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Cambiamenti climatici

Per la prima volta superato un riscaldamento di 1,5° C per 12 mesi consecutivi: quali sono i rischi

Con il dato di gennaio 2024 gli scienziati di Copernicus hanno confermato che, per la prima volta, sulla Terra la temperatura media è stata più calda di 1,5° C rispetto all’epoca preindustriale per 12 mesi consecutivi. Cosa significa e quali sono le conseguenze su umanità e ambiente.
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A cura di Andrea Centini
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Cambiamenti climatici

Da quando viene tenuta traccia della temperatura globale sulla Terra, per la prima volta sono stati registrati 12 mesi consecutivi con una media superiore a 1,5° C di riscaldamento rispetto all'epoca preindustriale. Ciò significa che, per un anno intero, la temperatura media sul nostro pianeta è stata al di là della soglia più virtuosa fissata con l'Accordo di Parigi sul Clima del 2015. All'epoca i Paesi firmatari fissarono come obiettivo principale quello di non superare i 2° C di riscaldamento, raccomandando tuttavia di fare il possibile per non oltrepassare 1,5° C. Successivamente gli scienziati sono giunti alla conclusione che, per evitare le conseguenze più drammatiche e irreversibili della crisi climatica in atto, il target da non abbattere sarebbe stato proprio quello di 1,5° C. Ora, per la prima volta, abbiamo la certezza che per un anno intero siamo andati oltre questo limite, finendo in uno scenario del tutto inedito per l'intera umanità e gli equilibri ambientali, sempre più precari. I rischi, avvertono gli esperti, sono potenzialmente catastrofici.

A confermare che abbiamo avuto un anno intero con una temperatura media superiore a 1,5° C rispetto all'epoca preindustriale (fissata nel periodo compreso tra il 1850 e il 1900) sono stati gli scienziati del Copernicus Climate Change (C3S), gruppo di ricerca dell'European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) cogestito dalla Commissione Europea e dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA). Dall'analisi statistica del set di dati inclusi nel database ERA5, legato a rilevazioni satellitari, stazioni meteorologiche, navi da ricerca, palloni aerostatici e altre fonti, si è giunti alla conclusione che gennaio 2024 è stato il mese di gennaio più caldo da quando viene tenuta traccia della “febbre” del pianeta, con una temperatura superficiale media di 13,14° C. Ha “bruciato” di 0,12° C il precedente record detenuto da gennaio 2020. La temperatura dell'aria superficiale nel mese appena concluso è stata di ben 0,70° C più elevata rispetto alla media storica di riferimento (il trentennio compreso tra il 1991 e il 2020) e, soprattutto, 1,66° C più calda della media registrata in epoca preindustriale. È stato dunque proprio gennaio 2024 a chiudere il cerchio dei 12 mesi con una temperatura media superiore a 1,5° C di riscaldamento.

Come riportato da Copernicus, l'anno in questione non abbraccia il periodo compreso tra gennaio 2023 a dicembre 2024, ma è sfalsato di 30 giorni, andando da febbraio 2023 a gennaio 2024. La media, come mostra il “cinguettio” di Copernicus su X, l'ex Twitter, nel corso di questo periodo è stata di 1,52° C più calda rispetto a quella del periodo 1850-1900. Come indicato, è la prima volta che ciò si verifica per 12 mesi consecutivi. La temperatura dell'aria superficiale tra febbraio 2023 e gennaio 2024 è stata anche più alta di 0,64° C rispetto al medesimo periodo del trentennio 1991-2020. Si conferma dunque il trend assolutamente negativo, che ha visto il 2023 come l'anno più caldo di sempre, l'assaggio “di un futuro catastrofico” come l'ha definito Stephane Dujarric, il portavoce del segretario generale dell'ONU Antonio Guteress.

Con simili temperature, del resto, le conseguenze su salute, attività umane, biodiversità, produttività dei raccolti e tenuta degli ecosistemi sono semplicemente devastanti. Giusto per citare qualche esempio, con una temperatura media oltre 1,5° C  di riscaldamento si prospettano un significativo innalzamento del livello del mare a causa dello scioglimento dei ghiacci, in grado di far sparire sott'acqua intere regioni, città e isole; crollo dei raccolti; siccità estrema; perdita significativa della biodiversità, compresi gli insetti impollinatori; diffusione di malattie tropicali a causa dell'ampliamento dell'areale degli insetti vettori (zanzare in primis); migrazioni di massa senza precedenti a causa di intere regioni della Terra diventate invivibili; fenomeni meteorologici estremi sempre più intensi e frequenti; incendi mostruosi; ondate di calore mortali più durature; possibili guerre globali per risorse e territori.

Questi sono solo alcuni degli impatti che ci aspettano nei prossimi decenni se non taglieremo in modo drastico e rapido le emissioni di CO2 (anidride carbonica) e altri gas climalteranti, alla base del cambiamento climatico con cui ci stiamo letteralmente autodistruggendo. I dati forniti dagli esperti sono inequivocabili e se continueremo con l'inazione, la civiltà stessa come la conosciamo oggi rischia di sparire entro pochi decenni. Va tenuto presente che questi dati sono una media degli ultimi 12 mesi, ciò significa che la temperatura globale non è stata in ciascun mese superiore a 1,5° C. Secondo una previsione pubblicata dall'Imperial College di Londra su Nature Climate Change, potremmo raggiungere questa condizione ancor più preoccupante già nel 2029.

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