Mistero nel bosco: i cervi rilasciano scie luminose ultraviolette mai viste prima

I ricercatori hanno scoperto che i cervi rilasciano nei boschi misteriose scie luminose di segnali ultravioletti (UV), assieme ai ben noti segnali odorosi legati allo sfregamento dei palchi e all'urina. Sono invisibili all'essere umano, ma è stato dimostrato che gli occhi dei cervi sono in grado di percepire la fotoluminescenza ultravioletta proprio perché risultano più sensibili alle lunghezze d'onda corte. Nella retina, infatti, questi animali hanno due tipologie di coni, ovvero le cellule che permettono di vedere i colori: gli SWS (short-wave sensitive), sensibili al blu e al vicino UV (450–460 nanometri), e gli MWS (middle-wave sensitive), che sono invece sensibili al verde (537 nanometri). Ora sappiamo che la capacità di rilevare gli ultravioletti è particolarmente importante nella comunicazione tra i cervi, dato che rilasciano specifici segnali luminosi a queste lunghezze d'onda. È una cosa che non era mai stata documentata prima per un mammifero. Di fatto, la foresta si trasforma in un tripudio di odori e luci che forniscono informazioni preziose su chi li ha lasciati. Non è ancora stato determinato con esattezza il ruolo di queste scie ultraviolette, che risultano più visibili nella luce crepuscolare dell'alba e del tramonto; tuttavia, sembrerebbe avere a che fare con la riproduzione.
A scoprire che i cervi rilasciano queste misteriose scie di segnali ultravioletti è stato un team di ricerca statunitense guidato da scienziati della Scuola di Scienze Forestali e Naturali “Daniel B. Warnell” dell'Università della Georgia, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Laboratorio di Scienze della Visione del Dipartimento di Psicologia. I ricercatori, coordinati dal dottor Daniel R. DeRose-Broeckert, poiché erano a conoscenza del fatto che i cervi potevano vedere i segnali ultravioletti, si sono chiesti anche se fossero in grado di rilasciarli. Così hanno condotto uno studio nella foresta Whitehall, nei pressi delle contee di Clarke e Oconee. È un territorio di circa 340 ettari dove vivono numerosi cervi, in particolar modo cervi dalla coda bianca o cervi della Virginia (Odocoileus virginianus). Questa specie è balzata agli onori della cronaca più volte durante la pandemia di COVID-19 a causa del fatto che moltissimi esemplari (circa l'80 percento di quelli analizzati) sono risultati positivi al coronavirus SARS-CoV-2, per via delle numerose interazioni con gli esseri umani. Ha fatto il giro del mondo anche il video di una mamma che aiuta il suo cerbiatto ad attraversare la strada.
Per determinare la capacità del rilascio di questi segnali, il dottor DeRose-Broeckert e colleghi si sono addentrati nella foresta con torce ultraviolette. Le hanno puntate sui classici segnali comunicativi dei cervi, come lo sfregamento dei palchi e le raschiature sulle piante, oltre che sull'urina, rilevando picchi di luminosità alle lunghezze d'onda di 365 e 395 nanometri. In sostanza, i cervi producono fotoluminescenza assieme ai segnali visivi e odorosi, che diventano molto evidenti nell'ambiente al tramonto e all'alba, quando questi animali sono più attivi. Secondo i ricercatori, la capacità di rilasciare scie ultraviolette potrebbe rappresentare un segnale visivo che rafforza la comunicazione olfattiva. Le sostanze coinvolte potrebbero essere la lignina presente nelle piante, esposta durante gli sfregamenti; i fenoli e i terpeni rilasciati dalle ghiandole frontali e presenti nel velluto (lo strato di pelle che avvolge i palchi) strappato mentre gli animali si strofinano sulle piante; e le porfirine e gli amminoacidi nell’urina. Tutte queste sostanze, infatti, brillano agli ultravioletti.

È interessante notare che la maggiore irradiazione di queste scie luminose è stata osservata in corrispondenza dell'aumento dei livelli ormonali nei cervi; pertanto, si ritiene possa esservi una correlazione tra la fotoluminescenza e la stagione riproduttiva. Forse si tratta di un altro “biglietto da visita” per i partner, da esibire insieme alle fonti odorose e alle manifestazioni di forza e buona salute, soprattutto da parte dei maschi. Ma prima di giungere a una conclusione, i ricercatori dovranno condurre ulteriori indagini approfondite. Ciò che è certo è che i cervi vedono il mondo con occhi molto diversi dai nostri. I dettagli della ricerca “White-tailed Deer Signpost Photoluminescence” sono stati pubblicati su Ecology and Evolution.