29 Aprile 2022
11:42

Questa dieta può aiutarti a vivere di più e in salute

A suggerirla è il gerontologo Valter Longo che ha identificato come il consumo di alcuni cibi influisca sull’invecchiamento e la durata della vita sana.
A cura di Valeria Aiello

Si chiama “dieta della longevità” e promette una vita più lunga e più sana, rappresentando una solida base per le raccomandazioni nutrizionali e la ricerca futura. Ad elaborarla è il gerontologo Valter Longo della University of Southern California che, insieme alla sua collega Rozalyn Anderson dell’Università del Winsconsin, ha definito “un approccio multi-pilastro” adattato all’età e allo stato di salute, che fornirebbe le migliori possibilità di massimizzare la durata delle nostre singole vite.

Per delineare questo approccio, Longo e la sua collega hanno esaminato una serie di ricerche sulla nutrizione e longevità in una varietà di esseri viventi, mettendole in relazione con la nostra stessa specie. “Abbiamo esplorato il legame tra nutrienti, digiuno, geni e longevità in specie a vita breve e abbiamo collegato questi legami a studi clinici ed epidemiologici su primati e umani, compresi i centenari – ha spiegato Longo – . Adottando un approccio basato su oltre un secolo di ricerca, possiamo iniziare a definire una dieta della longevità che non sia una restrizione dietetica intesa solo a determinare una perdita di peso, ma uno stile di vita incentrato sul rallentamento dell’invecchiamento”.

Tale approccio, descritto in un articolo appena pubblicato su Cell, si basa su scelte alimentari che includono “tanti legumi, cereali integrali e verdure; alcuni pesci; niente carne rossa o carni lavorate e poche carni bianche; basso contenuto di zuccheri e cereali raffinati; buoni livelli di noci e olio d’oliva e un po’ di cioccolato fondente” ha precisato l’esperto, riportando alcune delle caratteristiche chiave della dieta ottimale. Queste prevedono dunque un’assunzione di carboidrati da moderata ad alta da fonti non raffinate, un basso ma sufficiente apporto di proteine da fonti in gran parte di origine vegetale, e grassi vegetali sufficienti a fornire circa il 30% del fabbisogno energetico.

Idealmente, indicano i due esperti, i pasti della giornata dovrebbero avvenire tutti entro una finestra di 11-12 ore, consentendo così un periodo giornaliero di digiuno. Andrebbe inoltre previsto un ciclo di 5 giorni di una dieta a digiuno o che imita il digiuno ogni 3-4 mesi che “può anche aiutare a ridurre la resistenza all’insulina, la pressione sanguigna e altri fattori di rischio per le persone con aumentato rischio di malattie”.

Le prospettive della dieta della longevità

Il prossimo passo nella ricerca sulla dieta della longevità, sarà uno studio su 500 persone che si svolgerà nel Sud Italia. “La dieta della longevità presenta somiglianze e differenze con la dieta mediterranea spesso adottata nelle ‘zone blu’ di super invecchiamento, inclusa la Sardegna, ma anche Okinawa, in Giappone, e Loma Linda, in California – ha indicato Longo – . Le diete comuni in queste comunità note per un numero elevato di persone di età pari o superiore a 100 anni sono spesso in gran parte a base vegetale o di pescato, e sono relativamente povere di proteine. Ma la dieta della longevità rappresenta un’evoluzione di queste ‘diete centenarie’”.

Come premesso, oltre alle caratteristiche generali, la dieta della longevità è adattata agli individui in base al sesso, all’età, allo stato di salute e alla genetica. “Ad esempio, le persone di età superiore ai 65 anni potrebbero aver bisogno di aumentare l’apporto di proteine ​​per contrastare la fragilità e la perdita di massa corporea magra” sottolinea l’esperto, riportando come dai suoi studi sia emerso che quantità proteiche più elevate siano migliori per le persone sopra i 65 anni ma non ottimali per quelle sotto i 65 anni.

In tal senso, ha concluso Longo, rimane di fondamentale importanza arrivare alla personalizzazione della propria dieta con l’aiuto di un esperto in nutrizione che possa definire “un piano incentrato su piccoli cambiamenti da adottare per tutta la vita, piuttosto che su grandi cambiamenti che causeranno una grave e dannosa perdita di grasso corporeo e massa magra, seguita da un recupero del grasso perso, una volta che la persona abbandona la dieta molto restrittiva. Questi piccoli cambiamenti, come misura preventiva, ci aiuteranno a prevenire la morbilità, sostenendo la nostra salute in età avanzata”.

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