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Oggi la sonda Van Allen A in caduta verso la Terra: la NASA conferma il rientro incontrollato

La sonda Van Allen A della NASA è in caduta verso la Terra oggi, 10 marzo 2026, quasi 14 anni dopo il lancio. Il rientro nell’atmosfera è previsto intorno alle 19:45 EDT (00:45 dell’11 marzo in Italia), con un’incertezza di ±24 ore.
A cura di Valeria Aiello
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La sonda Van Allen A della NASA in orbita attorno alla Terra. Il veicolo, lanciato nel 2012 per studiare le fasce di radiazione del pianeta, è oggi in rientro incontrollato nell’atmosfera / Credit: NASA
La sonda Van Allen A della NASA in orbita attorno alla Terra. Il veicolo, lanciato nel 2012 per studiare le fasce di radiazione del pianeta, è oggi in rientro incontrollato nell’atmosfera / Credit: NASA

La sonda Van Allen A della NASA è in caduta incontrollata verso la Terra, quasi 14 anni dopo il lancio. L’agenzia spaziale ha confermato che il veicolo dovrebbe rientrare nell’atmosfera terrestre oggi, martedì 10 marzo 2026, intorno alle 19:45 EDT (quando in Italia saranno le 00:45 della notte dell’11 marzo), con un’incertezza di ±24 ore.

La NASA, che sta monitorando il rientro insieme alla US Space Force, prevede che la maggior parte della navicella, del peso di circa 600 chilogrammi, brucerà durante l’attraversamento dell’atmosfera terrestre, anche se alcuni componenti potrebbero sopravvivere al rientro. Il rischio di danni per le persone a terra è comunque considerato molto basso, circa 1 su 4.200.

In un comunicato ufficiale, la NASA ha spiegato che la sonda Van Allen A e la sua “gemella” Van Allen B ha raccolto “dati senza precedenti” sulle fasce di radiazione permanenti della Terra per quasi sette anni dopo il lancio, avvenuto il 30 agosto 2012. Originariamente progettate per una missione di due anni, le due sonde hanno continuato a operare molto più a lungo, permettendo agli scienziati di studiare come le particelle cariche vengano intrappolate, accelerate e disperse all’interno di queste regioni dello spazio.

La missione Van Allen Probes, gestita dal Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, si è conclusa nel 2019, dopo che “le due sonde avevano esaurito il carburante” e non erano più in grado di orientarsi verso il Sole.

Proprio alla fine della missione, nel 2019, le analisi indicavano che la sonda sarebbe rientrata nell’atmosfera terrestre solo intorno al 2034. L’attuale ciclo solare, però, si è rivelato molto più attivo del previsto: nel 2024 gli scienziati hanno confermato il raggiungimento del massimo solare, una fase caratterizzata da intensi eventi di meteorologia spaziale che hanno aumentato la resistenza atmosferica nelle orbite basse. Questo fenomeno ha accelerato il decadimento orbitale della Van Allen A, anticipandone il rientro di diversi anni rispetto alle stime iniziali.

La NASA e la Space Force continueranno a monitorare la traiettoria della sonda e aggiorneranno le previsioni sul rientro man mano che il veicolo si avvicinerà agli strati più densi dell’atmosfera.

Van Allen A: cosa succederà durante il rientro della sonda

La sonda Van Allen A ha una massa di circa 1.323 libbre (circa 600 chilogrammi) ed è progettata in modo che gran parte della struttura si disintegri durante il rientro atmosferico.

Durante il rientro, l’attrito con gli strati più densi dell’atmosfera genera temperature estremamente elevate, sufficienti a distruggere gran parte della struttura del veicolo spaziale. Secondo la NASA, la maggior parte della sonda brucerà durante la discesa, anche se alcuni componenti più resistenti potrebbero sopravvivere al rientro e raggiungere il suolo sotto forma di frammenti.

Il rientro dei satelliti e delle sonde non più operativi è un fenomeno relativamente comune nell’orbita terrestre bassa. Nel tempo, l’attrito con gli strati più esterni dell’atmosfera provoca infatti il progressivo decadimento orbitale dei veicoli spaziali, fino al loro rientro.

La missione Van Allen Probes e lo studio delle fasce di radiazione

Le sonde Van Allen A e Van Allen B sono state progettate per studiare le fasce di radiazione che circondano la Terra, regioni dello spazio in cui particelle cariche ad alta energia restano intrappolate dal campo magnetico terrestre.

Queste fasce, chiamate fasce di Van Allen in onore dello scienziato James Van Allen che le scoprì nel 1958, svolgono un ruolo fondamentale nel proteggere la Terra dalle radiazioni cosmiche, dal vento solare e dalle tempeste solari. Comprendere il loro comportamento è importante perché gli eventi di meteorologia spaziale possono influenzare satelliti, astronauti e infrastrutture tecnologiche sulla Terra, come comunicazioni, navigazione satellitare e reti elettriche.

Durante quasi sette anni di attività scientifica, la missione ha prodotto alcune delle osservazioni più dettagliate mai ottenute su queste regioni dello spazio. Tra le scoperte più importanti c’è l’identificazione di una terza fascia di radiazione temporanea, che può formarsi durante periodi di intensa attività solare.

I dati raccolti dalla missione continuano ancora oggi a essere analizzati dagli scienziati e contribuiscono a migliorare la comprensione e la previsione degli eventi di meteorologia spaziale e dei loro possibili effetti sulle infrastrutture tecnologiche e sulle missioni spaziali.

La sonda gemella Van Allen B non dovrebbe rientrare prima del 2030, rimanendo ancora per alcuni anni in orbita attorno alla Terra.

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