycation, ossia una vacanza incentrata sull’esplorazione della propria città, o dei luoghi vicini, declinata però in chiave Pokémon.

Anche l’azienda dietro al gioco è cambiata. Nel 2025, la divisione gaming di Niantic è stata acquisita per 3,5 miliardi di dollari da Scopely, società di un gruppo aziendale finanziato dall’Arabia Saudita. La notizia ha allarmato la community per il passaggio dei dati a un’azienda supportata dal Public Investment Fund dell’Arabia Saudita. Quanto a Niantic, oggi il suo nome è Niantic Spatial ed è specializzata in tecnologia geospaziale e intelligenza artificiale. Il progetto più recente riguarda Coco Robotics, un servizio globale di consegne a domicilio tramite robot addestrati tramite le scansioni e i dati geospaziali raccolti con la realtà aumentata di Pokémon Go. Una cosa del gioco che forse è rimasta immutata è il suo potere sociale. Durante un raid, capita ancora di vedere persone fermarsi, salutarsi e collaborare senza essersi mai viste prima. La condivisione di un Pokémon o di uno scontro può essere persino la scintilla per un’amicizia. Insomma, dopo dieci anni, Pokémon Go resta un fenomeno meno rumoroso ma ancora rilevante per milioni di giocatori in tutto il mondo. Me inclusa.

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