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Altro che Tinder, un utente su otto ha usato LinkedIn per trovare l’amore: l’indagine

Un recente sondaggio USA rivela che circa il 12% del campione intervistato ha trovato l’amore su LinkedIn. Mentre le tradizionali app di dating perdono terreno, la piattaforma dei professionisti conquista gli utenti offrendo profili percepiti come più trasparenti, affidabili e compatibili.
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Diciamoci la verità. Fino a poco tempo fa, LinkedIn era semplicemente il luogo in cui cercare lavoro, fare networking o, al massimo, sorridere davanti ai post solenni di manager che tendono a prendersi decisamente troppo sul serio. Oggi, invece, la piattaforma sembra capace di fare doppietta, unendo la caccia a una nuova opportunitàprofessionale a quella dell'anima gemella. Secondo il nuovo LinkedIn Romance Report pubblicato da Zety, LinkedIn sta infatti assumendo un ruolo inaspettato anche nella sfera sentimentale, diventando per alcuni utenti un punto di partenza per nuove relazioni. L'indagine, condotta su oltre 1.000 lavoratori statunitensi, ha mostrato come una persona su otto – circa il 12% del campione – abbia iniziato una relazione romantica nata proprio su LinkedIn.

Perché LinkedIn inizia a piacere anche a chi cerca una relazione

Il sondaggio di Zety arriva in un momento storico in cui le tradizionali app d'incontri non tirano più come un tempo. Nel 2025, il sempreverde Tinder, da anni leader del settore, ha registrato il suo primo calo dei ricavi, mentre la concorrente Bumble ha accusato una flessione ancora più marcata, con un fatturato in diminuzione di oltre il 14%. Gli esperti attribuiscono questo calo ai fattori più disparati, dalla crescente voglia di riscoprire le relazioni nel mondo reale, fino alla cosiddetta dating app fatigue, ovvero la stanchezza generata da una sequela di esperienze deludenti. Uno degli elementi che sicuramente preoccupa chi cerca l'anima gemella online è però il timore che la persona dall'altra parte dello schermo non sia sincera o possa nasconderci qualche importante dettaglio della sua personalità. In quest'ottica, l'atmosfera formale e professionale di LinkedIn sembra ispirare molta più fiducia.

Quasi la metà degli intervistati (48%) ritiene infatti che le informazioni presenti su LinkedIn siano più affidabili rispetto a quelle pubblicate sulle tradizionali app di incontri. Non sorprende quindi che un lavoratore su cinque ammetta di utilizzare il social per raccogliere informazioni su un potenziale partner conosciuto online o nella vita reale. La presenza di un curriculum verificato, il tracciamento del percorso di studi e la sua stessa rete di contatti sembrano offrire un'immagine percepita come più autentica rispetto ai profili – spesso molto costruiti – che possiamo trovare sulle solite piattaforme di dating.

Secondo il report, l'attrazione passa anche attraverso altri elementi tipici di LinkedIn. La foto del profilo, spesso più elegante e impostata rispetto a quelle postate su Instagram, è il fattore più influente (57%), seguita dalla sezione "Informazioni", capace di raccontare personalità e valori (55%), dalle connessioni in comune (41%), e dal livello di istruzione (35%). La professionalità diventa così un elemento di fascino che rende le persone più sicure di compiere lo step successivo nella frequentazione.

Opportunità e rischi reputazionali

Nonostante questi segnali, la maggioranza degli utenti continua a ritenere che LinkedIn debba restare uno spazio esclusivamente professionale. Il 74% degli intervistati considera infatti inappropriato utilizzare la piattaforma per fare avances o anche solo indagare sulla vita di un potenziale partner, mentre solo il 26% ritiene che sia accettabile anche per finalità romantiche.

Le preoccupazioni riguardano soprattutto la reputazione. Il 65% del campione ha detto di temere che la ricerca dell'amore su LinkedIn possa compromettere la propria immagine professionale. Un rischio che, tuttavia, non scoraggia una parte degli utenti, considerando che il 22% ha già inviato o risposto a messaggi con intenti romantici. Anche le reazioni a questo tipo di approcci sono molto variabili: il 34% si sentirebbe a disagio, il 31% valuterebbe il contesto prima di giudicare, il 19% bloccherebbe o segnalerebbe il mittente, mentre solamente il 16% apprezzerebbe il gesto.

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