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Tirzepatide attiva il grasso bruno: cosa mostra il nuovo studio sulle punture per dimagrire

Uno studio pubblicato su Biomedicine & Pharmacotherapy evidenzia che la tirzepatide, nota per favorire una marcata perdita di peso soprattutto riducendo l’assunzione di cibo, interviene anche sul metabolismo energetico attivando il grasso bruno.
A cura di Valeria Aiello
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La tirzepatide, utilizzata per la perdita di peso e il diabete di tipo 2, è al centro di un nuovo studio che ne approfondisce l’azione sull’attivazione del grasso bruno.
La tirzepatide, utilizzata per la perdita di peso e il diabete di tipo 2, è al centro di un nuovo studio che ne approfondisce l’azione sull’attivazione del grasso bruno.

Le punture per dimagrire a base di tirzepatide possono agire anche attraverso un meccanismo finora non del tutto chiarito: l’attivazione del grasso bruno. È quanto emerge da un nuovo studio pubblicato su Biomedicine & Pharmacotherapy che analizza in modo più approfondito come il farmaco, già commercializzato con il nome Mounjaro per il diabete di tipo 2 e approvato in diversi Paesi anche per la gestione del peso, non si limiti a ridurre l’appetito, ma intervenga direttamente sul metabolismo dei lipidi.

Finora, l’efficacia della tirzepatide è stata infatti attribuita in gran parte alla riduzione dell’assunzione di cibo. Il farmaco agisce sui recettori di due ormoni, GIP e GLP-1, contribuendo a ridurre l’appetito e favorendo così un calo ponderale significativo. “Ma c’erano indicazioni che la tirzepatide esercitasse effetti sui tessuti adiposi che vanno oltre quelli derivanti dalla perdita di peso dovuta alla minore assunzione di cibospiegano gli autori del nuovo studio, guidato dalla ricercatrice Marion Peyrou dell’Istituto di Biomedicina dell'Università di Barcellona (IBUB).

Per indagare questo aspetto, i ricercatori hanno utilizzato un modello animale, poiché un’analisi di questo tipo non è fattibile negli esseri umani. Hanno quindi lavorato su topi resi obesi attraverso una dieta ricca di grassi e li hanno trattati con tirzepatide. I risultati sono stati confrontati con quelli di un secondo gruppo che, pur non ricevendo il farmaco, aveva consumato la stessa quantità di cibo. Questo ha permesso di distinguere gli effetti legati alla minore assunzione di cibo da quelli attribuibili direttamente al farmaco.

I risultati hanno mostrato che la tirzepatide attiva il tessuto adiposo bruno, un tipo di grasso metabolicamente attivo specializzato nel dispendio energetico. A differenza del grasso bianco, che accumula lipidi e si associa all’obesità, il grasso bruno “brucia” calorie producendo calore. Nei topi trattati si è osservato un aumento della capacità di consumo energetico e la produzione di batochine, molecole rilasciate dal tessuto bruno con effetti favorevoli sul metabolismo.

Secondo i ricercatori, questo meccanismo si associa al miglioramento dei livelli di glucosio e lipidi nel sangue osservato negli animali trattati, indicando che l’azione della tirzepatide non si limita alla soppressione dell’appetito ma coinvolge direttamente il metabolismo energetico. Un aspetto rilevante se si considera che obesità e diabete di tipo 2 sono riconosciuti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come tra le principali sfide sanitarie globali, strettamente legate ad alterazioni del metabolismo di glucosio e grassi.

Perché l’attivazione del grasso bruno è un dato rilevante nella ricerca sull’obesità

L’interesse scientifico per il tessuto adiposo bruno è cresciuto negli ultimi anni perché rappresenta uno dei pochi tessuti in grado di aumentare il dispendio energetico. Mentre il grasso bianco immagazzina energia, il grasso bruno la utilizza per produrre calore, contribuendo alla regolazione dell’equilibrio metabolico.

Attivare farmacologicamente questo tessuto è stato a lungo considerato un obiettivo promettente nella lotta contro l’obesità. Tuttavia, nelle precedenti terapie mirate all’attivazione del grasso bruno in fase di sperimentazione si sono riscontrati limiti di efficacia e anche effetti collaterali cardiovascolari, come riportato in diverse revisioni scientifiche sul tema.

Nel modello murino analizzato dal gruppo guidato da Marion Peyrou, l’attivazione del tessuto adiposo bruno indotta dalla tirzepatide non ha evidenziato effetti avversi di questo tipo. Inoltre, come riportano i ricercatori, “l’attivazione comporta una maggiore capacità di bruciare energia metabolica e la produzione di batochine da parte del tessuto adiposo bruno, molecole benefiche per il metabolismo”.

Questo elemento è rilevante perché inserisce la tirzepatide in un filone di ricerca che punta ad agire non solo sull’introito calorico ma anche sul consumo energetico. Resta però un dato preclinico: l’evidenza riguarda il modello murino analizzato nello studio e contribuisce a chiarire il meccanismo biologico del farmaco.

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