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Perché non troviamo gli alieni? Il meteo spaziale potrebbe nascondere i loro segnali

Una nuova ricerca del SETI Institute suggerisce che il meteo spaziale attorno alle stelle potrebbe alterare i segnali radio di eventuali civiltà extraterrestri, rendendoli più difficili da rilevare. Il fenomeno, causato dal plasma nei venti stellari, potrebbe contribuire a spiegare parte del cosiddetto “silenzio cosmico”.
A cura di Valeria Aiello
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Via Lattea nel cielo notturno sopra un osservatore, simbolo della ricerca di civiltà extraterrestri.
Secondo una nuova ricerca del SETI Institute, il meteo spaziale attorno alle stelle potrebbe alterare i segnali radio di eventuali civiltà extraterrestri, rendendoli più difficili da rilevare.

Se l’universo è pieno di pianeti, perché non troviamo gli alieni? Secondo una nuova ricerca del SETI Institute, il problema potrebbe non essere l’assenza di civiltà extraterrestri, ma il modo in cui i loro segnali radio vengono alterati ancora prima di lasciare il sistema stellare di origine. Lo studio, pubblicato su The Astrophysical Journal, suggerisce che il meteo spaziale attorno alle stelle potrebbe rendere molto più difficile rilevare eventuali trasmissioni tecnologiche provenienti da altri pianeti.

Da decenni le ricerche SETI si concentrano soprattutto sui segnali radio a banda stretta, perché difficilmente possono essere prodotti da processi naturali. Ma il nuovo studio evidenzia una complicazione spesso trascurata: anche se una civiltà extraterrestre producesse un segnale perfettamente definito, questo potrebbe non rimanere tale mentre attraversa l’ambiente stellare vicino alla sua origine.

Le ricerche SETI sono spesso ottimizzate per segnali estremamente stretti” spiega Vishal Gajjar, astronomo del SETI Institute e autore principale dello studio. “Se un segnale viene allargato dall’ambiente della sua stella, può scendere al di sotto delle nostre soglie di rilevamento, anche se è presente, contribuendo potenzialmente a spiegare parte del silenzio radio che abbiamo osservato nelle ricerche di tecnofirme”.

Per capire quanto questo effetto possa incidere sulle osservazioni, i ricercatori hanno utilizzato un riferimento che possiamo osservare direttamente: le trasmissioni radio delle sonde spaziali nel Sistema solare. Analizzando questi segnali, il team ha calibrato il modo in cui le condizioni del meteo spaziale possono ampliare un segnale a banda stretta, per poi estendere il modello a diversi tipi di sistemi stellari.

Secondo i risultati, l’effetto potrebbe essere particolarmente rilevante attorno alle nane rosse di tipo M, stelle molto attive che rappresentano circa il 75% di tutte quelle presenti nella Via Lattea. In questi ambienti l’attività stellare potrebbe ampliare i segnali radio prima ancora che lascino il sistema planetario, rendendoli più difficili da distinguere nelle ricerche tradizionali.

Come il meteo spaziale nasconde i segnali alieni

Il meteo spaziale può alterare i segnali radio attraverso il plasma nei venti stellari, il gas ionizzato che costituisce il materiale espulso dalle stelle. Fluttuazioni di densità in questo plasma e fenomeni eruttivi come le espulsioni di massa coronale possono deformare le eventuali onde radio provenienti da pianeti che trasmettono segnali tecnologici.

In pratica, un segnale originariamente molto concentrato in una singola frequenza può essere “spalmato” su una banda più ampia. Questo processo riduce l’intensità del picco che gli strumenti SETI cercano di individuare, rendendo il segnale più difficile da distinguere dal rumore cosmico di fondo.

Schema che mostra come l’attività stellare può ampliare un segnale radio a banda stretta proveniente da un pianeta.
Schema che mostra come l’attività stellare possa ampliare un segnale radio a banda stretta proveniente da un pianeta, rendendolo più difficile da rilevare nelle ricerche SETI. Credit: Vishal Gajjar / SETI Institute.

Lo studio mostra che questo effetto potrebbe verificarsi molto vicino alla sorgente del segnale, prima ancora che le onde radio inizino il lungo viaggio nello spazio interstellare. Nella maggior parte delle ricerche di tecnofirme gli scienziati tengono conto delle distorsioni che avvengono durante il tragitto tra le stelle, ma questa ricerca suggerisce che parte del problema potrebbe nascere già nel sistema stellare di partenza.

Quantificando il modo in cui l’attività stellare può rimodellare i segnali a banda stretta, possiamo progettare ricerche più adatte a ciò che effettivamente arriva sulla Terra, non solo a ciò che potrebbe essere trasmesso” afferma Grayce C. Brown, assistente di ricerca del SETI Institute e coautrice dello studio.

Secondo gli autori, queste nuove informazioni potrebbero aiutare a migliorare le strategie di ricerca delle tecnofirme. Le future osservazioni potrebbero infatti concentrarsi anche su segnali leggermente più larghi e su frequenze radio più elevate, dove gli effetti del plasma stellare risultano meno pronunciati. In questo modo, ciò che oggi appare come “silenzio cosmico” potrebbe rivelarsi semplicemente il risultato di segnali che finora non siamo stati in grado di riconoscere.

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