Mistero sull’asteroide Ryugu: la scoperta di un minerale anomalo sorprende gli scienziati

L'analisi di frammenti dell'asteroide Ryugu, un gigantesco sasso spaziale da cui la sonda Hayabusa 2 della JAXA ha strappato un “morso” nel 2019, ha rilevato la presenza di un minerale che gli scienziati non avrebbero mai immaginato di trovare. Non a caso, in una dichiarazione pubblicata dall'Università di Hiroshima, il professor Masaaki Miyahara che ha coordinato la ricerca ha affermato che è stato come trovare il seme di una pianta tropicale nel ghiaccio dell'Artico. Una metafora scelta non a caso, dato che il minerale anomalo, chiamato djerfisherite, non avrebbe dovuto esserci proprio per una questione di temperature.
Oltre all'ateneo della città giapponese, nota per essere stata la prima a essere colpita da una bomba atomica (sganciata dagli Stati Uniti), nell'affascinante scoperta sono stati coinvolti scienziati di diversi altri istituti nipponici: la Divisione di Scienze della Terra e dei Pianeti dell'Università di Kyoto; l'Istituto nazionale di ricerca polare di Tokyo; il Dipartimento di Geoscienze dell'Università Metropolitana di Osaka e altri centri. Il professor Miyahara, docente presso la Graduate School of Advanced Science and Engineering dell'Università di Hiroshima, ha analizzato a fondo diversi campioni riportati sulla Terra dalla sonda il 6 dicembre del 2020. La djerfisherite, così chiamata in omaggio allo scienziato americano Daniel Jerome Fisher che lavorava presso l'Università di Chicago, è stata rinvenuta all'interno di un piccolo granello (il numero 15 del campione C0105-042) sottoposto a microscopia elettronica a trasmissione a emissione di campo (FE-TEM).

Ma perché la djerfisherite non avrebbe dovuto trovarsi lì? La ragione, come indicato, è legata alle temperature. Questo minerale è un solfuro di ferro e nichel contenente potassio che, in genere, gli scienziati trovano in un tipo di meteoriti (a loro volta frammenti di asteroidi precipitati sulla Terra) chiamati condriti di enstatite. Queste sono piuttosto rare e risalgono al Sistema solare primordiale, circa 4,6 miliardi di anni fa. Si ritiene che si formarono a temperature superiori a 350 °C. Il problema è proprio questo; Ryugu non è una condrite enstatitica, ma una condrite CI formatasi in condizioni completamente diverse. Si ritiene infatti che Ryugu sia un pezzo di un corpo celeste molto più grande, da cui si staccò tempo fa. Questo corpo progenitore, secondo le analisi degli esperti, conteneva ghiaccio d'acqua, anidride carbonica e altri composti. Si sarebbe formato nelle più fredde regioni esterne del Sistema solare. In alcuni milioni di anni, il decadimento dei suoi elementi radioattivi avrebbe fatto fondere i ghiaccio e creato un ambiente acquoso, ma la temperatura non avrebbe mai superato i 50 °C.
La composizione di Ryugu, in cui sono stati trovati anche composti organici come l'uracile, sarebbe stata influenzata proprio dall'esposizione a questo peculiare ambiente del corpo progenitore; proprio per questo il minerale non dovrebbe trovarsi su di esso. I ricercatori ritengono che simili condizioni non possono essere associate alla formazione della djerfisherite, che necessita di temperature molto più elevate. Dunque, cosa potrebbe essere accaduto? Secondo Miyahara e colleghi, il peculiare minerale possa essere arrivato su Ryugu a seguito dell'impatto di una condrite di enstatite, oppure potrebbe essersi formato all'interno di fluidi contenenti potassio e solfuri di ferro-nichel in una regione localizzata del sasso spaziale, dove teoricamente le temperature avrebbero potuto superare i 350 °C. Ma si tratta solo di ipotesi; probabilmente non sapremo mai come questo raro minerale sia effettivamente finito sul grande asteroide, che ha un diametro di poco inferiore a 1 chilometro. I dettagli della ricerca “Djerfisherite in a Ryugu grain: A clue to localized heterogeneous conditions or material mixing in the early solar system” sono stati pubblicati su Meteoritics and Planetary Science.