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Una singola iniezione di RNA aiuta il cuore a guarire dopo un infarto: speranze per milioni di pazienti

I ricercatori hanno messo a punto una singola iniezione che è in grado di favorire la guarigione del cuore e proteggerlo dalle complicanze dopo un infarto del miocardio. Il trattamento sperimentale si basa su RNA auto-amplificante.
A cura di Andrea Centini
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I ricercatori hanno sviluppato un'iniezione potenzialmente rivoluzionaria in grado di proteggere e favorire la guarigione del cuore dopo un infarto del miocardio. Questo trattamento sperimentale, basato su RNA auto-amplificante che stimola la produzione di un ormone cardioprotettivo, dopo essere stato testato su modelli animali ha migliorato sensibilmente la funzionalità del ventricolo sinistro, ridotto le dimensioni dell'infarto e contrastato la fibrosi, uno dei principali fattori di rischio dopo un evento cardiovascolare acuto. Anche se si sopravvive all'infarto, infatti, la formazione di tessuto cicatriziale e la ridotta funzionalità dell'organo possono evolvere in un’insufficienza cardiaca potenzialmente letale. Grazie a questa singola iniezione intramuscolare, i ricercatori sperano di favorire la guarigione del cuore dei pazienti e contrastare le complicanze.

Le malattie cardiovascolari rappresentano la principale causa di morte nel mondo occidentale, Italia compresa. Nel nostro Paese, secondo i dati del Progetto Cuore dell'Istituto Superiore di Sanità (ISS), il 44 percento dei decessi – oltre 230.000 persone – è causato proprio da queste patologie, con la cardiopatia ischemica responsabile del 28 percento delle vittime. Fra chi sopravvive a un infarto del miocardio, circa il 20–30 percento sviluppa insufficienza cardiaca, che compromette la qualità della vita e aumenta il rischio di mortalità. L'iniezione oggetto del nuovo studio potrebbe rappresentare una svolta per la guarigione di milioni di persone in tutto il mondo, qualora si dimostrasse sicura ed efficace anche nei trial clinici (test sull’uomo).

A mettere a punto l'iniezione che favorisce la guarigione del cuore dopo un infarto è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati statunitensi della Divisione di Cardiologia e del Dipartimento di Ingegneria Biomedica dell'Irving Medical Center della Columbia University di New York, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dell'Istituto di Medicina Comparata, del Texas A&M Irma Lerma Rangel College of Pharmacy e del Dipartimento di Medicina Radcliffe dell'Università di Oxford (Regno Unito). I ricercatori, coordinati da Ke Cheng e Ke Huang, hanno sviluppato il trattamento sperimentale a partire dai risultati di una precedente ricerca, nella quale avevano dimostrato le proprietà rigenerative di un cerotto da applicare sul cuore infartuato. Una simile procedura è tuttavia molto invasiva e rischiosa, pertanto hanno cercato di ottenere i medesimi benefici con un'iniezione intramuscolare.

Dopo aver osservato il ruolo protettivo dell'ormone peptide natriuretico atriale (ANP) nel cuore danneggiato di modelli murini in giovane età, hanno ipotizzato che potenziarne la produzione attraverso nanoparticelle lipidiche di RNA auto amplificante (saRNA) potesse aiutare anche il cuore degli adulti. Questo ormone è codificato dal gene peptide natriuretico di tipo A (Nppa), così hanno progettato nanoparticelle a RNA per stimolarne l'espressione, con un approccio non troppo diverso da quello dei vaccini a mRNA utilizzati contro la COVID 19. Questo tipo di RNA è in grado di stimolare un’espressione proteica prolungata – per settimane – con dosaggi inferiori. Con una singola iniezione intramuscolare di queste nanoparticelle i ricercatori speravano di innescare una vera e propria “fabbrica” dell’ormone (il pro ormone viene poi trasformato in ANP funzionale nel cuore da un enzima, la proteasi cardiaca corina). Testate su modelli murini e suini, le iniezioni hanno effettivamente avviato una significativa e prolungata cardioprotezione, promuovendo rigenerazione, migliorando la funzionalità del ventricolo sinistro e riducendo l’abbondanza di tessuto fibrotico, a tutto vantaggio della guarigione e della riduzione del rischio di insufficienza cardiaca.

È interessante notare che dopo un infarto il cuore produce spontaneamente ANP, ma in concentrazioni troppo basse per proteggere adeguatamente l’organo. L’iniezione, di fatto, rappresenta un aiuto sostanziale a un processo naturale già in atto. “Si tratta di aiutare il cuore a sfruttare i propri meccanismi di guarigione”, ha dichiarato il dottor Ke Huang in un comunicato stampa. “Stiamo cercando di offrire ai pazienti un trattamento che agisca in sinergia con l’organismo, anziché contro di esso. E l’idea che una singola iniezione possa offrire supporto per settimane è molto entusiasmante”, ha aggiunto lo scienziato, sottolineando che “una singola dose può creare un effetto prolungato”, impossibile da ottenere con altri approcci. “Il nostro obiettivo è proteggere il cuore proprio nel momento in cui è più vulnerabile. Se riusciamo ad alleviare lo stress iniziale e a supportare la riparazione, potremmo essere in grado di cambiare il percorso di recupero dei pazienti”, ha concluso l’esperto. I dettagli della ricerca “Single intramuscular injection of self-amplifying RNA of Nppa to treat myocardial infarction” sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica Science.

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