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Cos’è Black Cube e perché si parla di intelligence privata nelle elezioni in Slovenia

La società di intelligence privata fondata da ex agenti israeliani è al centro di accuse di interferenze elettorali in Slovenia: come funziona e perché il caso riporta l’attenzione sul ruolo di queste strutture nelle campagne elettorali.
A cura di Valeria Aiello
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È notizia delle ultime ore che Black Cube, una società privata di intelligence fondata da ex membri dei servizi segreti israeliani, sia stata accusata dal premier sloveno uscente, Robert Golob, di interferenze nel processo elettorale alla vigilia del voto del 22 marzo in Slovenia. L’opposizione ha respinto le accuse, ma il caso riporta l’attenzione su un modello operativo preciso: l’impiego di strutture private che applicano metodi di intelligence — raccolta di informazioni, operazioni sotto copertura, produzione e diffusione di contenuti — in contesti in cui il consenso si forma anche attraverso flussi informativi digitali.

In questo schema, dati, materiali e tempi di pubblicazione diventano elementi che possono incidere sulla percezione pubblica, soprattutto in momenti sensibili come una campagna elettorale.

Il caso sloveno, emerso alla vigilia del voto, offre un esempio concreto di queste dinamiche. Per leggerlo nel suo insieme, è utile partire da due elementi: capire come operano queste agenzie e cosa è emerso in Slovenia.

Cos’è il Black Cube e come funzionano queste agenzie

Black Cube è una società fondata nel 2010 da ex membri dei servizi segreti israeliani, specializzata in attività di intelligence per clienti privati. Il suo modello operativo combina competenze maturate in ambito governativo con strumenti di analisi e raccolta dati tipici dell’ambiente digitale. Nella presentazione ufficiale, l’azienda si descrive come “una società di intelligence che ti aiuta a vincere quando nessun altro ci riesce”.

I servizi offerti — indicati come orientati a individuare frodi, corruzione e dispersione di beni — si basano su tecniche che, secondo ricostruzioni pubbliche e inchieste giornalistiche, possono includere:

  • operazioni sotto copertura, con identità costruite per ottenere informazioni non pubbliche
  • raccolta e analisi di dati (OSINT) da fonti aperte, social network e database
  • produzione di materiali informativi, come registrazioni o documenti utilizzabili in contesti legali o mediatici
  • diffusione mirata di contenuti, che possono entrare nel dibattito pubblico

Si tratta di pratiche che nascono in ambito investigativo, ma che nell’ambiente digitale si intrecciano con la gestione e la circolazione delle informazioni, soprattutto quando vengono applicate in contesti ad alta esposizione mediatica. In questi casi, il confine tra attività investigativa e impatto sul dibattito pubblico può diventare meno immediato da distinguere.

Il caso Slovenia e le accuse di interferenze alla vigilia del voto

Il nome di Black Cube è emerso nei giorni precedenti alle elezioni del 22 marzo in Slovenia, durante una campagna segnata anche dalla diffusione di registrazioni audio su presunti casi di corruzione.

Secondo quanto riportato da Reuters, un gruppo di giornalisti e attivisti dell’organizzazione non governativa 8 March Institute sostiene, sulla base di registri di volo e altre informazioni, che rappresentanti della società — tra cui il CEO Dan Zorella e il consulente Giora Eiland, ex capo del Consiglio di sicurezza nazionale israeliano — abbiano incontrato il leader dell’opposizione Janez Janša il 22 dicembre a Lubiana.

L’Agenzia slovena per l'intelligence e la sicurezza ha confermato l’ingresso nel Paese di persone legate all’azienda, senza però confermare l’incontro. Il premier Robert Golob ha parlato di interferenze nel processo elettorale, definendo “inaudita” l’ipotesi di un coinvolgimento di soggetti stranieri. Nel corso di un dibattito televisivo, Golob ha inoltre descritto la vicenda come uno dei casi più gravi emersi nel Paese dall’indipendenza. Janša ha negato di aver incontrato rappresentanti della società e ha accusato il premier di voler distogliere l’attenzione da presunti casi di corruzione interna.

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