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SpaceX sposta l’attenzione da Marte alla Luna: il piano di Elon Musk per una città lunare

Elon Musk ha annunciato che SpaceX darà priorità alla costruzione di una “self-growing city” sulla Luna, mettendo Marte in secondo piano. L’obiettivo è costruire un insediamento lunare autosufficiente in meno di 10 anni.
A cura di Valeria Aiello
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Illusstrazione IA del lander di Starship sulla superficie della Luna: il veicolo con cui SpaceX collabora al programma Artemis della NASA e che Elon Musk indica come base per futuri insediamenti lunari autosufficienti
Illusstrazione IA del lander di Starship sulla superficie della Luna: il veicolo con cui SpaceX collabora al programma Artemis della NASA e che Elon Musk indica come base per futuri insediamenti lunari autosufficienti

SpaceX cambia rotta: la Luna diventa l’obiettivo immediato, mentre Marte passa in secondo piano. In una dichiarazione rilasciata domenica su X, Elon Musk ha annunciato che la sua società spaziale sta dando priorità alla costruzione di una “self growing city” sulla Luna, una città pensata per espandersi nel tempo attraverso moduli abitativi e infrastrutture autosufficienti, senza dipendere da rifornimenti continui dalla Terra.

Per chi non lo sapesse, SpaceX ha già spostato l’attenzione sulla costruzione di una città autosufficiente sulla Luna, poiché potenzialmente potremmo realizzarla in meno di 10 anni, mentre su Marte ci vorrebbero più di 20 anniha scritto Musk nel suo post.

La dichiarazione arriva a pochi giorni dall’acquisizione di xAI da parte di SpaceX, una mossa che rafforza l’ecosistema tecnologico di Musk e che lega sempre di più lo sviluppo dell’intelligenza artificiale alle ambizioni di esplorazione spaziale. L’operazione unisce due delle sue aziende più ambiziose all’interno di quella che è già considerata la società privata più preziosa al mondo, con implicazioni che vanno ben oltre il settore aerospaziale.

Il cambio di prospettiva di SpaceX è in linea con le ambizioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che a dicembre ha ribadito la volontà di riportare astronauti americani sulla Luna entro il 2028 nell’ambito del Programma Artemis della NASA, relegando per ora Marte a un obiettivo di più lungo periodo.

Perché SpaceX ora punta la Luna e non Marte

Nel suo messaggio, Musk ha chiarito che la scelta di dare priorità alla Luna non è ideologica ma profondamente pratica. “È possibile viaggiare su Marte solo quando i pianeti si allineano ogni 26 mesi, con un tempo di viaggio di circa sei mesi, mentre possiamo partire per la Luna ogni 10 giorni e arrivare in due giorni. Questo significa che possiamo completare una città sulla Luna molto più velocemente di una su Marte”.

La frequenza delle missioni e i tempi di percorrenza ridotti consentirebbero a SpaceX di testare tecnologie, correggere errori e costruire infrastrutture in modo incrementale, accelerando enormemente i tempi rispetto a qualsiasi progetto marziano. Tuttavia, Musk ha precisato che questo non equivale ad abbandonare il sogno di Marte.

SpaceX si impegnerà anche a costruire una città su Marte e inizierà a farlo tra circa 5 e 7 anni, ma la priorità assoluta è garantire il futuro della civiltà e la Luna è più veloce. La missione di SpaceX rimane la stessa: estendere la coscienza e la vita come le conosciamo alle stelle”.

Artemis, il contratto con la NASA e il nodo di Starship

Il focus lunare di SpaceX si lega direttamente al programma Artemis della NASA, di cui la società di Elon Musk è uno dei principali attori industriali. SpaceX ha infatti un contratto da quasi 3 miliardi di dollari per realizzare il lander della missione Artemis III, il veicolo destinato a trasportare l’equipaggio dalla navicella in orbita fino alla superficie della Luna. Per questo compito l’azienda prevede di utilizzare Starship, il più grande sistema di razzi e veicoli spaziali mai costruito, progettato — secondo Musk — proprio per trasportare gli esseri umani anche su Marte.

Starship, però, è ancora in una fase di sviluppo delicata. Il veicolo non ha mai effettuato un volo operativo né raggiunto l’orbita terrestre, ed ha accumulato una serie di esplosioni durante i test. SpaceX dovrebbe introdurre una nuova generazione di prototipi già all’inizio di marzo, un passaggio considerato decisivo per dimostrare la maturità e l’affidabilità del sistema.

Nel frattempo, i ritardi accumulati nello sviluppo del lander lunare di Artemis III avevano creato tensioni attorno al programma. Lo scorso anno Jean Duffy, allora segretario ai Trasporti dell’amministrazione Trump e per un breve periodo amministratore facente funzioni della NASA, aveva criticato apertamente SpaceX, avvertendo che l’azienda non sembrava rispettare le tempistiche previste. Duffy arrivò a minacciare l’esclusione di SpaceX dalla missione Artemis III, ipotizzando di affidare il lavoro al principale concorrente, Blue Origin, la società spaziale fondata da Jeff Bezos.

Da allora, però, il clima è cambiato. I funzionari della NASA non hanno più rilasciato dichiarazioni pubbliche sul contratto del lander lunare Artemis III, soprattutto dopo la conferma, a dicembre, del nuovo amministratore della NASA: il miliardario e CEO del settore tecnologico Jared Isaacman.

Un silenzio che coincide con la nuova priorità annunciata da Musk e che suggerisce come, anche alla luce dell’avanzata la Cina, gli Stati Uniti stiano accelerando le scelte operative sulla Luna, rimandando Marte a una fase successiva.

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