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Problemi con il campione di asteroide, la NASA non riesce ad aprire il contenitore di raccolta

Il coperchio del contenitore principale all’interno della capsula che ha portato sulla Terra un campione dell’asteroide Bennu non è stato ancora rimosso: due dei 35 elementi di fissaggio risultano bloccati.
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A cura di Valeria Aiello
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Il contenitore di raccolta (TAGSAM), il dispositivo di campionamento utilizzato dalla NASA per prelevare un campione dell'asteroide Bennu. Credit: NASA/Erika Blumenfeld e Joseph Aebersold
Il contenitore di raccolta (TAGSAM), il dispositivo di campionamento utilizzato dalla NASA per prelevare un campione dell'asteroide Bennu. Credit: NASA/Erika Blumenfeld e Joseph Aebersold

La NASA sta riscontrando problemi con l’apertura del contenitore di raccolta del campione prelevato dall’asteroide Bennu: a circa un mese dall’atterraggio della capsula nel deserto dello Utah e il successivo trasferimento in una camera speciale del Johnson Space Center di Houston, in Texas, due elementi di fissaggio del coperchio del Touch and Go (TAGSAM), il dispositivo che ha permesso il raccogliere e preservare dalla contaminazione il materiale prelevato dalla superficie della roccia spaziale, risultano ancora bloccati. “Nonostante i molteplici tentativi di rimozione – ha spiegato l’Agenzia americana in una notadue dei 35 elementi di fissaggio non possono essere rimossi con gli attuali strumenti approvati per l’uso nel vano della capsula di Osiris-Rex”.

Campione di asteroide, l’intoppo nell’apertura del contenitore di raccolta

Le operazioni di smontaggio della capsula che ha portato sulla Terra il campione dell’asteroide Bennu si stanno svolgendo presso il Johnson Space Center, dove la NASA ha completato la procedura di recupero del materiale extra trovato sotto il primo coperchio. Analisi preliminari hanno rivelato la presenza di un alto contenuto di carbonio e acqua, che insieme potrebbero indicare che gli elementi costitutivi della vita sulla Terra possano essere trovati anche nel campione di roccia custodito all’interno del contenitore di raccolta TAGSAM. L’intoppo riscontrato nella sua apertura sta tuttavia complicando le operazioni di recupero.

Non riuscendo a rimuovere gli ultimi due elementi di fissaggio del coperchio, il team del Johnson Space Center “ha cambiato il suo approccio nell’apertura del coperchio del TAGSAM, che contiene la maggior parte della roccia e della polvere raccolte nel 2020 – ha precisato la NASA – . Il team sta lavorando per sviluppare e implementare nuove strategie per estrarre il materiale, continuando a mantenere il campione al sicuro e incontaminato”.

Il problema risiede nel fatto che gli strumenti utilizzati dal team devono potersi adattare agli spazi del vano dove è custodito il contenitore, all’interno del quale scorre un flusso di azoto che preserva il tutto dalla contaminazione da parte della nostra stessa atmosfera. “Gli strumenti di qualsiasi soluzione proposta per estrarre il materiale rimanente devono essere in grado di adattarsi all’interno del vano e non devono compromettere l’integrità scientifica della raccolta – ha aggiunto la NASA – . Qualsiasi procedura deve essere coerente con gli standard della camera bianca”.

Nel contenitore di raccolta ci sono 250 grammi dell’asteroide Bennu

Secondo le stime della NASA, all’interno del contenitore di raccolta ci sono 250 grammi di polvere e roccia prelevati da Bennu, un asteroide carbonioso scoperto nel 1999 e classificato come potenzialmente pericoloso per la Terra (Near-Earth Object, NEO) perché, periodicamente, transita vicino al nostro pianeta.

La NASA ha quindi interesse a comprendere la natura di Bennu per ragioni di difesa – i calcoli indicano che Bennu potrebbe colpire la Terra, con una probabilità di impatto di 1 su 1.800 tra il 2178 e il 2290 – ma soprattutto perché si ritiene che questo tipo di asteroidi, che si trovano concentrati tra Marte e Giove, abbia avuto origine in seguito alla disgregazione di un corpo genitore molto più grande, formatosi 4,5 miliardi di anni fa, durante la formazione del Sistema Solare.

L’asteroide Bennu potrebbe quindi raccontare la nostra storia come se fosse un “fossile spaziale”, fornendo informazioni utili alla comprensione della formazione dei pianeti e l’origine delle sostanze organiche e dell’acqua che hanno portato alla vita sulla Terra.

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