Tumore al pancreas totalmente eliminato per la prima volta in test di laboratorio: come hanno fatto

Per la prima volta nella storia della ricerca, gli scienziati sono riusciti a ottenere la remissione completa dal cancro al pancreas avanzato. In altri termini, dagli esami non risulta più alcuna traccia di cellule cancerose dell'aggressiva malattia, che è stata dunque completamente eliminata (fra l'altro senza comparsa di resistenza tumorale). È doveroso sottolineare che il risultato è stato raggiunto su modelli murini (topi) in test preclinici, pertanto siamo ancora lontani dall'avere a disposizione una terapia efficace contro il tumore maligno, ciò nonostante si tratta di un traguardo storico che dona una speranza concreta nella lotta contro una delle malattie più letali. Basti sapere che, come indicano i dati dell'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC) e dell'Associazione Italiana dei Registri Tumori (AIRTUM), a un anno dalla diagnosi la sopravvivenza è appena del 34 percento negli uomini e del 37,4 percento nelle donne. A cinque anni dalla diagnosi sopravvive soltanto il 5 percento dei pazienti, mentre a 10 anni arriva solo il 3 percento. Sono numeri impietosi rispetto a tante altre malattie oncologiche.
Il cancro al pancreas, la malattia che negli ultimi anni ha portato via anche Gianluca Vialli, Sven Goran Ericksson ed Eleonora Giorgi, è considerato particolarmente subdolo perché molto spesso viene rilevato quando ormai è già a uno stadio molto avanzato, quindi incurabile. Può risultare asintomatico fino a quando non raggiunge grandi dimensioni, come evidenziano gli autorevoli Manuali MSD per operatori sanitari. Vi è anche carenza di trattamenti efficaci, principalmente basati su vecchi farmaci citotossici. Nel 90 percento dei casi il cancro al pancreas si manifesta come adenocarcinoma duttale pancreatico (PDAC), proprio la malattia che gli scienziati sono riusciti a eliminare nei topi.
A ottenere la promettente remissione completa è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati spagnoli del Programma di Biologia dei Tumori presso il Centro Nacional de Investigaciones Oncológicas (CNIO) di Madrid, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi di molti istituti. Fra quelli coinvolti il Centro di Biotecnologie Molecolari e Dipartimento di Biotecnologie Molecolari e Scienze della Salute dell'Università di Torino, il Centre de Recherche en Cancérologie di Marsiglia (Francia), il Centro de Investigación Biomédica en Red Cancer (CIBERONC) e altri. I ricercatori, coordinati dal professor Mariano Barbacid Montalbán, noto biochimico per il suo lavoro sugli oncogeni, hanno raggiunto questo risultato straordinario colpendo le vie di segnalazione associate al gene KRAS, le cui mutazioni sono spesso coinvolte nell'adenocarcinoma duttale.
Sebbene il coinvolgimento di questo gene sia noto da molto tempo, ad oggi non sono stati ottenuti inibitori pienamente efficaci, soprattutto a causa dello sviluppo di resistenza tumorale che si innesca con farmaci dai benefici limitati. È proprio per questo che il professor Barbacid e colleghi hanno ipotizzato che colpire “i percorsi di segnalazione a livello di nodi indipendenti” del gene – piuttosto che KRAS stesso – avrebbe potuto avere gli esiti sperati. Così si sono concentrati sui percorsi di segnalazione (reti di comunicazione biochimica) chiamati RAF1, EGFR e STAT3 che sono stati inibiti geneticamente nei topi. Ebbene, questa procedura ha permesso di ottenere la regressione completa dalla malattia nei modelli murini per ben 300 giorni. Nella fase successiva dello studio hanno utilizzato dei farmaci ad hoc per sostituire l'ablazione, utilizzando gli inibitori RAS(ON) RMC-6236, Pan-ERBB Afatinib e STAT3 SD36, con i quali hanno ottenuto i medesimi risultati e senza comparsa di resistenza tumorale per almeno 250 giorni. “L'analisi del loro pancreas al termine dell'esperimento non ha rivelato segni di tessuto tumorale o persino di stroma desmoplastico”, ha spiegato il professor Barbacid in un comunicato dell'Istituto IMDEA.
Nell'ultimo esperimento sono stati coinvolti 18 topi in cui sono stati impiantati diversi tumori pancreatici umani; fra essi, dopo il trattamento, in 16 hanno ottenuto la remissione completa e assenza di comparsa di resistenza tumorale. La terapia, spiegano gli esperti, è stata ben tollerata da tutti gli animali coinvolti nella sperimentazione, gettando solide basi per il prosieguo della ricerca. Il prossimo, fondamentale passo, sarà infatti quello di testare sicurezza ed efficacia del trattamento anche nei trial clinici (su pazienti umani), nella speranza che si possano ottenere i medesimi, straordinari risultati osservati sui modelli murini. I dettagli della ricerca “A targeted combination therapy achieves effective pancreatic cancer regression and prevents tumor resistance” sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS.