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Tempeste solari G2 in arrivo sulla Terra tra oggi e il 21 marzo: il bollettino degli esperti della NOAA

Lo Space Weather Prediction Center (SWPC) della NOAA ha annunciato l’arrivo di tempeste geomagnetiche tra il 19 e il 21 marzo 2026. L’allerta degli esperti nasce dall’osservazione di fenomeni combinati: il vento solare diretto verso la Terra scagliato da espulsioni di massa (CME) e un grande buco coronale.
A cura di Andrea Centini
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Illustrazione di un brillamento. Credit: iStock
Illustrazione di un brillamento. Credit: iStock

Per i tre giorni compresi tra oggi, giovedì 19 marzo 2026, e sabato 21, è stata diramata un’allerta per l’arrivo di una tempesta geomagnetica, una perturbazione del campo magnetico terrestre (magnetosfera) – più o meno intensa – provocata dall’impatto del vento solare scagliato dal Sole. Al momento si prevedono, per ciascuna delle tre giornate, fenomeni moderati di classe G2 che, come indicato nella scala della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), possono innescare problemi di tensione agli impianti elettrici e danni ai trasformatori (se prolungati), oltre a possibili impatti sulle operazioni satellitari, con la necessità di intervenire sulle traiettorie dei dispositivi. Non sono previste aurore boreali alle nostre latitudini. A segnalare l’arrivo della tempesta solare sono gli scienziati dello Space Weather Prediction Center (SWPC), l’istituto dell’agenzia federale statunitense che si occupa delle previsioni di meteo spaziale.

Il bollettino della NOAA sull’allerta per le tempeste solari in arrivo. Credit: SWPC/NOAA
Il bollettino della NOAA sull’allerta per le tempeste solari in arrivo. Credit: SWPC/NOAA

Come indicato nell’ultimo bollettino dello SWPC, aggiornato la sera del 18 marzo, la sequenza attesa di tempeste solari è legata a una combinazione di eventi: l’attività associata a due espulsioni di massa coronale (CME) seguita dall’arrivo di flussi di vento solare ad alta velocità provenienti da un buco coronale (CH HSS). “Ciò dovrebbe portare a un periodo di tempeste geomagnetiche”, evidenziano gli esperti della NOAA. Le espulsioni di massa coronale sono eventi che spesso seguono brillamenti o eruzioni solari molto energetici, ovvero esplosioni potentissime – paragonabili a centinaia di migliaia di bombe atomiche che esplodono simultaneamente – spesso legate alla riconnessione delle linee dei campi magnetici delle macchie solari, che possono “spezzarsi” e ricongiungersi rapidamente liberando un’enorme quantità di energia. Non sempre i brillamenti danno vita alle espulsioni di massa coronale, cioè allo “strappo” di materiale dalla corona solare, lo strato più esterno dell’atmosfera della nostra stella. Quando ciò avviene, si generano flussi di particelle cariche elettricamente o ionizzate – chiamate plasma – e campi magnetici che costituiscono il vento solare.

Se il vento solare punta la Terra, come in questo caso, l’impatto con il campo magnetico del nostro pianeta innesca le tempeste solari. Più è intenso, energetico e veloce il vento solare, più è forte la tempesta geomagnetica: quelle estreme (G5), come il famigerato Evento di Carrington del 1859, sono fenomeni talmente potenti da poter mettere in ginocchio il mondo intero per settimane o addirittura mesi, distruggendo infrastrutture elettriche e satelliti (con il rischio di sindrome di Kessler), e provocando effetti estremi su comunicazioni radio, internet e navigazione. Come indicato, tuttavia, tra oggi e il 21 marzo sono previsti fenomeni moderati (G2). A innescare le CME dirette verso la Terra, spiega il portale specializzato in meteo spaziale SolarHam, in un caso è stato un brillamento di classe M2.7 originatosi il 16 marzo sulla macchia solare AR 4392.

Lo Space Weather Prediction Center ha tuttavia parlato di fenomeni combinati. In direzione della Terra, infatti, non c’è solo il flusso di vento solare legato alla sopracitata espulsione di massa coronale, ma anche quello liberato da un grande buco coronale, una struttura scura (se osservata ai raggi X o comunque ad alte energie) in cui il plasma risulta più freddo e meno denso. Come spiegato a Fanpage.it dalla dottoressa Valentina Penza del Gruppo Solare dell’Università di Tor Vergata di Roma, in queste regioni il campo magnetico è aperto e lascia fluire nello spazio il vento solare. Anche in questo caso, se è rivolto verso la Terra, può dar vita a una tempesta geomagnetica. In genere le tempeste solari legate ai buchi coronali sono deboli o moderate, mentre le CME possono innescare fenomeni estremi.

Nel caso della sequenza prevista per il 19–21 marzo, i flussi combinati dei fenomeni dovrebbero dar vita a eventi di classe G2 e non superiori, ma – come ci ricordano eventi recenti – le previsioni del meteo spaziale sono molto complesse e spesso sottostimate, quindi potrebbero verificarsi anche tempeste geomagnetiche più importanti. Difficilmente, comunque, al netto di imprevedibili exploit, vedremo l’aurora boreale nei cieli d’Italia come avvenuto alcune volte negli ultimi due anni. L'astrofisico Tony Phillips ha spiegato sul portale specializzato spaceweather.com che l'impatto delle CME potrebbe essere amplificato dall'effetto Russell-McPherron, “che potenzia le tempeste che si verificano intorno all'equinozio di primavera”. Come abbiamo spiegato in questo articolo, quando si verificano gli equinozi il campo magnetico terrestre è allineato con quello del vento solare, così quando entrano in contatto si “annullano a vicenda”. Ciò indebolisce la magnetosfera – generando delle cosiddette “crepe” – e favorisce il passaggio del vento solare anche quando non è particolarmente veloce ed energetico. Ciò può amplificare gli effetti delle tempeste solari.

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