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Trasformare i rifiuti di plastica in aceto usando la luce del sole: cosa hanno scoperto gli scienziati

Un nuovo studio dell Università di Waterloo mostra come la luce solare possa trasformare diversi rifiuti di plastica in aceto attraverso un processo di fotocatalisi.
A cura di Valeria Aiello
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Dai rifiuti di plastica all’aceto, utilizzando la luce del sole. È il risultato di un nuovo metodo sviluppato dai ricercatori dell’Università di Waterloo, che hanno creato un sistema in grado di convertire diversi tipi di plastica in acido acetico, il principale componente dell’aceto.

La ricerca nasce in un contesto di crescente preoccupazione per la diffusione di plastica nell’ambiente: frammenti e microplastiche sono stati individuati in numerosi ecosistemi terrestri e marini, alimentando i timori per gli effetti sugli organismi viventi e sulla salute umana.

Il nuovo metodo punta a trasformare proprio questi rifiuti in molecole utili attraverso la fotocatalisi, un processo che sfrutta la luce per avviare reazioni chimiche. “Il nostro obiettivo era risolvere la sfida dell’inquinamento da plastica convertendo i rifiuti di microplastica in prodotti di alto valore utilizzando la luce solare” ha spiegato il dottor Yimin Wu, professore di ingegneria meccanica e meccatronica presso l’Università di Waterloo.

In uno studio pubblicato su Advanced Energy Materials, i ricercatori hanno mostrato che il sistema può convertire diversi tipi di plastica comune – tra cui PVC, polipropilene, polietilene e PET, utilizzando solo la luce solare, suggerendo che questo approccio possa offrire una nuova strada per valorizzare i rifiuti plastici e ridurre l’impatto ambientale dei materiali difficili da riciclare.

Come funziona la trasformazione della plastica con la luce solare

Il sistema sviluppato dai ricercatori si basa su un processo di fotocatalisi a cascata ispirato ai meccanismi con cui alcuni funghi degradano la materia organica attraverso enzimi. Per ottenere questo effetto i ricercatori hanno progettato un materiale contenente atomi di ferro incorporati nel nitruro di carbonio, capace di attivarsi quando viene esposto alla luce solare e di innescare una serie di reazioni chimiche.

Durante il processo, le lunghe catene dei polimeri plastici vengono progressivamente frammentate e ossidate fino a trasformarsi in acido acetico con elevata selettività. La reazione avviene in acqua, un elemento che secondo gli autori potrebbe rendere il sistema particolarmente interessante per affrontare l’inquinamento da plastica negli ambienti acquatici.

Questo metodo consente all’energia solare abbondante e gratuita di scomporre l’inquinamento da plastica senza immettere ulteriore anidride carbonica nell’atmosfera” ha aggiunto il dottor Yimin Wu.

Un altro aspetto importante emerso dallo studio riguarda la possibilità di trattare miscele di plastica, una delle principali difficoltà del riciclo tradizionale. Il processo si è dimostrato efficace con diversi tipi di polimeri e potrebbe quindi essere applicato anche ai flussi di rifiuti reali.

Secondo Roy Brouwer, direttore esecutivo del Water Institute e coautore dello studio, l’innovazione potrebbe avere anche implicazioni economiche: “Sia dal punto di vista aziendale che sociale, i benefici finanziari ed economici associati a questa innovazione sembrano promettenti”.

Gli autori sottolineano tuttavia che la tecnologia è ancora in fase di sperimentazione e che ulteriori sviluppi saranno necessari per capire se il sistema potrà essere adattato a processi di riciclo e bonifica ambientale su scala più ampia alimentati dall’energia solare.

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