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Intelligenza artificiale (IA)

Benvenuti nell’era della Brainrot Economy: come i contenuti demenziali sono diventati un business

Dai mash-up assurdi generati con l’IA alle guide da 70 euro per “sfondare su TikTok”: l’estetica nonsense dei brain rot è diventata una nuova miniera d’oro per creator, corsi online e brand. Ma non basta una scimmia fucsia con il corpo da banana per diventare ricchi.
A cura di Elisabetta Rosso
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"Come ho fatto 4k in una settimana postando brainrot italiani". "Ecco come diventare ricco con i BR". "Con i video di Brainrot  si guadagnando migliaia di dollari". Sono solo alcuni degli slogan comparsi su social e piattaforme negli ultimi mesi. I Brainrot – ibridi nonsense generati dall’intelligenza artificiale che hanno invaso i social – non sono solo un'estetica, ma un nuovo business. 

Online infatti è nata una Brainrot economy. Diversi creator vendono prompt, video lezioni, guide PDF e accessi a community riservate che promettono la formula magica per “esplodere” sui social. C'è chi ha guadagnato sfruttando l'onda dei Brainrot. Alcuni video hanno totalizzato decine di milioni di visualizzazioni, attirando collaborazioni con brand, ma sono casi isolati, ed è improbabile che una scimmia fucsia con il copro da banana ti faccia diventate ricco. 

L'origine dei brain rot

Partiamo dall'origine del termine. Nel 2024, la Oxford University Press ha scelto “brain rot” come parola dell’anno. L’espressione, traducibile come “marciume cerebrale”, indica l’effetto logorante provocato dalla fruizione continua di contenuti digitali ripetitivi, demenziali o poco stimolanti. Allo stesso tempo, però, viene usata anche per descrivere quel tipo di contenuti. In termine racchiude sia la causa sia il sintomo di un declino cognitivo collettivo.

A gennaio è esplosa una declinazione italiana del fenomeno: l’“Italian brain rot”. Su TikTok sono comparsi video surreali in cui l’intelligenza artificiale dà vita a creature bizzarre, fusioni improbabili tra animali, oggetti e volti umani. I protagonisti,  grotteschi e nonsense, in poche settimane sono diventati virali con l’hashtag #italianbrainrot. 

@primateprofit

how i made 4k in a week posting italian brainrot #sidehustle

♬ original sound – Primate Profit

Dai contenuti nonsense ai corsi per crearli

Dietro ai Brainrot non ci sono solo artisti dell’assurdo, ma una vera e propria economia creativa. Molti creator non si limitano a pubblicare, ma monetizzano i contenuti. Vendono guide, tutorial e corsi online su come generare contenuti virali con l'IA. Online ci sono PDF-guida da 35 euro su come costruire il proprio universo “Brainrot” e sfondare su TikTok.

Su Discord esistono invece community private dove gli utenti si scambiano prompt per creare Brainrot e tecniche per generare contenuti "estremi" anche aggirando le linee guida dei software (ricordiamoci che il primo Brainrot virale inizia con una bestemmia).

C'è anche chi vende veri e proprio corsi. Per esempio, Fusion Boy, creator famoso per i suoi mash-up e collage di Putin e Trump con animali mitologici, propone lezioni video a 70 euro. Alcuni creator hanno raccontato a Le Monde di aver venduto decine di corsi al giorno in pochi mesi. 

L'economia dei Brainrot

L'economia dei Brainrot trascende l'universo web, e infatti diverse aziende stanno cercando di sfruttare il potenziale di Tralalero Tralala o Cappuccina Ballerina. Ci sono brand, soprattutto in ambito tech, che offrono ricompense ai creator per far comparire il marchio all'interno dei video Brainrot. Era già successo con Skibidi Toilet. Walmart, Target e Amazon nel 2024 avevano stretto una partnership con Bonkers Toys per produrre una linea di giocattoli a tema.

Come ha spiegato Maggie Walsh, responsabile della strategia dell'agenzia di marketing digitale e social media Glow, ad Ad Age: "I meme non sono più solo un linguaggio di internet: sono diventati una vera e propria valuta culturale dominante, per un brand sono parte integrante della propria strategia di scrittura e comunicazione".

I Brainrot sono diventati così un modello di business, oltre che un’estetica. I contenuti demenziali che affollano i feed non nascono per caso: sono progettati per catturare l’occhio, ma anche generare click, vendere corsi o promuovere marchi.

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