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Scoperta molecola che blocca il mortale tumore al cervello in test preclinici: possibile pillola innovativa

I ricercatori dell’Università della Virginia hanno identificato una molecola in grado di bloccare l’attività del glioblastoma, il più comune e mortale cancro al cervello negli adulti. Il composto, testato su modelli animali, attraversa la barriera ematoencefalica, non colpisce le cellule sane e non scatena effetti collaterali significativi. Speranze per una pillola potenzialmente rivoluzionaria contro questa malattia incurabile.
A cura di Andrea Centini
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Scansioni cerebrali
Scansioni cerebrali

I ricercatori hanno scoperto una molecola in grado di bloccare il gene responsabile del glioblastoma, il più comune, aggressivo e mortale tumore al cervello negli adulti. Tale composto non solo sembra colpire soltanto le cellule malate, risparmiando il tessuto cerebrale sano, ma è anche in grado di attraversare con successo la barriera ematoencefalica, il filtro che protegge il cervello da agenti patogeni e composti tossici (e che, a causa delle maglie molto strette, non lascia passare nemmeno molti farmaci).

Al momento l'efficacia della molecola è stata dimostrata solo su modelli animali, ma gli scienziati sono fiduciosi che i risultati possano essere applicati anche all'essere umano, dopo aver naturalmente completato il lungo e complesso percorso di ricerca necessario. A rendere questa potenziale terapia innovativa così promettente è il fatto che si basa su un percorso terapeutico mai sperimentato in precedenza; inoltre, grazie alla capacità di superare lo “scudo” a protezione dell'encefalo, i ricercatori pensano di poter tradurre la molecola in un farmaco orale: una semplice pillola per combattere una delle forme di cancro più pericolose.

A scoprire la molecola in grado di bloccare il gene responsabile del glioblastoma è stato un team di ricerca internazionale guidato da scienziati statunitensi della Facoltà di Medicina dell'Università della Virginia, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Ingegneria Biologica del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e del Dipartimento di Informatica Biomedica della Scuola di Medicina dell'Università di Harvard. I ricercatori coordinati dal professor Hui Li, docente presso il Dipartimento di Patologia dell'ateneo di Charlottesville, hanno raggiunto questo importantissimo risultato approfondendo i dati di una precedente ricerca del 2020, nella quale avevano identificato l'oncogene responsabile del glioblastoma, ovvero il gene (chiamato advillinaAVIL) le cui mutazioni innescano la proliferazione delle cellule malate nel cervello. Attraverso un approccio informatico chiamato “screening ad alto rendimento”, il professor Li e colleghi hanno setacciato numerosi composti potenzialmente in grado di bloccare AVIL, trovando poi quello che combaciava meglio con il bersaglio terapeutico.

Gli studiosi hanno testato la molecola appena identificata su modelli murini (topi) affetti da cancro cerebrale, osservando diversi benefici. Non solo è in grado di bloccare l'attività maligna dell'oncogene, ma supera con successo la barriera ematoencefalica, non ha effetti negativi sulle cellule sane (astrociti compresi) e non determina effetti collaterali significativi. Si tratta di risultati preziosi che, naturalmente, dovranno essere replicati nella sperimentazione clinica – i test sull'essere umano – per essere certi di aver trovato una nuova promettente terapia per questo tumore incurabile.

Come spiegato dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), infatti, la sopravvivenza mediana del glioblastoma “è di circa 15 mesi, con un tasso di sopravvivenza di circa il 5% a 5 anni dalla diagnosi dopo trattamento con radioterapia e chemioterapia con temozolomide”. Senza alcun trattamento la morte sopraggiunge dopo pochi mesi e i trattamenti ad oggi disponibili servono solo a rallentare i sintomi, sebbene in un caso i medici del Programma di immunoterapia cellulare e del Mass General Cancer Center del Massachusetts General Hospital siano riusciti a eliminare il tumore maligno in un uomo di 72 anni.

Il glioblastoma è una malattia devastante. Fondamentalmente non esiste una terapia efficace. La novità è che stiamo prendendo di mira una proteina da cui dipendono in modo esclusivo le cellule del GBM, e possiamo farlo con una piccola molecola che ha una chiara attività in vivo. A nostra conoscenza, questo percorso non è mai stato sfruttato terapeuticamente prima”, ha spiegato il professor Li in un comunicato stampa. “I pazienti affetti da GBM hanno disperatamente bisogno di opzioni migliori. La terapia standard non è cambiata radicalmente da decenni e la sopravvivenza rimane scarsa. Il nostro obiettivo è introdurre in clinica un meccanismo d'azione completamente nuovo, che colpisca una vulnerabilità fondamentale nella biologia del glioblastoma”, ha chiosato il professor Li. I dettagli della ricerca “A first-in-class small-molecule inhibitor targeting AVIL exhibits safety and antitumor efficacy in preclinical models of glioblastoma” sono stati pubblicati su Science Translational Medicine.

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