Che fine ha fatto $CORONA, la cripto di Fabrizio Corona che alla fine gli è costata 200.000 euro

La storia della cripto di Fabrizio Corona è arrivata alla fine. Dopo aver bloccato GetCoronaMemes, dove la cripto veniva venduta, la Consob è intervenuta con una sanzione amministrativa da 200.000 euro. A pagarla, salvo nuovi capitoli di questa storia giudiziaria, dovrà essere proprio Fabrizio Corona. Il motivo? La memecoin $CORONA non avrebbe rispettato i protocolli definiti dal’Unione Europea. Al lancio di $CORONA mancava buona parte della documentazione necessaria. Le contestazioni vanno dalla persona giuridica a cui doveva essere collegata l’attività fino al White Paper, il documento con tutte le indicazioni tecniche a supporto del progetto.
Il progetto però era già fermo da tempo. Lanciato nel febbraio del 2025, nei primi giorni c’era un discreto interesse, soprattutto dai neofiti delle cripto e dagli speculatori. Poco dopo il valore della cripto era crollato. Mostrando come quella di Corona fosse la solita operazione memecoin. Viene lanciato un token, nemmeno una cripto, legato a un personaggio famoso. Chi entra prima specula e guadagna, chi entra dopo ci perde. Gli organizzatori promettono che la coin sfonderà il mercato e invece si rivela puntualmente un buco nell’acqua. Su Fanpage avevamo già documentato tutta questa storia.
Quanto vale oggi la memecoin di $CORONA
La memecoin $CORONA latita ancora in qualche piattaforma. Secondo GeckoTerminal al momento il prezzo per un’unità di $CORONA è fissata a 0,00001267 dollari. Praticamente nulla. Giusto per fare un confronto, al momento il Dogecoin (forse la memecoin più famosa al mondo) è fissata a 0,12 dollari.
Cosa ha deciso la Consob
Le motivazione della Consob si trovano tutte nella delibera 23.815. Potete trovarla direttamente sul sito. La Consob è l’Autorità italiana per la vigilanza dei mercati finanziari e si occupa anche delle attività legate alle criptovalute. Oltre alla sanzione amministrativa di 200.000 euro (da pagare in 30 giorni), la Consob ha definito anche una “ingiunzione di astenersi dal ripetere la violazione”.
Non solo. Nel documento viene specificato anche che Corona non ha voluto collaborare con gli accertamenti: “Il Signor Corona non ha assunto un atteggiamento collaborativo, essendo al contrario rimasto inerte sia a seguito della ricezione del richiamo di attenzione, sia nel corso del presente procedimento non esercitando alcuna attività difensiva”.