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Covid 19

Scoperto il “raffreddore lungo”, una nuova malattia emersa grazie agli studi sulla Covid

Un team di ricerca internazionale ha scoperto il “Long Cold” (il raffreddore lungo), una nuova malattia caratterizzata da sintomi che compaiono settimane dopo il superamento della fase acuta di un’infezione respiratoria diversa dalla COVID-19, come l’influenza o una polmonite. La scoperta è legata agli studi sul Long Covid e diversi sono in comune. Ma ci sono delle differenze.
A cura di Andrea Centini
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I ricercatori ritengono di aver scoperto una malattia completamente nuova che hanno deciso di soprannominare Long Cold, cioè “raffreddore lungo”, un nome scelto per richiamare ciò che accade col Long Covid. In parole semplici, si tratterebbe di sintomi a lungo termine che si manifestano in seguito a infezioni respiratorie diverse dalla COVID-19, la patologia provocata dal coronavirus SARS-CoV-2. Gli autori del nuovo studio ritengono che anche il raffreddore, l'influenza, le sindromi parainfluenzali, le polmoniti e altre infezioni respiratorie possano lasciare strascichi più o meno significativi a distanza di tempo (oltre quattro settimane dopo) dall'evento acuto. Si tratta di un insieme di sintomi aspecifici – come tosse e diarrea – molto difficili da inquadrare dal punto di vista dell'origine e della diagnosi, ma che proprio grazie agli studi sulla pandemia di COVID-19 e sulle sue sequele possono essere associati a virus respiratori.

A condurre il nuovo studio è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati del Barts and The London School of Medicine and Dentistry della Queen Mary University di Londra, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Wolfson Institute of Population Health e del Blizard Institute. I ricercatori, coordinati dall'epidemiologa ed esperta di statistica italiana Giulia Vivaldi, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver messo a confronto le sequele post-acute presenti nei pazienti infettati dal SARS-CoV-2 e quelle rilevate in pazienti colpiti da altre ARI (infezioni respiratorie acute). Si sono concentrati su 16 potenziali sintomi del Long Covid e sul loro impatto sulla qualità della vita, tutti segnalati tra il 21 gennaio e il 15 febbraio 2021 da oltre 10.000 persone non sottoposte al vaccino anti Covid. È noto che l'affaticamento, la nebbia cerebrale, i problemi cognitivi, le difficoltà respiratorie, i dolori, le vertigini e altre conseguenze del Long Covid hanno effetti sanitari, sociali ed economici potenzialmente devastanti per i pazienti, con alcuni costretti persino ad abbandonare il lavoro o gli studi. Considerando che la condizione riguarda decine di milioni di persone (il 10 percento del totale dei contagiati dal patogeno pandemico, circa 800 milioni di individui), si tratta di un problema enorme che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) non ha esitato a definire un'emergenza globale.

Come spiegato in un articolo su The Conversation, la professoressa Vivaldi e i colleghi hanno confrontato la presenza dei suddetti 16 sintomi in tre gruppi di pazienti: il primo era composto da persone che avevano contratto la COVID-19; il secondo da chi aveva segnalato un’altra infezione respiratoria acuta risultando negativo alla Covid; e il terzo da chi non aveva segnalato né Covid né altre ARI. I ricercatori hanno tenuto in considerazione anche lo stato di salute generale prima dell'eventuale positività e la presenza di altre patologie respiratorie. Incrociando tutti i dati è emerso che i 16 sintomi presi in considerazione erano più comuni nei pazienti che avevano avuto la Covid rispetto a chi non aveva segnalato infezioni, tuttavia “non erano esclusivi”. Anche i pazienti colpiti da altre ARI avevano infatti manifestazioni simili, pur con alcune differenze. Ad esempio nel gruppo Covid la perdita di capelli, l'alterazione / perdita dell'olfatto e del gusto (anosmia, ageusia, disgeusia), il battito cardiaco alterato e la sudorazione anomala erano più comuni. Ma diversi altri sintomi comuni come la tosse, la diarrea, il mal di stomaco erano frequenti in entrambi in gruppi. Ciò suggerisce che anche le altre ARI hanno sequele a lungo termine, che si manifestavano mediamente a 11 settimane dalla fase acuta dell'infezione. Da qui l'idea di coniare il nome della nuova malattia “Long Cold”, che può essere anche “Long Flu” e simili. Non si tratta di un nome ufficiale che può già essere trovato nei manuali di medicina, ma è sicuramente una scoperta interessante che può far luce su condizioni di salute criptiche e di difficile interpretazione.

“Una mancanza di consapevolezza, o anche la mancanza di un termine comune, come ‘raffreddore lungo' o ‘influenza lunga', impedisce sia la segnalazione che la diagnosi di queste condizioni. E le persone che segnalano il loro raffreddore lungo potrebbero ancora avere difficoltà a ottenere una diagnosi, a causa dell’ampia gamma di sintomi e della mancanza di test diagnostici”, ha spiegato la professoressa Vivaldi. Al momento gli scienziati non sanno se gravità e durata dei sintomi del Long Covid e del Long Cold possano essere paragonabili. I dettagli della ricerca “Long-term symptom profiles after COVID-19 vs other acute respiratory infections: an analysis of data from the COVIDENCE UK study” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica eClinical Medicine, parte di THE LANCET Discovery Science.

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