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Blocco di Pornhub in Italia, il ricorso al TAR cambia la data di applicazione: cosa succede ora

Il TAR del Lazio sospende l’obbligo di age verification per i siti porno dopo il ricorso di Aylo, la società che gestisce Pornhub e YouPorn. Slitta dunque l’attuazione delle regole Agcom: tutto fermo almeno fino all’11 marzo 2026.
A cura di Niccolò De Rosa
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Dopo più di tre mesi dall'entrata in vigore delle nuove regole sulla verifica dell'età, la grande maggioranza dei siti per adulti non si è ancora adeguata alle disposizioni fissate da Agcom per impedire l'accesso ai minori e probabilmente la situazione resterà incerta ancora a lungo. Il TAR del Lazio ha infatti accolto il ricorso presentato da Aylo Freesites, il gruppo lussemburghese che gestisce piattaforme come Pornhub, YouPorn e RedTube. Una decisione che, almeno per ora, congela l'intero impianto sanzionatorio e lascia aperti interrogativi sull'effettiva applicazione del provvedimento.

Le piattaforme inserite nella lista di Agcom avrebbero dovuto adeguarsi già a novembre, poi, complice la mancanza di indicazioni chiare sugli strumenti da utilizzare per il processo di age verification (a Fanpage.it Agcom aveva parlato della possibilità di far confluire tutto su IT Wallet, ma per il momento non si notano novità su tale fronte), il limite ultimo era stato spostato al primo febbraio. Ad oggi, però, dei 48 siti indicati da Agcom (poi accorciati a 45), solo nove hanno effettivamente implementato la verifica per regolare l'accesso degli utenti. Tutti gli altri restano tranquillamente visitabili senza problemi.

Il ricorso di Aylo e la decisione del TAR

Dopo la scadenza di febbraio, Aylo ha scelto la strada del ricorso, chiedendo una tutela cautelare contro le prescrizioni Agcom. Il TAR del Lazio ha accolto l'istanza, sospendendo gli effetti immediati delle delibere che imponevano le modalità tecniche di accertamento della maggiore età. "Accogliamo con favore l’attenzione mostrata dal Tribunale" ha fatto sapere la società, sottolineando che la misura è servita a "salvaguardare la continuità aziendale". Nel frattempo, i siti del gruppo resteranno online in Italia.

Nel merito, Aylo contesta l'efficacia dei sistemi di verifica basati sui singoli siti, ritenuti invasivi e poco utili. Secondo il gruppo, questi meccanismi "compromettono la privacy degli utenti e non riescono a proteggere i minori", finendo piuttosto per spingere il traffico verso piattaforme non regolamentate e favorire l'elusione dei controlli (uno scenario che Fanpage.it aveva approfondito in questo articolo).  Il TAR ha dunque dato peso alla "particolare sensibilità degli interessi in gioco", annullando, per ora, le comunicazioni e le delibere Agcom contestate.

Cosa succede ora

Formalmente, l’ordinanza del TAR produce effetti solo nei confronti di Aylo. Ma sul piano pratico, la decisione potrebbe avere conseguenze più ampie. Procedere ora con diffide, blocchi o sanzioni contro altri siti esporrebbe Agcom a una raffica di ricorsi analoghi. Da qui l’ipotesi di una linea attendista, almeno fino alla prossima udienza fissata per l'11 marzo 2026, che dovrà chiarire il destino definitivo della verifica dell'età online per siti e canali per adulti in Italia.

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