Perché Crans-Montana è stato un “disastro di massa”: l’esperto spiega come si gestisce l’emergenza

L'ultimo drammatico esempio è stato l'incendio di Crans-Montana, che ha causato 40 vittime, tra cui sei ragazzi italiani, e oltre 110 feriti. Quando un incidente grave causa un numero di feriti tale che non può essere gestito dagli ospedali del posto si attiva un protocollo di cooperazione internazionale che chiama in gioco le strutture e gli esperti di altri Paesi, uniti tutti dallo stesso obiettivo: fare il possibile per salvare il maggior numero di vite e curare i sopravvissuti.
In termini tecnici, questi eventi vengono chiamati "mass disaster", ovvero "disastri di massa". Possono avere diverse cause, ad esempio essere il risultato di eventi estremi naturali, ma anche di incidenti, esplosioni o incendi. Nello specifico se il disastro di massa è causato da un incendio di grandi dimensioni, come quello che ha colpito il locale Le Constellation, si parla di Burn mass casualty incidents (BMCI), ovvero incidenti in cui un numero elevato di persone subisce ustioni gravi, che essendo eventi rari possono facilmente sovraccaricare le strutture sanitarie, spesso non attrezzate per gestire contemporaneamente un numero importante di questi casi.
Giuseppe Perniciaro dirige la Struttura Complessa del Centro Grandi Ustionati e Chirurgia Plastica dell’ospedale Villa Scassi di Genova ed è membro della Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva-rigenerativa ed Estetica (SICPRE). Ha una lunga esperienza nella gestione dei disastri di massa: subito dopo quello di Crans-Montana il centro da lui diretto ha fornito all'ospedale Niguarda di Milano le scorte di bromelina, il farmaco altamente specializzato fondamentale durante le prime fasi del trattamento delle ustioni gravi.
Cosa definisce un disastro di massa?
La prima cosa da tenere a mente è che un disastro di massa non necessariamente implica centinaia di feriti. Può trattarsi di un disastro di massa anche quando ci sono dieci feriti, se si verifica in una località in cui questo crea un sovraccarico a livello locale.
Molto dipende quindi dal posto in cui l'incidente si verifica e del tipo e numero di strutture presenti. I feriti di questi eventi sono infatti in genere pazienti politraumantizzati, ovvero con più lesioni traumatiche a organi o apparati diversi, e l'ustione è spesso presente.
Perché è diverso da un'emergenza sanitaria comune?
Un mass disaster è un evento eccezionale e raro allo stesso tempo, ma che in genere impone una richiesta specialistica molto elevata, sproporzionata rispetto a quella richiesta dall'evento quotidiano.
Perché Crans-Montana è stato affrontato come un disastro di massa?
Il punto è proprio il sovraccarico sulle strutture sanitarie locali. Chiaramente in una località di villeggiatura come Crans-Montana, ma anche in tutta la Svizzera, non c'è un numero sufficiente di centri ustionai per prendere in carico centinaia di feriti. L'ustione è infatti una malattia rara che richiede strutture e figure altamente specializzate. Anche solo sette o otto ustionati gravi da gestire tutti nello stesso momento rappresentano un'emergenza sproporzionata rispetto alla norma.
Come si gestisce una situazione del genere?
In Europa la cura delle ustioni è centralizzata. Questo significa che esistono delle squadre specializzate in ustioni che possono eseguire procedure chirurgiche multidisciplinari di alto livello. In queste situazioni infatti la prima cosa da evitare è che si formino i colli di bottiglia.
Cosa significa?
Se ho decine di persone con ustioni gravi non posso mandarle tutte in un unico centro, perché per forza di cose non potrebbe occuparsene. Ecco perché la fase del triage è fondamentale: la squadra di specialisti sul posto stabilisce in base allo loro condizioni quali pazienti trasferire un centro specializzato in ustioni perché possono reggere un intervento e quali possono essere mandati in qualsiasi ospedale che gli possa fornire i supporti minimi.
A livello operativo come funziona?
Come successo subito dopo l'incendio di Crans-Montana, uno stato membro dell'Unione dell'Unione Europea invia una richiesta di assistenza di aiuto alla European Civil Protection Mechanism, che potremmo considerare una protezione civile che opera a livello europeo. Questa si mette in contatto con le Protezioni Civili dei vari Paesi per gestire l'invio di team specialistici, reperire i posti letto nei vari centri e organizzare il trasferimento dei feriti, ma anche per per predisporre le scorte di materiali, attrezzature ospedaliere e farmaci necessari.
Con Crans-Montana come si è stabilito quali Paesi avrebbero accolto i feriti?
Dopo il triage iniziale, si cerca di identificare i pazienti, dove è possibile. Quindi si decide di mandarli in questo o in quel centro in base ad esempio alla vicinanza rispetto al luogo dell'incidente o alle loro famiglie. L'obiettivo è evitare, se possibile, ulteriore stress alla famiglia.
Il Centro Ustioni che lei dirige è stato contattato?
Siamo stati contattati subito dalla Protezione Civile per creare la squadra da mandare sul posto, che era pronta il giorno stesso dell’incidente. A livello gestionale però è partita la squadra di Milano, mentre noi siamo rimasti come squadra di supporto e lo siamo tuttora.
Quali sono gli aspetti più critici in queste situazioni?
In una circostanza come questa la cosa più importante è avere a disposizione le terapie intensive, perché purtroppo spesso anche i polmoni sono compromessi. Questo è successo anche a Crans-Montana dove purtroppo i ragazzi hanno respirato i materiali tossici che si sono sciolti durante l'incendio, come le schiume presenti nel soffitto: anche pochi minuti di inalazione di queste sostanze altamente tossiche possono compromettere seriamente i polmoni.
Per questo ora il problema più grave che avremmo con i ragazzi che abbiamo nei centri ustionati è che, anche se le ustioni vengono curate, i loro polmoni potrebbero non funzionare una volta staccati dalle macchine.
Non ci sono abbastanza rianimazioni?
Il punto è che gli ustionati gravi sono pazienti molto particolari, hanno bisogno di rianimazioni dedicate e completamente sterili. Infatti uno degli standard richiesti dalla Società europea delle ustioni (European Barn Association) è avere la rianimazione dedicata ai pazienti ustionati. Questo è fondamentale perché il loro sistema immunitario è molto compromesso. Dobbiamo infatti tenere a mente che la pelle è il nostro primo scudo contro il rischio infezioni.
Invece per quanto riguarda la gestione delle scorte di farmaci?
Anche questo rientra nella gestione del mass disaster. Ad esempio dell'ospedale di Genova abbiamo messo a disposizione le nostre scorte di bromelina, un enzima fondamentale nel trattamento d'urgenza delle ustioni, e le abbiamo subito mandate al Niguarda.
Tutto questo non succede casualmente, ma segue un programma europeo dettagliato elaborato dalla Società europea delle ustioni che da anni dispone la verifica dei centri ustionati presenti in Europa. L'obiettivo è definire gli standard di cura e assistenza e sostenere il massimo dell'efficienza nella gestione e trasferimento di pazienti, nel fornire le cure adeguate e nella gestione dei farmaci, perché sono molto specialistici.