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Bloccata la Hot Chip Challenge, perché l’Antitrust ha fermato la vendita della patatina piccante

La Hot Chip Challenge è una patatina piccante venduta in confezione singola. Tutto il marketing attorno a questo prodotto si basa sui social: ai clienti viene chiesto di riprendersi mentre mangiano la patatina per poi pubblicare il video sui loro profili.
A cura di Valerio Berra
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L’Autorità Garante delle Concorrenza e del Mercato (da qui Antitrust) ha bloccato la vendita della Hot Chip Challenge in Italia. E non solo, la società DAVE’s srl che si occupa della sua distribuzione non potrà più pubblicizzarla, nemmeno sui suoi listini vendita. L’Antitrust ha cominciato a indagare sulla Hot Chip Challenge nel novembre 2023. Nel settembre del 2023 il tiktoker italiano Diego Simili è stato portato in ospedale dopo aver mangiato una di queste patatine.

La Hot Chip Challenge è un prodotto. Un pacchetto che prevede una scatola di cartone, un guanto nero, e poi una patatina confezionata molto piccante. Nel caso specifico delle ultime versioni della Hot Chip Challenge il prodotto è insaporito con i peperoncini Carolina Reaper e il Trinidad Scorpion Moruga. Lo scopo della sfida legata a questo prodotto è quello di mangiare la patatina e poi resistere il più a lungo possibile senza bere acqua o mangiare altri cibi.

Cosa ha deciso l’Antitrust

Secondo l’Antitrust la Hot Chip Challenge non informava correttamente i clienti dei rischi. All’avvio della sua istruttoria “l’Antitrust contestava la mancanza di informazioni rilevanti su un prodotto alimentare che poteva mettere in pericolo la salute e la sicurezza dei consumatori, specie se bambini o adolescenti”.

Nella sua campagna di marketing Hot Chip Challenge puntava soprattutto sui social. Nelle istruzioni per mangiare questa patatina viene chiesto esplicitamente ai consumatori di riprendersi mentre la mangiano per vedere gli effetti e poi condividere le clip realizzate.

Con questa decisione l’Autorità è intervenuta con successo per tutelare i consumatori più giovani e più influenzabili da messaggi che li inducono a mangiare prodotti anche pericolosi, facendo leva sulla loro propensione ad accogliere le sfide lanciate sui social media.

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