Un cavaliere medievale morto in battaglia era affetto da una rara sindrome: la scoperta degli archeologi

Gli archeologi hanno fatto una scoperta sorprendente durante l'analisi di scheletri di cavalieri medievali, recuperati presso il sito archeologico del castello di Zorita de los Canes a Guadalajara (Castiglia-La Mancia, Spagna). Uno di essi, infatti, presentava un cranio insolitamente lungo e stretto, una condizione patologica che gli anatomopatologi hanno associato alla sindrome di Crouzon (o malattia di Crouzon). Come spiegato dal portale specializzato orpha.net, si tratta di una rara malattia genetica “caratterizzata da craniosinostosi e ipoplasia facciale”. In parole semplici, a causa di mutazioni nel gene che codifica il recettore del fattore di crescita dei fibroblasti (FGFR2), le suture o articolazioni fibrose tra le ossa del cranio del bambino si fondono prematuramente, impedendo così alla testa di crescere e modellarsi normalmente durante lo sviluppo. Si calcola che colpisca circa 1 neonato su 50.000 in Europa.
Questa rara sindrome, specifica la Cleveland Clinic, sfocia in varie alterazioni craniofacciali che comportano mascella sottosviluppata, occhi distanti, naso piccolo a forma di becco, bulbi oculari sporgenti e altre condizioni. Sono possibili anche problemi respiratori e di udito, cecità e raramente disturbi cognitivi. Tra i segni più caratteristici figurano le dimensioni anomale della testa. Nel caso del cavaliere medievale spagnolo, vissuto tra il XII e il XV secolo, esso risulta lungo 23 centimetri e largo appena 12 centimetri, con deformazioni significative a mascella e mandibola. Secondo i ricercatori, i denti assenti sull'arcata destra sono stati rimossi deliberatamente per permettere l'alimentazione. Si tratta di una scoperta sorprendente perché in genere simili anomalie in ambito archeologico vengono riscontrate solo nei bambini; in questo caso la sindrome di Crouzon non solo è stata riscontrata in un adulto con un'età stimata tra i 45 e i 49 anni, ma addirittura in un cavaliere morto sul campo di battaglia, come evidenziano le caratteristiche lesioni rilevate dagli anatomopatologi.
A scoprire e descrivere il caso del cavaliere medievale affetto dalla rara malattia genetica è stato un team di ricerca spagnolo guidato da scienziati della Facoltà di Medicina e Scienze della Salute dell'Università Rovira i Virgili, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di ArchaeoSpain e del Dipartimento di Storia e Archeologia dell'Università di Barcellona. I ricercatori, guidati dalla professoressa Carme Rissech, stavano recuperando gli scheletri di cavalieri dell'Ordine di Calatrava – tra i primi ordini religiosi militari della Spagna – nel sito di Corral de los Condes, presso il castello di Zorita de los Canes, quando si sono imbattuti nell'insolito cranio. Il resto dello scheletro dell'uomo di mezza età risultava normale, mentre il cranio era insolitamente lungo e stretto, presentando una condizione chiamata “ultradolicocefalia”. Dall'analisi morfologica è emersa una “craniosinostosi a livello delle suture sagittale, squamosa e sfenofrontale, insieme a un sottosviluppo della larghezza della base cranica e una mandibola dolicognatica con possibile presenza di prognatismo di tipo III”, come indicato nell'abstract dello studio. Poiché è morto da adulto, gli anatomopatologi sono giunti alla conclusione che fosse affetto dalla rara sindrome di Crouzon.
L'aspetto più significativo, al di là dell'età adulta raggiunta nel Medioevo da una persona affetta dalla condizione, vi è il fatto che si trattasse di un cavaliere caduto in battaglia. Era sicuramente un cavaliere perché “i segni di inserzione dei muscoli deltoide e bicipite sul braccio destro sono identici a quelli riscontrati sulle ossa di altri cavalieri”, ha spiegato la professoressa Rissech in un comunicato stampa, inoltre sono stati rilevati segni sulle ossa delle gambe tipici dello stress da prolungate attività equestri. In altri termini, l'uomo impugnava una spada e andava a cavallo come gli altri cavalieri. Ma non solo. I ricercatori hanno infatti riscontrato sul suo corpo lesioni tipiche che si riscontrano nei cavalieri medievali uccisi in battaglia: nel caso specifico, sono state trovate due terribili ferite da arma da taglio alla nuca e alla tempia sinistra, più una grossa contusione alla tibia. Le ossa non presentano segni di ricrescita, pertanto i ricercatori ritengono che siano state la causa della sua morte durante una sanguinosa battaglia.
“Si tratta di lesioni molto comuni nei resti dei guerrieri medievali caduti in battaglia, e sono diverse da quelle riscontrate negli individui deceduti durante gli assedi. Le prime possono essere presenti in varie parti del corpo, mentre le seconde di solito interessano solo il cranio. Nel caso di questo individuo, le lesioni si sono verificate quando l'osso era fresco e non mostrano segni di guarigione, il che ci porta a credere che molto probabilmente ne abbiano causato la morte”, ha chiosato la professoressa Rissech.
Nonostante la significativa deformazione cranica e le difficoltà a mangiare, tanto da richiedere la rimozione dei denti, l'uomo è arrivato quasi a 50 anni di vita e ha combattuto valorosamente sul campo di battaglia assieme ai compagni d'arma dell'Ordine di Calatrava. Sebbene in passato non si potesse intervenire sulle varie forme di craniosinostosi – come la sindrome di Crouzon – e spesso si morisse in tenera età, oggi grazie agli interventi chirurgici e a un'apposita terapia con casco si riescono a risolvere quasi completamente le menomazioni, garantendo un'aspettativa di vita normale. I dettagli della ricerca sul cavaliere medievale “An Ultradolichocephaly in a Knight of the Order of Calatrava from the Castle of Zorita de los Canes (Guadalajara, Spain) Dated Between the 13th and 15th Centuries” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Heritage.