Salvano “a mano” uno squalo orribilmente ferito dalla plastica: il video del coraggioso intervento

Al largo di Pico e Faial, due isole dell’arcipelago portoghese delle Azzorre, l’equipaggio di un’imbarcazione ha salvato la vita a uno squalo azzurro o verdesca (Prionace glauca) con le mani, tagliando con coraggio la cinghia di plastica che gli stava provocando una ferita orrenda. L'oggetto, infatti, era rimasto incastrato attorno al corpo dello squalo quando era ancora piccolo, diventando così un terribile strumento di tortura a forma di collare. La plastica, invece di rompersi, con l’accrescimento è penetrata nella carne del pesce cartilagineo, innescando una profonda ferita circolare all’altezza delle fessure branchiali e davanti alle pinne pettorali. È un’immagine emblematica dell’impatto devastante causato dall’incuria e dall’inciviltà dell’essere umano, paragonabile alla famosissima fotografia della tartaruga marina deformata dagli anelli di plastica usati per trasportare le birre (oggi eliminati da molte case produttrici proprio a causa del significativo impatto ambientale).

Per sua fortuna, lo squalo azzurro ha incontrato due angeli custodi: lo skipper e guida subacquea Martijn Schouten e lo skipper e divemaster Ricardo Ventura, entrambi nel team di CW Azores, che quel giorno navigavano nel cuore dell’Oceano Atlantico proprio per accompagnare alcuni subacquei a osservare i meravigliosi pesci. La storia ha qualche anno, dato che risale al 26 agosto 2022; tuttavia, come spesso accade nell’epoca dei social network, solo di recente è stata notata ed è diventata virale, dopo la pubblicazione di un post ad hoc su Instagram.

Alla luce della particolarità del salvataggio, Fanpage.it ha deciso di contattare i protagonisti di questa triste vicenda a lieto fine, che ci hanno raccontato alcuni preziosi dettagli dell'intervento. Il salvataggio si è svolto nelle acque attorno al Condor Bank (o Banco do Condor), una montagna sottomarina a una dozzina di miglia dall’isola di Faial. È uno dei luoghi più spettacolari e apprezzati dove compiere immersioni nell’Atlantico, proprio per la presenza di squali (compresi i mako), mante, grandi pesci pelagici come tonni e barracuda, ricciole e altri animali che sfruttano la risalita di nutrienti (e prede) lungo la colonna d’acqua. Non è un luogo adatto ai principianti, a causa della presenza di forti correnti e della profondità di centinaia di metri, ma lo spettacolo per gli appassionati del grande blu è mozzafiato.

"Io e il mio collega e skipper Ricardo Ventura ci siamo diretti al Condor Bank per un’immersione con gli squali assieme agli ospiti di CW Azores", ha spiegato Martijn a Fanpage.it. "Poco dopo il nostro arrivo sul posto – ha aggiunto l’istruttore di immersioni – abbiamo avvistato le prime verdesche, tra le quali questo esemplare che aveva una cinghia di plastica attorno al collo. Era evidente che la cinghia fosse lì da molto tempo e stava tagliando in profondità la carne dello squalo. Dopo una breve discussione, abbiamo deciso che sarebbe stato più sicuro provare a tagliare la cinghia dalla barca, senza entrare in acqua." La reazione dello squalo al tentativo di salvataggio, infatti, avrebbe potuto essere imprevedibile e aggressiva; anche una piccola ferita con sangue, ad esempio, avrebbe potuto alterare gli altri esemplari presenti. A tal proposito, recentemente abbiamo raccontato la storia di un subacqueo israeliano divorato nelle acque di Hadera da un gruppo di squali bruni (Carcharhinus obscurus), considerati generalmente innocui: uno di essi lo morse alla mano "attratto" dalla action camera, innescando una frenesia alimentare tra gli esemplari presenti che ha portato all’attacco mortale.

"Dopo alcuni tentativi falliti in cui lo squalo passava troppo lontano dall’imbarcazione, sono finalmente riuscito a infilare le dita sotto la cinghia e a tagliarla con il mio coltello da sub!», ha affermato Martijn con entusiasmo. Nel video sottostante, filmato da Ricardo, si può vedere la rapida e chirurgica operazione, grazie alla quale il predatore pelagico è stato finalmente liberato dalla morsa letale. Chiaramente non è un’operazione da emulare senza sapere esattamente come comportarsi in simili circostanze (il consiglio è sempre quello di chiamare i soccorsi). Martijn e Ricardo sono “lupi di mare” che conoscono bene questi animali e hanno dovuto agire con rapidità per non perdere l’occasione di salvare lo squalo.
"Abbiamo festeggiato per un po’ il fatto di aver potuto liberare questo splendido animale, prima di immergerci con gli squali. Sorprendentemente, l’esemplare non si è minimamente curato di ciò che era appena accaduto ed è rimasto vicino alla barca per ben oltre un’ora, dandoci la possibilità di scattare alcune foto senza la cinghia di plastica al collo!", ha concluso la guida subacquea.
Ricardo ha sottolineato che, se tutti noi ci comportassimo meglio con i rifiuti che produciamo, non sarebbero necessari simili interventi per salvare gli animali. Sono infatti moltissimi – si parla di centinaia di migliaia o addirittura milioni ogni anno – quelli che muoiono tra atroci sofferenze, lontani dallo sguardo benevolo di chi, come i protagonisti di questa storia, può intervenire in loro aiuto. Recentemente abbiamo pubblicato le foto di alcuni uccelli rimasti intrappolati nelle lenze abbandonate nell’ambiente, vittime innocenti della nostra inciviltà e superficialità.