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Covid 19
3 Agosto 2022
16:35

Perché Biden è di nuovo positivo al Covid dopo pochi giorni: cos’è il rebound e cosa lo provoca

A soli tre giorni dalla negativizzazione il presidente USA Joe Biden è tornato nuovamente positivo al coronavirus. Cos’è successo e cosa c’entra il Paxlovid.
A cura di Andrea Centini
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Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden, 79 anni, giovedì 21 luglio è risultato positivo al coronavirus SARS-CoV-2, sviluppando i tipici sintomi della COVID-19 in forma lieve: rinorrea (naso che cola), tosse, dolori muscolari, mal di gola, tosse secca e affaticamento. Dopo cinque giorni di riposo si è sottoposto al tampone ed è risultato negativo, raggiungendo l'agognata guarigione che gli ha permesso di tornare allo Studio Ovale della Casa Bianca. I suoi medici hanno tuttavia continuato a testarlo con i tamponi anche nei giorni seguenti e, dopo tre giorni di negatività, sabato 30 luglio è risultato nuovamente positivo, anche se stavolta senza sintomi. Per proteggere gli altri il presidente si è così posto di nuovo in isolamento, come prevedono le procedure dei Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie (CDC) degli Stati Uniti. Ma come ha fatto Biden a tornare nuovamente positivo dopo soli tre giorni? Come specificato dal suo medico personale Kevin O'Connor in una nota della Casa Bianca, si è molto probabilmente trattato di un caso di “rebound”, legato al trattamento antivirale col Paxlovid cui è stato sottoposto. Ecco di cosa si tratta e perché può verificarsi questo "effetto rimbalzo".

Come funziona il Paxlovid

Trattandosi di una persona anziana e a rischio di progredire verso la forma grave della COVID-19, Joe Biden è stato sottoposto alla terapia con Paxlovid, la “pillola anti Covid” di Pfizer che si basa su due principi attivi: l'inibitore della proteasi nirmatrelvir, sviluppato per bloccare la proteasi principale del coronavirus SARS-CoV-2; e l'inibitore di un enzima epatico (il CYP3A) chiamato ritonavir, che potenzia l'azione dell'inibitore della proteasi. L'azione sinergica di questi farmaci, in parole semplici, blocca la replicazione del patogeno pandemico con l'obiettivo di neutralizzarlo. Il trattamento approvato anche dall'Agenzia Europea per i Medicinali (EMA) e dall'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) si basa su un ciclo di cinque giorni e può essere prescritto ai pazienti con COVID lieve o moderata con età superiore ai 12 anni, non ricoverati in ospedale (per l'infezione) e che hanno un rischio significativo di sviluppare la forma grave della malattia. Fra essi rientrano pazienti anziani come Biden, soggetti immunodepressi, affetti da obesità e / o altre comorbilità associate all'esito infausto.

Cos'è l'effetto rebound

Da quando il Paxlovid è stato approvato, i medici si sono accorti del suddetto effetto rimbalzo, cioè di un ritorno alla positività del paziente dopo un periodo di negativizzazione. Non a caso lo scorso 24 maggio i CDC statunitensi hanno pubblicato un avviso di allerta sanitaria – tecnicamente un Health Alert Network (HAN) Health Advisory – proprio per informare gli operatori sanitari, i dipartimenti di sanità pubblica e i singoli cittadini di questa eventualità. I CDC sottolineano che il rebound si verifica tra i 2 e gli 8 giorni dopo la prima negativizzazione, ma fortunatamente si manifesta o con sintomi lievissimi o assenza di sintomi. Ad oggi non sono noti casi gravi legati all'effetto rimbalzo. I CDC ricordano che fluttuazioni nella positività dei tamponi possono verificarsi indipendentemente dallo stato vaccinale e dal trattamento con Paxlovid, tuttavia i primi studi clinici condotti da Pfizer col farmaco hanno evidenziato tra l'1 e il 2 percento dei casi di rebound tra i volontari coinvolti.

Da cosa è provocato l'effetto rimbalzo

Il farmaco, come specificato, agisce bloccando la replicazione del virus attraverso una terapia della durata di cinque giorni, ma non è detto che questo intervallo di tempo sia sempre sufficiente a neutralizzare del tutto le particelle virali presenti nell'organismo. In parole semplici, durante il trattamento il farmaco può abbattere i livelli di virus nel paziente fino a non renderlo più rilevabile dal tampone, ma se una parte del patogeno sopravvive al ciclo di e continua a replicarsi, ecco che può "rispuntare" e tornare a essere rilevabile da un tampone oro-rinofaringeo. Si tratta comunque di un flebile riacutizzarsi dell'infezione, dato che, in base ai dati attuali, quella legata al rebound è comunque destinata comunque a sparire nel giro di qualche giorno.

Il dottor Paul G. Auwaerter, direttore clinico della divisione di Malattie infettive presso l'autorevole Scuola di Medicina dell'Università Johns Hopkins, in un'intervista al New York Times ha dichiarato che è improbabile che il presidente Biden si aggravi, proprio alla luce delle statistiche relative al rebound e al fatto che si è sottoposto a tutte le dosi di vaccino anti Covid previste per la sua età. Il medico ha paragonato l'assunzione del farmaco allo “spostare i pali della porta” nel corso di un'infezione, una metafora per dire che il Paxlovid sopprime il virus, ma può non eliminarlo del tutto. Proprio per questo molti esperti si stanno domandando se non possa essere utile allungare il trattamento con Paxlovid, aumentando i giorni della terapia. Su una cosa sono comunque tutti concordi: si tratta di un farmaco estremamente prezioso in grado di prevenire la malattia grave nei pazienti a rischio, pertanto continuano a raccomandarlo caldamente a tutti coloro per cui è previsto. L'effetto rimbalzo, del resto, stando ai dati disponibili ad oggi non ha gravi conseguenze e può essere visto solo come una fluttuazione della positività, che rientra rapidamente. L'unica vera conseguenza è la necessità di rispettare nuovamente l'isolamento, previsto per tutti i pazienti positivi al SARS-CoV-2.

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