Una sonda della Nasa ha superato l’ultima frontiera del Sistema Solare: i primi risultati

Il Sistema Solare non termina con l’ultimo pianeta: è avvolto da una gigantesca bolla invisibile, l’eliosfera, creata dal vento solare, il flusso di particelle emesso dal Sole. Questa struttura protegge la Terra dalle radiazioni e dalle particelle ad alta energia provenienti dalla galassia, ma il suo confine, dove il vento solare incontra lo spazio interstellare, resta poco conosciuto. Per decenni gli scienziati hanno cercato di definire con precisione dove finisce l’eliosfera e dove comincia lo spazio interstellare. Oggi la missione IMAP (Interstellar Mapping and Acceleration Probe) della NASA vuole far luce su questa regione chiave.
Prima di IMAP, solo le sonde Voyager avevano attraversato l’eliopausa, raccogliendo dati limitati a due punti specifici della frontiera del Sistema Solare. Ora la NASA punta a ottenere una visione globale e continua di questa regione. L'obiettivo è raccogliere dati dettagliati sulle particelle energetiche e sulle strutture magnetiche che modellano l’eliosfera, aprendo così una nuova era nello studio dello spazio interstellare.
IMAP: la mappa interstellare di nuova generazione
Il 24 settembre 2025, la NASA ha lanciato la missione IMAP progettata per mappare la regione di transizione tra eliosfera e spazio interstellare attraverso l’analisi delle particelle energetiche che vi vengono generate.
Dopo circa 108 giorni di viaggio nello spazio interplanetario, la sonda ha raggiunto il Punto di Lagrange 1 (L1) il 10 gennaio 2026, a circa 1,6 milioni di chilometri dalla Terra in direzione del Sole. In questo punto stabile dello spazio, la somma delle forze gravitazionali del Sole e della Terra permette alla sonda di mantenere la sua posizione orbitale con il minimo consumo di carburante, garantendo una vista 360 gradi della eliosfera.
La missione scientifica di IMAP è ufficialmente iniziata il primo febbraio 2026, ma già nei giorni precedenti la fase di commissioning – ovvero i test e le calibrazioni strumentali – ha dimostrato risultati importanti. David McComas, astrofisico della Princeton University e principal investigator della missione, ha definito i risultati iniziali “eccezionali”, sottolineando la qualità delle osservazioni fin dai primi giorni di operazioni scientifiche.

Un occhio rivolto ai confini del sistema solare
Può apparire controintuitivo studiare i confini del Sistema Solare da una posizione relativamente vicina al Sole. IMAP lo rende possibile grazie all’osservazione degli Energetic Neutral Atoms (ENA), particelle ad alta energia senza carica elettrica che permettono di osservare da lontano la frontiera del Sistema Solare. Queste particelle portano informazioni dettagliate e permettono di ricostruire una sorta di “immagine remota” del confine.
IMAP gioca anche un ruolo fondamentale nel monitoraggio del meteo spaziale. Dalla sua posizione privilegiata può rilevare le variazioni di radiazioni e particelle ad alta energia in arrivo dal Sole, offrendo fino a 30 minuti di preavviso prima che le perturbazioni pericolose raggiungano la Terra o astronavi in esplorazione. Il monitoraggio è particolarmente importante per la Nasa che sta per lanciare missioni oltre l’orbita terrestre, come Artemis II.
Perché IMAP è così importante
Prima di IMAP, solo le sonde Voyager 1 e Voyager 2 hanno superato l’eliopausa, rispettivamente nel 2012 e nel 2018. Pur fornendo dati preziosi, queste due sonde hanno esplorato solo punti isolati di un confine vasto e dinamico. IMAP, dalla sua posizione a L1, offrirà una visione continua e, permettendo di costruire mappe più complete della eliosfera.
Grazie a IMAP, gli scienziati potranno mappare con precisione la struttura e le dinamiche della bolla magnetica che circonda il Sistema Solare e comprendere come le particelle energetiche si muovono nello spazio. Queste conoscenze non sono solo teoriche: aiutano a proteggere satelliti, infrastrutture spaziali e vite umane da radiazioni e tempeste solari.