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Cambiamenti climatici

Novembre 2023 è il sesto mese consecutivo più caldo di sempre nell’anno più rovente della storia

Il nuovo bollettino di Copernicus conferma che anche novembre 2023 è stato il mese di novembre più caldo di sempre. Si tratta del sesto mese consecutivo a distruggere il precedente primato; ciò renderà l’anno corrente il più caldo della storia.
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A cura di Andrea Centini
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Credit: C3S/ECMWF
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Cambiamenti climatici

Com'era prevedibile dalla lunga e drammatica serie negativa inanellata nei mesi precedenti, anche novembre 2023 è risultato essere il mese di novembre più caldo di sempre, o meglio, da quando teniamo traccia delle temperature globali del pianeta. Se ciò non bastasse, è praticamente arrivata la conferma sul fatto che anche il 2023 diventerà l'anno più rovente da quando misuriamo la “febbre” della Terra. Ma non durerà a lungo, dato che le proiezioni dei modelli climatici non lasciano ben sperare sui record che ci attendono in futuro a causa del riscaldamento globale. Per incoronare – se così si può dire – novembre 2023 come il mese di novembre più caldo di sempre manca solo il comunicato ufficiale, che arriverà con la pubblicazione dei dati di dicembre all'inizio del 2024. Ma ormai non c'è più alcun dubbio sul nuovo, preoccupante primato.

Credit: C3S/ECMWF
Credit: C3S/ECMWF

A evidenziare una situazione sempre più complicata l'ultimo bollettino pubblicato dagli scienziati del Copernicus Climate Change (C3S), un gruppo di ricerca dell'European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) facente capo alla Commissione Europea e all'Agenzia Spaziale Europea (ESA). Per quanto concerne il mese corrente, la temperatura media globale dell'aria superficiale è stata di 14,22 °C, ovvero ben 0,85 °C più calda rispetto al trentennio storico di riferimento, compreso tra il 1991 e il 2020. Ciò ha reso novembre 2023 il più caldo mai registrato, con 0,32 °C in più rispetto al precedente primatista, novembre 2020. L'anomalia nella temperatura, cioè il divario rispetto alla media storica di riferimento, è stata pari a quella registrata a ottobre 2023 e di poco inferiore a quella di settembre 2023, quest'ultimo il mese col distacco più elevato rispetto alla media 1991-2020 (+ 0,93 °C).

Se si considera invece l'epoca preindustriale, antecedente alla mostruosa immissione di CO2 (anidride carbonica) e altri gas climalteranti in atmosfera, volano del cambiamento climatico di origine antropica, tale divario risulta ancor più significativo. Novembre 2023, infatti, è stato stato ben 1,75 °C più caldo rispetto alla media (stimata) rilevata per i mesi di novembre tra il 1850 e il 1900. Siamo oltre ¼ di grado in più rispetto al target più virtuoso fissato nell'Accordo di Parigi sul Clima del 2015, che prevede di mantenere il riscaldamento entro i 2 °C ma preferibilmente non oltre 1,5 °C (un target considerato ormai praticamente sfumato, che dovremmo superare già entro il 2029, secondo le indagini più recenti). A rendere questi dati ancor più preoccupanti, il fatto che novembre 2023 è stato il sesto mese consecutivo dell'anno ad aver stracciato i record di “mese più caldo di sempre”, a partire da giugno 2023, come evidenzia il chiaro e cristallino grafico sottostante pubblicato su X (ex Twitter) da Copernicus. Anche l'estate e l'autunno del 2023 sono state le rispettive stagioni più calde di sempre.

Queste temperature incredibilmente alte registrate mese dopo mese hanno una conseguenza inevitabile: rendere il 2023 l'anno più caldo di sempre. Come indicato, manca solo l'ufficialità. Al momento, come spiegato da Copernicus, da gennaio a novembre la temperatura superficiale dell'aria su tutto il pianeta risulta essere di 0,13 °C più calda rispetto al medesimo periodo di riferimento del 2016, attuale detentore del record di anno più rovente della storia. Rispetto alla media preindustriale (che considera sempre in cinquantennio 1850-1900), l'incremento della temperatura nei primi undici mesi dell'anno è di 1,46 °C. Secondo gli esperti, dicembre non sarà in grado di invertire questa tendenza e dunque all'inizio del 2024 il 2023 sarà "conclamato" ufficialmente il detentore del nuovo primato.

Credit: C3S/ECMWF
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“Il 2023 ha avuto sei mesi da record e due stagioni da record. Le straordinarie temperature globali di novembre, inclusi due giorni più caldi di 2 ºC rispetto a quelli preindustriali, significano che il 2023 è l’anno più caldo mai registrato nella storia”, ha sottolineato senza mezzi termini la dottoressa Samantha Burgess, vicedirettrice del Copernicus Climate Change Service (C3S). “Finché le concentrazioni di gas serra continueranno ad aumentare non possiamo aspettarci risultati diversi da quelli visti quest'anno. La temperatura continuerà ad aumentare, così come gli impatti delle ondate di caldo e della siccità. Raggiungere lo zero netto il più presto possibile è un modo efficace per gestire i nostri rischi climatici”, le ha fatto eco il dottor Carlo Buontempo, direttore del C3S.

Il riferimento della dottoressa Burgess è ai giorni venerdì 17 e sabato 18 novembre 2023, quando la temperatura media dell'aria superficiale globale è stata rispettivamente di 2,07 e 2,06° C più calda rispetto all'epoca preindustriale. È stata la prima volta in assoluto che si è registrata un'anomalia superiore ai 2 °C. Due giorni hanno un significato limitato nel contesto dei 12 mesi, ma sono un chiaro segnale della tendenza negativa verso la quale ci stiamo dirigendo: un riscaldamento di 2,7 °C entro la fine del secolo, se non taglieremo in modo netto e drastico le emissioni di carbonio. Ma come evidenziato da Buontempo, le temperature continueranno a salire fin quando le concentrazioni di CO2 e altri gas a effetto serra continueranno ad aumentare. Secondo un recente studio dell'ONU la produzione dei combustibili fossili sta raddoppiando invece di crollare, con tutto ciò che ne consegue. Questi dati drammatici sul mese di novembre più caldo sono stati diffusi durante la COP28 attualmente in corso a Dubai, dove tutto si sta facendo tranne che prendere decisioni drastiche, immediate e necessarie sul taglio delle emissioni, la più importante misura per scongiurare gli effetti più catastrofici e irreversibili della crisi climatica in corso.

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